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Licenziato per una bestemmia: “Il pc si bloccava, ho chiesto scusa. Ora a 55 anni che faccio?”

Parla Franco, il lavoratore del call center di Bologna cacciato per un’imprecazione “contro il computer che non andava”. Proclamate sedici ore di sciopero. I sindcaati: “Si fa riferimento ad una norma penale risalente al 1930, pieno oscurantismo”.
A cura di Biagio Chiariello
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"Quel giorno per l’ennesima volta in questa azienda i sistemi non funzionavano, cadeva la linea, si bloccavano le pratiche, ho esternato bestemmiando contro i sistemi e contro il computer. Era presente una persona di Hera, che si è lamentata con i miei superiori". È il racconto di Franco, il lavoratore di Bologna licenziato per aver bestemmiato in uno scatto di rabbia mentre era in servizio nel call center di Covisian, gestito in appalto per Hera.

 Qualche giorno dopo mi è arrivata una lettera disciplinare in cui mi si contestava di aver bestemmiato. Io ho chiesto subito scusa, ho sottolineato che non si fa e che la mia imprecazione era dovuta al malfunzionamento del sistema“, spiega.

Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilco-Uil hanno annunciato un sciopero di 16 ore. I sindacati riconoscono l’errore del lavoratore, ma criticano l’azienda per il provvedimento considerato fin troppo drastico: "È inconcepibile togliere un posto di lavoro per un fatto del genere, il lavoratore ha indubbiamente sbagliato, ma la sanzione deve essere commisurata a buonsenso e proporzionalità e deve rispettare quanto previsto dal contratto nazionale".

Le sigle sindacali e le Rsu contestano il "riferimento nella contestazione disciplinare, da parte di Covisian, ad una norma penale risalente al 1930, quasi cent'anni fa, che fa tornare indietro il Paese a periodi bui di oscurantismo e quando lo Stato era confessionale", ma anche "il richiamo dell'azienda alla sanzione amministrativa per violazione del Codice penale da 51 e 309 euro quasi che la società potesse sostituirsi agli organi della Pubblica amministrazione", fa sapere l'agenzia Dire.

“Io non sono un ragazzino che bestemmia, sono una persona seria, non ho imprecato contro nessuno. Non hanno sentito ragioni e mi hanno detto che è una cosa che non possono far passare. In azienda si sta creando un clima di terrore. Io non sono tutelato dall’articolo 18 e questo fa il gioco dell’azienda. Io ho impugnato il licenziamento, perché credo che sia illegittimo: può succedere di perdere la pazienza, ma non si può non avere neanche un minimo di possibilità di rimediare. A loro non interessa capire con chi hanno a che fare, sono una multinazionale e per loro siamo numeri“, allarga le braccia Franco.

Oggi intanto intanto sono andate avanti le proteste in via di Corticella, a Bologna: domani sarà la stessa cosa. ‘Franco domani potresti essere tu', si legge in uno dei tanti cartelli. E ancora: ‘Santi e madonne lasciateli stare: la vera blasfemia è la vostra ipocrisia', o ‘Welcome to Covisian 1930 d.C.

“I miei ex colleghi mi stanno dando una solidarietà incredibile. Sono molto grato per questo e spero che questa vicenda si possa risolvere con un mio reintegro, anche se è difficile. Sono qui e cerco di lottare per questo”, spiega il protagonista della vicenda.

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