Dalle prime attività puramente criminali degli anni ’80 la ‘ndrangheta si è ormai fortemente radicata in Veneto mettendo le mani sia su una ampia fetta di attività illegali sia su quelle legali permeando in maniera estesa il tessuto socio economico della regione. A confermarlo è l’inchiesta “Taurus” condotta dalla Dda di Venezia e che ieri ha portato all’esecuzione di 33 ordini di custodia cautelare emessi dal gip nei confronti di altrettanti indagati accusati a vario titolo di associazione di tipo mafioso, traffico di stupefacenti, estorsione, rapina, usura, ricettazione, riciclaggio, turbata libertà degli incanti, furto aggravato, favoreggiamento, violazione delle leggi sulle armi, tutti reati commessi con le aggravanti mafiose.

Secondo l’attività investigativa del Ros dei Carabinieri, che ha portato a oltre cento avvisi di garanzia e al sequestro di beni mobili e immobili per un valore complessivo di oltre 3 milioni di euro, le cosche di ‘ndrangheta in Veneto hanno ormai interessi su uno sterminato catalogo di attività: dalle costruzioni edili e movimento terra all’impiantistica civile e industriale, dai servizi di pulizia all’affissione pubblicitaria, dal commercio di autovetture e materiali ferrosi ai trasporti su gomma. Tutte attività sostenute dai soldi provenienti da affari criminali come il commercio di droga ma anche da estorsioni, minacce e aggressioni ai danni di altri imprenditori.

Come scoperto dall’inchiesta, avviata per cercare un riscontro alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia su un traffico di stupefacenti, una cosca era radicata a Sommacampagna, in provincia di Verona, almeno dal 1981. Secondo gli investigatori, le ramificazioni della ‘ndrangheta al Nord avevano portato a ricostruire sul posto una completa struttura ‘ndranghetista, con suddivisione interna di compiti e riti di giuramento e affiliazione. “Questo conferma il carattere unitario della ‘ndrangheta. Le indagini hanno anche evidenziato concreti e puntuali elementi di pervicace capacità di intimidazione e conseguente assoggettamento delle vittime, realizzato attraverso la commissione, nel tempo, di un sistematico e rilevante numero di reati” spiegano i carabinieri del Ros.

Molte vittime si erano sottomesse ma alcune però avevano anche pensato di passare dall’altra parte diventando parte dell’organizzazione criminale. Esemplari i casi di imprenditori vessati che poi diventano parte del sistema malavitoso prestandosi a fatture false e assunzioni di comodo ma anche quella di un industriale che chiede aiuto per far picchiare il sindacalista che infastidisce la sua azienda.