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Il delitto di Cogne
19 Settembre 2020
11:57

L’avvocato Taormina dopo il pignoramento della casa di Cogne: “Ora dimentichiamo questa storia”

Dopo la notizia del pignoramento della casa dove nel 2002 si è consumato l’omicidio del piccolo Samuele, il famoso delitto di Cogne, parla l’avvocato Carlo Taormina, ex difensore di Annamaria Franzoni: “Non avrei nemmeno voluto che uscisse, preferirei che non se ne parlasse proprio più: non mi interessa nemmeno, per questo non la commento in alcun modo”.
A cura di Ida Artiaco
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"Non avrei nemmeno voluto che uscisse la notizia, preferirei che non se ne parlasse proprio più: non mi interessa nemmeno, per questo non la commento in alcun modo". Appare addolorato l'avvocato Carlo Taormina all'indomani della notizia del pignoramento della casa di Cogne dove nel 2002 è stato ucciso il piccolo Samuele. Il tribunale di Aosta ha infatti dato ragione all'ex legale di Annamaria Franzoni e ha respinto le richieste di sospensione dell'esecuzione immobiliare, avanzate dalla stessa Franzoni e dal marito Stefano Lorenzi. Il provvedimento è scattato a seguito del mancato pagamento a Taromina, da parte della sua assistita, delle parcelle per la difesa al processo per  l'omicidio del bambino. Franzoni, che ha già terminato di scontare la condanna a 16 anni, deve al suo ex legale oltre 275mila, saliti però ora a 450mila, tra interessi e rivalutazione, nell'atto di pignoramento. "Questa è una storia che mi ha causato troppi dolori, troppi dispiaceri. Per questo non mi piace parlarne, non fatemi aggiungere altro", ha detto ancora Taormina come riferisce La Repubblica.

Annamaria Franzoni credeva che l'avvocato l'avrebbe aiutata a titolo gratuito, e comunque non si aspettava di certo che il conto per averla difesa almeno fino ad una parte del processo di secondo grado per il delitto del piccolo Samuele fosse così salato. Alla villetta nella frazione Montroz lei, per altro, è sempre rimasta molto legata. Vi è tornata più volte dopo essere tornata in libertà al termine dei 16 anni di carcere a cui era stata condannata. Non ci viveva più, ma insieme al marito non ha mai pensato di venderla. Nel 2009, intorno a lei hanno costituito un fondo patrimoniale e sulla base di ciò hanno chiesto al giudice di bloccare il pignoramento della loro casa da parte dell'avvocato. In alrtre parole, la villa non avrebbe potuto essere oggetto di pignoramento perché all'interno di un fondo patrimoniale. Per il giudice chiamato a pronunciarsi sulla questione, invece, non è così. Come spiega sempre La Repubblica, per il magistrato di Aosta c'era un chiaro collegamento tra l'intento del fondo con quello dell'assistenza legale ricevuta al tempo da Taormina per dimostrare che entrambi avessero lo stesso scopo, legato ai "bisogni della famiglia".

Cosa succede ora? "La casa può andare all'asta perché la procedura con questa decisione non è stata sospesa – ha commentato Giorgio Taormina, che assiste il padre nel procedimento – ma se la controparte intende procedere ancora nel merito la causa potrà certamente andare ancora avanti, anche fino in Cassazione". Entro il 30 ottobre si discuterà della possibilità di vendere l'immobile.

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