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25 Novembre 2021
16:19

L’inferno di Patrizia tra le mura di casa: “Sono salva grazie al racconto di altre sopravvissute”

Patrizia Cadau è una sopravvissuta. Vittima per anni di violenza domestica, oggi racconta il suo passato: “Per fermare la violenza, bisogna parlare a voce alta”
A cura di Lisa Ferreli
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 "La violenza domestica è come un piccolo campo di concentramento in miniatura: sei isolata, brutalizzata con il linguaggio, ti viene tolta la tua libertà e inflitta cattiveria gratuita senza sapere il perché; sei dissociata, provi a giustificare quelle ‘sfuriate', a convincerti che va tutto bene ma in realtà, quello che stai vivendo, è l'inferno". Patrizia Cadau, pedagogista di 45 anni, è una sopravvissuta. Vittima di maltrattamenti da parte dell’ex marito tra il 2012 e il 2017, da alcuni anni ha scelto di mostrare i segni della violenza subita, di raccontare il passato e il presente di una donna che sceglie di denunciare – il suo processo è ancora in corso – un uomo violento. "Mi è costato tanto, ma ero stanca di sentir parlare di violenza nel modo sbagliato", spiega. "Io mi sono salvata grazie al racconto di altre donne sopravvissute, rivenendo nello scenario che descrivevano, il mio scenario". Per questo, raccontare diventa "necessario": "Parlo perché altre donne ascoltino e si rendano conto che la colpa, non è loro".

In un'Italia dove la violenza maschile uccide una donna ogni tre giorni, i numeri parlano di un'emergenza sociale e culturale che sembra non avere fine. Nei giorni scorsi, il presidente del Consiglio Mario Draghi ha ribadito che "la tutela delle donne è una priorità assoluta per il governo, che intende affrontare l'odioso problema della violenza di genere in tutti i suoi aspetti, dalla prevenzione al sostegno alle vittime". Una dichiarazione dissonante se confrontata con l'altrettanto recente immagine della ministra per le pari opportunità Elena Bonetti che alla Camera discute la mozione contro la violenza sulle donne con soli 8 deputati presenti su 630. "Negli anni la sensibilità verso le problematiche legate alla violenza di genere è cresciuta, ma resta ancora tutto un lavoro culturale e sociale da fare per scardinare gli stereotipi che continuano ad alimentare la violenza", spiega sempre Cadau.

"Denunciate, parlate a voce alta"

"Invito a denunciare, a raccontare: è l'unica arma contro la violenza e contro il perpetrarsi degli abusi; troviamo la forza per fermare la violenza parlando a voce alta, perché le cose dette non volano via, stanno lì ed è responsabilità degli altri occuparsi di queste parole", conclude Patrizia Cadau, che aggiunge: "È necessario tutelare maggiormente le donne che scelgono di denunciare e fare in modo che ottengano la giustizia che meritano, ovvero che la società tutta riconosca che hanno subito un'ingiustizia e vi si stringa attorno tendendo le mani e ribadendo la propria solidarietà; perché la violenza maschile, come dice il termine, non è mai responsabilità della donna".

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