“Coltello penetrato fino all’impugnatura, unico colpo fatale”: l’autopsia sul capotreno di Bologna

La lama di quattro centimetri è penetrata fino all'impugnatura perforando l'arteria polmonare e causando uno sversamento di sangue che ha portato al decesso in poco tempo. E' il risultato dell'autopsia effettuata sul capotreno di Bologna, Alessandro Ambrosio, 34 anni, ucciso il 5 gennaio mentre a fine turno stava andando a piedi al parcheggio riservato agli operatori.
Qui, secondo le ricostruzioni, avrebbe incrociato il 36enne senza fissa dimora Marin Jelenic, di origine croata. L'uomo è stato fermato per omicidio con l'aggravante dei futili motivi. Oggi, 9 gennaio, si terrà a Brescia, il territorio dove è stato fermato l'indagato, l'udienza di convalida, al termine della quale il gip ha convalidato il fermo. L'uomo quindi resterà in carcere.
L'esame sul corpo della vittima ha svelato che la morte è arrivata dopo una sola – violentissima – coltellata inferta alle spalle in maniera improvvisa. L'esame esclude segni di colluttazione, segno che si è trattato di un colpo veloce e mortale. "Una casualità" che "poteva succedere a qualcun altro da qualche altra parte, questo non ci rassicura", come ha sottolineato il questore di Bologna, Antonio Sbordone, nel corso di una conferenza stampa.
Sbordone ha anche ripercorso la storia di Jelenic, già noto alle forze dell'ordine per ubriachezza, porto di armi da taglio e armi improprie, oltre a resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. Pur avendo un foglio di via, il 36enne continuava a restare sul territorio italiano e soprattutto a frequentarne le stazioni: solo nel 2025 le segnalazioni si sono accumulate tra Milano, Pavia, Lodi, Reggio Emilia, Modena, Bologna e Udine. Fino alla sera del 6 gennaio quando avrebbe incrociato il capotreno e chiesto il telefono per fare una chiamata. Al suo rifiuto, lo avrebbe aggredito con violenza.
"Aveva un ordine di allontanamento, ma con una scadenza più lunga, insomma era ancora qua, ma se ne sarebbe andato se fosse stato identificato compiutamente, che non era facile, perché lui era privo di documenti prima che commettesse quello che ha commesso. Questo è in sintesi il problema", ammette il questore. Sulla vicenda indaga la squadra mobile sotto il coordinamento della Procura.
Il pubblico ministero Michele Martorelli ha affidato l’autopsia al medico legale Elena Giovannini. Al termine degli approfondimenti la salma verrà restituita alla famiglia della vittima.