In Italia dal primo marzo al 30 aprile 2020 si sono registrati oltre 47mila decessi in più rispetto a quelli attesi, un vero e proprio boom, di cui ben l'84% è stato raggiunto nelle regioni del Nord a causa dell'emergenza Coronavirus. È questa la fotografia scattata dall'Inps nello studio "Analisi della mortalità nel periodo di epidemia da Covid-19", che è stato pubblicato oggi e che mostra quale sia stato l'impatto della pandemia sulla mortalità nel nostro Paese. Così, è emerso, mentre tra gennaio e febbraio i morti sono stati 114.514, ovvero 10.148 in meno rispetto ai 124.662 attesi, tra marzo e aprile i decessi sono stati 156.429, ovvero 46.909 in più rispetto a quelli attesi, un aumento record di cui fanno parte 27.938 vittime dichiarate dell'infezione da Coronavirus. Ciò significa, spiega l'Istituto, che "tenuto conto che il numero di decessi è piuttosto stabile nel tempo, con le dovute cautele, si può attribuire una gran parte dei maggiori decessi avvenuti negli ultimi due mesi, rispetto a quelli della baseline riferita allo stesso periodo, all'epidemia".

Al Nord decessi giornalieri raddoppiati a causa dell'epidemia

L'inversione di tendenza riguarda tutto il territorio nazionale, ma nelle regioni del Nord si è avuto quasi un raddoppio del numero giornaliero dei morti durante i mesi del lockdown. La distribuzione per classi di età evidenzia un aumento del numero dei decessi giornalieri per tutte le fasce. In particolare, al Nord nelle fasce 70-79 e 80-89 raddoppiano quasi il numero dei decessi mentre nel Centro-Sud l’aumento è decisamente contenuto. Nello specifico, i decessi in più rispetto ai 27.938 registrati per Covid si concentrano nel Nord con 18.412 sui 18.971 in più totali rispetto ai quasi 28.000 accertati da Coronavirus. "La distribuzione territoriale dei decessi – aggiunge la ricerca – è strettamente correlata alla propagazione dell'epidemia e la maggiore mortalità registrata degli uomini rispetto alle donne è coerente con l'ipotesi che la sovra-mortalità sia dovuta a un fattore esterno, in assenza del quale una eventuale crescita di decessi dovrebbe registrare delle dimensioni indipendenti sia dal territorio che dal sesso".

Nelle province di Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi e Piacenza +200% di morti

Secondo l'Inps, nel Nord Italia i decessi sono aumentati dell'84% rispetto alla media degli anni precedenti a fronte di un aumento del 11% al Centro e del 5% al Sud. L'Istituto rileva inoltre che le province di Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi e Piacenza presentano tutte una percentuale di decessi superiore al 200% e che quasi tutto il nord-ovest dell'Italia ha un incremento dei decessi superiore al 50%. Nel Sud, la Puglia, che è stata la regione interessata dai maggiori rientri dal Nord alla vigilia dell’uscita del Dpcm del 9 marzo, è quella che evidenzia un maggiore incremento della mortalità. Interessante, sempre secondo lo studio dell'Istituto, è il caso del Veneto che, nonostante abbia avuto a febbraio un focolaio di epidemia da Covid-19 come in Lombardia, "ha saputo contenere la propagazione grazie ad un approccio sanitario diverso rispetto a quello lombardo", con una conseguente mortalità di molto inferiore rispetto a quella Lombardia. Nelle zone più colpite dall'epidemia, infine, si registra un’età media al decesso di 81,5 (78,5 anni per i maschi e 85,1 per le femmine). La percentuale di donne è risultata del 44,5% mentre nello stesso periodo riferito alla baseline risulta del 53,8%, a conferma che il virus colpisce maggiormente gli uomini.