L’indagine su Multiversity per corruzione: avrebbe fatto pressioni sulla ministra Bernini e sui giornali
Sono due le indagini della Procura della Repubblica di Napoli che vedono come indagati i vertici di Multiversity, la società proprietaria dell'università telematica Pegaso. Una riguarda le presunte pressioni che il presidente del gruppo, Fabio Domenico Vaccarono, e una parte del suo staff avrebbero esercitato nei confronti della ministra dell'Università Anna Maria Bernini, per il tramite del noto faccendiere Luigi Bisignani, affinché "prorogasse la disciplina ‘eccezionale'" per "l'espletamento degli esami a distanza" che era stata prevista durante l'epidemia di Covid anche in periodo di normalità. L'altra, invece, riguarda una presunta corruzione nei confronti di editori e direttori di giornali affinché non venissero pubblicati articoli che potessero in qualche modo danneggiare l'immagine dell'ateneo. Fra queste testate ci sarebbe, secondo i pm, anche Fanpage.it.
L'indagine sugli esami a distanza
Partiamo dall'inizio. Nel periodo del Covid, vista l'impossibilità di svolgere gli esami universitari in presenza, era stata prevista una specifica disciplina che ne permetteva lo svolgimento a distanza. demandando "al personale amministrativo la visione, la validazione e anche la verbalizzazione delle tracce audio/video delle singole prove d’esame". In sostanza, non era necessaria durante la fase di controllo la presenza del docente. Secondo i pm Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock e Francesca Paola Colonna Romano, coordinati dai due aggiunti Sergio Ferrigno e Sergio Amato, l'università telematica Pegaso avrebbe avuto interesse affinché tale disciplina, ideata in un momento di evidente eccezionalità, restasse in vigore anche successivamente. Per questo motivo Vaccarono avrebbe fatto pressioni, con l'aiuto di Bisignani, già noto alle cronache per le sua attività di faccendiere, sulla ministra Bernini affinché prorogasse quelle modalità di svolgimento degli esami. Da registrare, però, che né Bisignani né Bernini sarebbero iscritti nel registro degli indagati.
La presunta corruzione ai giornali
L'altro filone d'indagine riguarda, invece, l'ipotesi avanzata dalla procura partenopea dell'esistenza di una "associazione a delinquere con lo scopo di commettere una serie indeterminata di corruzioni tra privati, di istigazioni alla corruzione e, ove necessario, di estorsione" al fine di condizionare, di fatto, la stampa a favore dell'ateneo multimediale. Quello che i pm sostengono è che i vertici di Multiversity abbiano fatto pressioni sugli editori e i direttori di diversi giornali italiani affinché venissero preventivamente avvisati di eventuali notizie negative nei loro confronti. In soldoni: l'università avrebbe vincolato l'acquisto di spazi pubblicitari sulle testate alla possibilità di sapere in anteprima e, nel caso, controllare le notizie su di loro che venivano pubblicate.
Sono moltissimi gli editori coinvolti: Gedi (ex editore de La Repubblica e de La Stampa), Rcs (Corriere della Sera), Editoriale Domani (Domani), CiaoPeople (Fanpage.it), Seif (Il Fatto quotidiano) Piemme spa (concessionaria pubblcitaria de Il Mattino, il Messaggero, il Gazzettino e Leggo), CityNews (Today.it e tutti i dorsi locali), Il Foglio, la società editrice di Libero, quella de Il Sole 24Ore. Inoltre risultano indagati direttamente anche una serie di direttori di testata: Mario Orfeo, in qualità di direttore de La Repubblica fino a luglio scorso; Francesco Cancellato, direttore di Fanpage; Andrea Malaguti, ex direttore de La Stampa, Claudio Cerasa, direttore de Il Foglio e Peter Gomez, quale direttore de Ilfattoquotidiano.it.
La nota di Francesco Cancellato
"Multiversity, come buona parte delle grande aziende italiane, investe in pubblicità su Fanpage.it. – spiega Cancellato – Con tali aziende il giornale ha rapporti commerciali che non interferiscono con l’attività editoriale: ogni decisione che il giornale prende avviene nella più ampia indipendenza. Quando c’è una notizia ne verifichiamo la fondatezza e la rilevanza, cercando di dare voce a tutte le posizioni in campo. E quando questo interferisce con gli interessi dei nostri investitori pubblicitari, comunque manteniamo la nostra indipendenza, a costo di perdere ingenti investimenti, com’è più volte avvenuto nella storia del nostro giornale".
"La magistratura, in ogni caso, ha il dovere di indagare, e noi di metterci a piena disposizione delle loro indagini, certi della nostra estraneità alle accuse contestate e della nostra buona fede", conclude il direttore di Fanpage.it.