L’ingegnere che fa le rilevazioni sulla frana a Niscemi: “Rischio crollo imminente anche per edifici storici”

È una voragine nel vuoto quella che spacca Niscemi a metà. Nella notte tra domenica e lunedì la terra ha ceduto portando con sé un intero paese. Una croce segna la fine di ciò che è ancora intatto e l’inizio del baratro: 40 metri più in basso macchine, pezzi di arredamento, terra e macerie.
In fila i circa 1500 sfollati provano a recuperare i loro oggetti personali più importanti, entrano ad uno ad uno nella zona designata come rossa che rischia di franare nelle prossime ore, fino ad arrivare nelle proprie case che con ogni probabilità finiranno nel buco nero dove ieri all’alba è già finito metà del quartiere popolare Sante Croci.
Qui l’ingegnere ambientale Gianfranco Di Pietro, accorso come volontario lunedì all’alba, non smette un attimo di lavorare: rilevazioni, calcoli e previsioni. L’abbiamo incontrato e intervistato sulla situazione e sul futuro di questo paesino dell’entroterra siculo, arroccato su una terra che crolla.
Cosa è successo esattamente tra il 25 e il 26 gennaio e qual è stata la causa scatenante di questa frana?
"Sulla causa scatenante al momento non abbiamo elementi tecnici per poterne identificare una certezza. È ovvio che si trattava di un versante instabile, si sapeva che era instabile, ma non si pensava fosse così vasto e grosso questo fronte. C'erano delle zone già segnalate come a rischio, ma ci sono state aperture anche in aree che non erano mai state segnalate come tali. Poi, è ovvio che gli inneschi di questi movimenti comunque sono determinati da tanti fattori; sicuramente le piogge negli ultimi giorni hanno dato un contributo, però al momento non posso dire con certezza se si tratti di una causa specifica o di un'altra. Il problema adesso è che l’entità del danno è molto peggio rispetto alle previsioni e agli studi precedenti che erano stati fatti, come vastità, come dimensioni e come, ovviamente, danni al centro abitato".
C'erano stati dei segnali nei giorni precedenti o la terra si è aperta all'improvviso?
"Segnali evidenti no. Nell'arco di due ore la terra si è aperta laddove non si pensava si dovesse aprire. E nella giornata di lunedì, la notte tra domenica e lunedì, il movimento è stato ancora più ingente, quindi è andata giù per 30-40 metri in alcuni punti. Nel 1997, quando c'è stata un'altra frana sempre in quella zona, i movimenti erano dell'ordine di uno o due metri. Qua siamo a cinque volte quello che è successo nel '97 come movimenti verticali. Quindi siamo andati ben oltre il prevedibile, purtroppo".

Quante persone sono state evacuate in questo momento?
"Il numero esatto non ce l'abbiamo perché queste sono zone densamente abitate, si tratta di un quartiere popolare e storico della città. Però si ragionava sul migliaio di persone come ordine di grandezza. La maggior parte di loro, però, pur senza ordini di evacuazione e prese dal panico, sono spontaneamente evacuate".
Il rischio per le abitazioni qual è adesso?
"Al momento ci sono le abitazioni sul ciglio di questo nuovo taglio che sono in pericolo di crollo imminente. Poi man mano che ci si allontana dobbiamo capire quando questo fenomeno si assesti, si fermi. Ci sarà da capire se ci saranno delle decisioni da prendere in merito agli edifici che non sono crollati in questi giorni. Decisioni che sono dell'ordine di abbatterli addirittura, oppure metterli in sicurezza, ma è ancora presto per poter dire come, quali e perché. Però il rischio, come ieri stesso Cocina (capo della Protezione Civile Regionale) ha dichiarato, è che ci sono degli immobili che non ci saranno più: o cadranno da soli o per mettere in sicurezza il versante e togliere il carico dal fronte dovranno essere abbattuti. Quelli più vicini al ciglio sono più a rischio e tra quegli immobili ci sono immobili vincolati dalla Soprintendenza che sono lì da due secoli. Non stiamo parlando di case costruite dove non dovevano stare, questo ve lo dico seriamente: stiamo parlando di quartieri storici".
In questo momento la terra continua a muoversi?
"Sì, comunque non possiamo dire che sia ferma. Ovviamente, il picco del movimento si è registrato la notte di domenica, però già stamattina c'erano continui piccoli movimenti. Non è ancora una situazione stabile o terminata".
Cosa potete fare per evitare che la situazione peggiori con la pioggia prevista per mercoledì?
"Noi siamo dei tecnici volontari, ingegneri del territorio che vivono qui e stiamo dando un supporto tecnico a chi viene e magari non conosce la zona: i geologi della Protezione Civile, i Vigili del Fuoco. Quello che possiamo fare al momento è evacuare in maniera precauzionale e attendere di avere un'idea più chiara sia del fenomeno che del suo dinamismo. Dopodiché si comincerà a ragionare su che tipo di interventi o valutazioni economiche fare, perché non abbiamo idea al momento neanche di una stima dei danni, perché il fenomeno è ancora in corso. In città l'ansia è molto elevata perché chi ha traslocato stanotte ha paura di non rivedere più la propria casa".

Ciò che è successo a Niscemi è un caso isolato o lo specchio di una vulnerabilità diffusa nel territorio siciliano?
"È un grosso caso, ma purtroppo è risaputo che tutto il territorio siciliano soffre queste cose. Se lei guarda le statistiche ISPRA (Istituto Superiore Per la Ricerca Ambientale) ci sono percentuali di territorio non indifferenti già oggetto di controlli e a rischio. Il caso di Niscemi è tra i casi più importanti anche a livello internazionale e geologico come estensione e gravità. Il cambiamento climatico poi accelera questi processi. Si dovrà ripensare l'urbanistica delle nostre città".
C'è supporto e interesse mediatico?
"Ricevo telefonate anche dall'estero. In Italia una delle poche cose che funziona bene è la Protezione Civile: dopo già 4 ore erano qui ad aiutarci. Ci siamo sentiti confortati nel vedere che subito si sono mosse le persone che si dovevano muovere. Ora serve solidarietà anche psicologica. Ma soprattutto speriamo arrivino aiuti economici importanti, non come quelli visti ieri (33 milioni per tutta la Sicilia), perché qua i numeri purtroppo sono di ordini di grandezza ben diversi".