Dopo la denuncia fatta da un'azienda concorrente nei confronti delle mascherine U-Mask secondo la quale i dispositivi delle star non avevano una capacità di filtraggio pari a quella dichiarata, è partita un'inchiesta per accertare l'effettiva conformità delle mascherine ai requisiti previsti per accreditarle come "dispositivi sanitari". Lo stop della messa in commercio delle mascherine U-Mask è una notizia di ieri ed è una scelta del Ministero della Salute: secondo l'accusa, sarebbero state verificate da un laboratorio che non è a norma. Il Ministero della Salute ne ha disposto il ritiro dal commercio, evidenziandone "potenziali rischi per la salute" derivanti "dall'assenza di un regolare processo valutativo".

L'azienda ha fatto sapere da una nota ufficiale che contesterà radicalmente il provvedimento. "Ci difenderemo nelle sedi opportune – fanno sapere i produttori della U-Mask tramite una risposta ufficiale- e lunedì 22 febbraio abbiamo intenzione di presentare alle Autorità nuove certificazioni di analisi eseguite da uno dei pochissimi laboratori accreditati. I risultati dei test confermano la capacità di filtrazione batterica superiore al 99%. U-Mask è un prodotto sicuro che non nuoce alla salute, ne difenderemo la validità in tutte le sedi opportune".

Nel frattempo si continua a indagare e si ipotizza il reato di frode in commercio a carico della U-Earth Biotech di Londra e della sede di Milano. Secondo l'azienda concorrente che per prima avrebbe fatto l'esposto, i filtri delle U-Mask garantirebbe un filtraggio di 150-200 ore tra il 70 e l'89%, molto diverso dal 98 – 99% dichiarato. Le mascherine risultavano, secondo i Nas di Trento, come dispositivi medici in base alle certificazioni di un laboratorio "privo di autorizzazione", sottoscritte da una persona senza laurea.