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backstair / Shalom, la comunità degli orrori

Lavoro minorile, donazioni e finanziamenti pubblici: da dove arrivano i soldi della comunità Shalom

La comunità Shalom secondo le parole della sua responsabile Suor Rosalina Ravasio vive “soltanto di provvidenza”, ma nelle casse di Shalom arrivando soldi pubblici e soldi dei privati per il lavoro non retribuiti degli ospiti anche minorenni.
A cura di Backstair
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La comunità Shalom di Palazzolo sull’Oglio, in provincia di Brescia, al centro dell'inchiesta di Fanpage.it per il metodo applicato sui suoi circa 250 ospiti, fin dalla sua nascita vanta di autosostenersi e di non percepire in alcun modo fondi pubblici. Dopo aver acceso i riflettori sulle condizioni di vita al suo interno e aver mostrato alcune delle violenze che si consumano dentro la comunità fondata da Suor Rosalina Ravasio, il team d’inchiesta Backstair ha indagato su come realmente si sostiene quella che è stata considerata per anni un fiore all’occhiello delle comunità di recupero italiane.

Suor Rosalina Ravasio, che nel 1987 ha creato la comunità nelle campagne bresciane, ripete in continuazione che la Shalom si sostiene solo grazie alla “provvidenza”: “Non chiediamo una lira alle famiglie, non chiediamo niente allo Stato”, è il suo mantra. L'ultima volta che le sentiamo ripetere questo proclamo, la suora si trova nei locali dell’Università Bocconi di Milano, lo scorso 5 ottobre 2022 per ricevere il premio “Maestri della Responsabilità” per la comunicazione responsabile. È in quest’occasione che incontriamo alcune delle personalità del mondo delle istituzioni che si muovono attorno alla fondatrice di Shalom.

La viceprefetto e gli affari della suora

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A questo evento ci presentiamo nelle vesti di un finanziatore che vuole finanziare la Shalom. Qui la suora ci presenta una sua stretta collaboratrice, una persona fidata, che – ci anticipa la suora – lavora al ministero: “Sono un viceprefetto. Lavoro al ministero dell’Interno”, ci precisa la funzionaria pubblica. “Sono molto vicina a lei (a Rosalina Ravasio, ndr) perché nel periodo in cui sono stata a Brescia, ho conosciuto la comunità”, continua la nostra interlocutrice. La viceprefetto in questione sin dall’inizio degli anni Duemila ha ricoperto diversi incarichi nelle istituzioni della provincia di Brescia. Tra questi, la nomina a subcommissario del comune di Palazzolo sull’Oglio, dove sorge la comunità. È lei stessa a raccontarci come è entrata in contatto per la prima volta con Suor Rosalina: “Stavo commissariando un comune della provincia di Brescia e i ragazzi avevano organizzato uno spettacolo. Volli vedere di che cosa si trattava e conobbi questa suora, che mi invitò in questa realtà incredibile”, ci spiega. Questa viceprefetto, oltre a ricoprire un incarico pubblico di grande responsabilità, sottolinea di avere un ruolo preciso anche nella vita della Shalom: “Lei si affida a me per una serie di cose di carattere giuridico, tecnico-giuridico”.

Gli episodi dell’inchiesta

I finanziamenti pubblici

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Sotto il nome della Shalom convivono tre entità diverse, ma tutte fanno capo a Suor Rosalina Ravasio. La prima è quella delle Piccole Apostole, la congregazione laicale di Rosalina, a cui sono intestati i terreni su cui sorge la comunità; la seconda è la cooperativa Shalom Onlus, registrata come cooperativa agricola, che si occupa dei rapporti lavorativi dentro e fuori Shalom; poi c'è l'associazione Regina della Pace, che, invece, è l'associazione culturale utilizzata da Shalom soprattutto per percepire donazioni e finanziamenti.

Anche la viceprefetto non manca di sottolineare che “la suora vive solo di beneficenza, questa è una comunità che non usufruisce di nessun tipo di supporto statale, pubblico, provinciale, comunale. Niente”.

Analizzando i bilanci pubblici del comune di Palazzolo sull’Oglio scopriamo invece che la comunità Shalom risulta destinataria di diversi contributi nel corso degli anni. Il primo risale al 2012, quando all'associazione Regina della Pace arrivano 1.500 euro, per "attività di supporto per organizzazione interventi culturali"; nel 2013 nelle casse di Shalom sono finiti 12.200 euro per attività di supporto a manifestazioni sportive e culturali.

L'anno dopo, nel 2014, il comune ha stanziato 8mila euro sempre per attività culturali, come succede anche nel 2015 e nel 2018, quando la cifra è di 7mila euro ad anno. In totale, dunque, solo da questo comune la comunità di Suor Rosalina Ravasio ha ricevuto 35mila euro, tutti classificati come “contributi in ambito culturale”. Ma Palazzolo non sarebbe il solo comune a finanziare la comunità terapeutica di Rosalina Ravasio, perché anche altre cittadine del circondario – come Credaro, Roccafranca e Pompiano – hanno stanziato somme di denaro per Shalom, seppur in cifre minori, per un totale complessivo di 42.124 euro in poco meno di dieci anni.

Così come le numerose donazioni che la comunità riceve dai privati, in particolare negli eventi ospitati all'interno della struttura, nelle casse di Shalom finisce anche il 5×1000, sponsorizzato sul sito della comunità e su tutti i social di Shalom. Dal 2008 al 2021 – con adesioni in crescita – la realtà di Suor Rosalina ha percepito 274.741 euro, con picchi che superano i 25mila euro, come succede nel 2021.

Il ruolo degli imprenditori locali

Le entrate di Shalom, però, non si fermano ai soldi pubblici. Come ci spiegano alcune fonti qualificate, che hanno contribuito alla gestione della comunità nel corso degli anni, parte degli introiti sarebbe rappresentata da un giro di donazioni molto ampio. Un ex ospite, per anni vicinissimo alla suora, ci spiega: “Ho visto soldi che giravano. C’era uno schifo, perché lei dice che non prende gli aiuti dallo Stato. Altro che provvidenza. Ti parlo dell'azienda di uno degli imprenditori della zona, vicino alla suora, che fattura milioni di euro l'anno”. Fanpage.it ha raggiunto questo imprenditore che negli anni avrebbe finanziato assiduamente la comunità di Suor Rosalina, chiedendo un parere rispetto all’inchiesta che mostra le vessazioni dentro la comunità che finanzia: “Non conoscete la realtà”, afferma, senza rilasciare altri commenti quando chiediamo di farci capire meglio a cosa si riferisce.

Quanto si guadagna dal lavoro degli ospiti

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La “provvidenza” di cui parla la suora, però, non si esaurisce nelle donazioni. Parte delle entrate della comunità di Palazzolo consiste nel lavoro svolto dagli ospiti di Shalom per la cooperativa Shalom Onlus, registrata come cooperativa agricola. “Gli introiti arrivano dalla raccolta di stracci e ferro venduti a peso a Bergamo, dalle restaurazioni, dagli sgomberi e dai matrimoni che si svolgono a Villa Albarè. Qui tra bonifici e buste girano un sacco di soldi”, ci dice un ex ospite, che ci spiega la vita lavorativa dentro la comunità.

La parte più cospicua di questa fetta sarebbe però rappresentata dai lavori che si svolgono nei laboratori, che fruttano alla comunità migliaia di euro ogni anno. Dai bilanci della Shalom Onlus si legge che negli ultimi vent’anni il giro d’affari della cooperativa è molto elevato, superando i nove milioni di euro, di cui oltre cinque sono rappresentati dalla sola voce “ricavi vendite e prestazioni”.

Nel 2021, ad esempio, Shalom ha messo a bilancio sotto questa voce 198.021 euro, ma ci sono stati anni, come il 2007, in cui le entrate arrivavano anche a 384mila euro. Eppure bisogna specificare che la cooperativa in questione è una Onlus e in quanto tale ha l'obbligo di non creare profitto, per cui a queste entrate devono corrispondere altrettante uscite.

“Io le ho viste le cifre, li ho visti i soldi che arrivavano in comunità. Ed erano un sacco di soldi”, ci rivela un ex ospite che nella comunità rivestiva un ruolo di rilievo. “Dentro la comunità si producono per conto terzi guarnizioni e grucce”, come è chiaramente mostrato dai video ripresi all'interno della struttura. “Solo questo lavoro, sono 4-6mila euro a botta di commissione”, ci spiega ancora. “C’è anche da finirla con questa storia che la comunità è gratis, perché noi abbiamo lavorato per anni senza ricevere un soldo”, afferma un altro ospite rimasto dentro Shalom per quattro anni.

A 11 anni in laboratorio a lavorare alle guarnizioni

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Come affermano tutti gli ex ospiti che siamo riusciti a raggiungere, a rendere possibili queste cifre sarebbe proprio il lavoro dei ragazzi della comunità che non vengono retribuiti. Durante il periodo passato dentro la comunità assistiamo a una conversazione tra due ospiti che parlerebbero della mole ingente di lavoro cui sono sottoposte: “Di queste casse qua ne avevamo quattro. In più avevamo altri due bancali urgenti, quindi abbiamo dovuto fermare questo lavoro. E tutto questo lavoro doveva essere consegnato lunedì, e oggi è giovedì. Finiamo stasera”.

A lavorare a queste commesse, come si vede nei video, sono anche gli ospiti minorenni: “Dovevi lavorare per forza tutto il giorno. Ti mettevano a fare questi lavori manuali, guarnizioni o cinture e questo andava avanti per tutto il giorno. Mi è capitato di dover lavorare anche la sera e ricordo che c’erano queste guarnizioni in camera da fare”, ci dice Nicole Locatelli, ex ospite che all’epoca aveva 14 anni. “Lavori tutto il giorno e anche tutta la notte – afferma un'altra ex ospite, Sheila Gentile – guarnizioni o cinture, all’età di 16 anni. Lavoravi, lavoravi, lavoravi sempre”.

Serena Rentoni, che è entrata in comunità a 11 anni, ricorda il lavoro in laboratorio: “Stavo finendo la quinta elementare, ero in laboratorio in cui facevamo le guarnizioni, stai tutto il giorno lì a lavorare con la plastica”. Jason Mainetti afferma di aver iniziato a lavorare in comunità all’età di 12 anni: “C’erano ditte conto terzi che ci portavano all’interno dei prodotti. Ci ho lavorato quattro anni lì dentro, senza mai vedere un euro”.

Gli stipendi e le “donazioni” dei dipendenti

Un ex ospite ci spiega il meccanismo rodato su cui si regge il sistema Shalom: “Alcuni dei vecchi a un certo punto potevano essere assunti dalla cooperativa Shalom Onlus. Sono stato in comunità otto anni, negli ultimi due mi hanno pagato i contributi, ma per il resto non ho ricevuto nessuno stipendio, non vedevi niente, zero. Era volontariato”. Un altro ospite della comunità ci rivela che “quando arrivavi al quarto-quinto anno di comunità, la suora, se vedeva che ti impegnavi, decideva di assumerti come dipendente della cooperativa Shalom”. “Se vai a vedere sul bilancio figurano centinaia di migliaia di euro di stipendi, ma in realtà sono tutti soldi che rientrano dentro la comunità sotto forma di donazioni. Noi non abbiamo mai visto un soldo da lì”: diversi ex ospiti ed ex dipendenti ci confermano questo sistema.

Come si legge ancora nei bilanci, alla voce “salari e stipendi” risultano centinaia di migliaia di euro in uscita ogni anno. Backstair è riuscita a entrare in possesso di un documento esclusivo in cui si legge una dichiarazione della fondatrice di Shalom che confermerebbe questa prassi consolidata. Rosalina Ravasio, in qualità di responsabile della Comunità Shalom di Palazzolo sull’Oglio, dichiara che il dipendente in questione “è stato ospite per un programma di recupero” per il tempo in cui è stato in comunità “e in questo periodo non ha percepito alcun reddito. Quello risultante nel CUD è stato consegnato volontariamente dal sig. [omissis] alla Comunità Shalom per il suo mantenimento (vitto e alloggio)”.

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Eppure, gli ex dipendenti raccontano che sarebbe stata una scelta volontaria: "Non c’è nemmeno la mia firma su quel foglio", ci dice un ex ospite. Sebbene il soggetto in questione fosse dipendente della cooperativa Shalom, il timbro sul documento di cui siamo in possesso – siglato dalla responsabile Suor Rosalina Ravasio – è dell’associazione culturale Regina della Pace, l'altra faccia di Shalom.

Gli stipendi dei dipendenti, quindi, dalle casse della cooperativa confluirebbero in quelle dell’associazione, la stessa finanziata dagli enti pubblici di cui abbiamo parlato. Uno degli ex ospiti che ha trascorso molti anni nella comunità di Suor Rosalina Ravasio conferma: “Ho lavorato otto anni dentro la cooperativa Shalom, ma gli unici contributi che mi hanno versato sono stati per gli ultimi tre anni di lavoro, per di più per quel tempo risulta un part time. E gli altri cinque? Per fortuna avevo dei risparmi, perché ho dovuto sborsare oltre 35mila euro all'INPS per coprire quel buco. Eppure io ho lavorato tutti i giorni, a tempo pieno, ben oltre le 40 ore settimanali, per otto lunghi anni”.

Le altre donazioni dei familiari

Criticità sono state espresse anche sulle donazioni che arrivano da ogni dove. I familiari, che si recano in comunità per visitare i propri cari, ringraziano la suora con delle offerte, così come i gruppi di religiosi che vanno in gita alla Shalom o le parrocchie dove gli ospiti della comunità portano la loro testimonianza. Molte di queste donazioni avverrebbero tramite contante, ci assicurano più ex ospiti deputati a raccogliere i fondi per conto della comunità. Un'ulteriore conferma arriva anche da una delle associazioni che hanno collaborato per più tempo con la realtà di Suor Rosalina Ravasio. Marco Ferrari, fondatore di Oasi Mamma dell'Amore ONLUS, realtà lombarda da anni al fianco dei più bisognosi, è molto chiaro: “Come associazione da oltre venti anni aiutiamo come possiamo la comunità. In diverse occasioni abbiamo fatto delle donazioni alla Shalom, piccole donazioni, 500, mille euro. Come associazione abbiamo bisogno di una tracciabilità: se do anche solo 10 euro a Suor Rosalina, pretendo una ricevuta di cassa, ma siccome questo non avveniva, l’associazione ha iniziato a fare un bonifico bancario, che non era apprezzato. Mi ha chiamato il braccio destro di Suor Rosalina che mi suggeriva di ‘darglieli in mano’. Questo giro di contanti non l’abbiamo mai apprezzato come associazione”.

Da Taiwan con furore

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Se molte delle donazioni giungono da persone vicine alla comunità, ce ne sono altre che arrivano da molto lontano. Nel corso degli ultimi anni molti ex ospiti hanno visto entrare in più occasioni una delegazione di Taiwan. Il primo incontro si è tenuto nel maggio del 2021. Dopo quell'occasione il vescovo di Brescia invia una lettera all'ambasciatore di Taiwan presso la Santa Sede tessendo le lodi della comunità e aggiunge: "Sono a conoscenza del progetto di riqualificazione della ex scuola Mirasole in Palazzolo sull'Oglio che le è stato presentato e lo interpreto come ulteriore espressione della missionarietà della comunità stessa e delle finalità che persegue".

La struttura cui si fa riferimento sarebbe un fabbricato dismesso che la suora avrebbe preso in gestione con una concessione trentennale: "La suora lo chiese prepotentemente, perché il carattere è sempre stato quello e il sindaco Alessandro Sala, se non sbaglio, la concesse",  ha rivelato a Fanpage.it Giuliana Bertoli, assessore ai Servizi sociali del comune di Palazzolo sull’Oglio dal 1998 al 2002 e dal 2009 al 2011, con un intermezzo al Bilancio dal 2002 al 2004.

Nell’ottobre del 2021, l’ambasciatore di Taiwan presso la Santa Sede, Matthew Lee, è arrivato nelle campagne bresciane lasciando nelle mani di Suor Rosalina un assegno da 20mila euro, "con la finalità di contribuire a questa realtà che vive di generosità e provvidenza e alla quale desideriamo contribuire perché mantenga questo stile e missione nel tempo", si legge sui social della comunità, che ha riportato l'evento con una lunga diretta. I rapporti con Lee sono continuati nel tempo: nel novembre del 2022 l'ambasciatore è tornato a far visita alla Shalom e lo scorso marzo Suor Rosalina l'ha incontrato ancora, in occasione dei dieci anni del pontificato di Papa Francesco, quando una delegazione di Shalom è arrivata a Roma.

I lasciti testamentari

Alla comunità Shalom arriverebbero molti lasciti testamentari, come raccontato da più fonti. Durante la nostra infiltrazione, nell'ottobre 2022, essendo ormai tra le persone più fidate della suora, partecipiamo a una conversazione, poco prima che l'ultima messa del giorno abbia inizio. Suor Rosalina annuncia al parroco presente nella cappella della comunità il probabile arrivo di una nuova eredità per Shalom: "Forse, padre, ci regalano la casa del dottore [omissis]", esordisce la suora. Infatti, qualche tempo prima, un importante personaggio della provincia di Brescia è deceduto lasciando la propria casa alla domestica, ma promettendo a Suor Rosalina che un giorno quella proprietà sarebbe stata sua. Ma dopo qualche tempo i nipoti del defunto vorrebbero riappropriarsi dell'immobile. La suora pur di tenere fede alla promessa dello stimato professionista e amico della comunità, rivela al parroco di aver affidato questo incarico a un importante avvocato "amico dei giudici", che le è stato personalmente presentato da un ex pm di Brescia: "Dovesse essere la nostra, quella casa lì vale dai 300 ai 400mila euro. L'ho dato in mano all'avvocato e mi ha detto ‘suora, se ci sarà anche solo l'1% di un diritto legale, quella casa sarà sua'".  Con il ricavato di questa donazione, Suor Rosalina annuncia di voler fare beneficenza: "Se è di Dio, arriva", chiosa prima che il parroco inizi l'omelia.

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