Se il numero dei casi sale, a preoccupare sono soprattutto i possibili contagi nella fascia anziana della popolazione. E le famiglie diventano il principale veicolo di circolazione del virus. Lo spiega bene in un'intervista sul ‘Corriere della Sera' Francesco Vaia, direttore sanitario dell'Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma: "Sono davvero molto preoccupato. Si iniziano a vedere i primi casi di giovani che contagiano genitori e nonni. In questa fase il rischio si nasconde proprio all’interno della famiglia".

"Ho il terrore di tornare alle condizioni critiche in cui eravamo a febbraio e marzo, quando cioè c'erano più ricoveri, più casi gravi e le terapie intensive rischiavano il collasso perché molti posti letto erano occupati", dice l'esperto.

Che l'età media dei contagi si fosse abbassata lo avevamo appurato nelle scorse settimane. Secondo l'epidemiologo "Prima si pensava che il Covid-19 non avesse presa su giovani e bambini. E invece ora questo virus ci sta dimostrando che non fa distinzione alcuna. Che ha modificato la carta d’identità del contagiato, abbassando l’età media dei malati ben al di sotto dei 34 anni. Non ha nessuna pietas. Colpisce tutti, indistintamente, soprattutto i più fragili, o chi soffre di altre patologie. E in questa fase si serve dei ragazzi, specie di quelli che frequentano la movida o che tornano dalle vacanze, e li usa come vettori della malattia".

Per Vaia "il più delle volte loro sono asintomatici o paucisintomatici. Credono di stare bene e invece inconsapevolmente infettano chi gli sta intorno e fanno ammalare le persone a cui vogliono bene".

Il consiglio è quindi quello di adottare precauzione anche in casa, evitando magari di dormire nella stessa camera o di utilizzare lo stesso bagno. Ma Vaia non vuole colpevolizzare i giovani: "Hanno dato ascolto a chi diceva: torniamo a ballare senza regole, tanto cosa vorrà succedere? Sono rimasti ‘vittime' di chi non ha voluto investire nella sicurezza. Ma ora serve una soluzione. E serve a monte".
Vaia non pensa a nuove restrizioni: "Il mio non è un ragionamento etico o morale, ma puramente tecnico e sanitario: sono stato da sempre un sostenitore del fatto che i giovani dovessero recuperare la loro socialità, dopo i duri mesi di lockdown ma adesso il ragionamento deve essere capovolto, perché i loro atteggiamenti si sono rivelati pericolosi".