Giuliano Cattoni e Isabella Agostini
in foto: Giuliano Cattoni e Isabella Agostini

Il cranio fracassato, un taglio che va da un orecchio all’altro, una dozzina di ferite profonde tracciate sulla pelle da una lama che ha trapassato con forza, forse con rabbia, i vestiti leggeri. Ha all’incirca 30 anni l’uomo il cui cadavere è riverso in uno spiazzo di Terlago, fazzoletto di case, come usano dire le cronache, adagiato sotto le montagne del Trentino. A fare la scoperta due ragazzi che quella mattina di giugno passavano per caso nello slargo del paesello. La vittima è Michele Santoni, 34 anni, dipendente di una impresa edile di Trento, un ragazzo per bene, mite,  equilibrato puntuale, che neanche per sbaglio riusciva a farsi un nemico.

Il delitto di Terlago

A sferrare quei colpi, però, qualcuno deve essere stato e gli investigatori, coordinati dal pubblico ministero Bruno Giardina, si mettono immediatamente alla ricerca. La notizia intanto ha fatto il giro del paese. Il delitto di Terlago, dove il massimo della violenza è una scazzottata tra ubriachi, colora di nero le prime pagine di tutte le cronache che da Bolzano scendono a Sud, stagliandosi come uno dei primi, feroci delitti del millennio appena iniziato. In manette finiscono subito la giovane moglie di Michele, Isabella Agostini, 25 anni, di Calavino, e un amico di lui, Giuliano Cattoni, 24 anni, operaio marmista di Cavedine. L’accusa è quella di aver agito in combutta per eliminare Michele che, dopo la nascita di una relazione tra i due, era diventato un ostacolo da abbattere. Vengono processati separatamente: lui, con rito abbreviato, lei, con rito ordinario. Sedici e 22 anni di carcere, rispettivamente, per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione. E a vederla così sembra una storia semplice, una delle mille saghe di amanti diabolici che piacciono tanto a qui programmi televisivi che mescono cronaca rosa e nera come ingredienti dello stesso cocktail stucchevole. Invece è una storia diversa, perché diversi sono i protagonisti.

Giuliano Cattoni, l'amante ossessivo

Per tirarne le fila bisogna tornare il quel fumoso bar di montagna dove in principio, Isa e Giuliano si erano conosciuti giocando a freccette. Sì. Colpire un bersaglio o andarci vicino, tiro dopo tiro, a sequenze di tre per volta, è il passatempo preferito dei ragazzi che, in quella sparuta periferia in mezzo ai laghi, hanno la sfortuna o la fortuna di crescere, lontano da tutti, nel silenzio della natura. Isabella si era sposata pochi mesi prima con Michele. Era stato un giorno felice quello della festa, seguito da una luna di miele alle Maldive da dove però, erano dovuti tornare perché a Isa era salito un febbrone da cavallo. Succede. La tensione. Eppure i maligni, col senno di poi, lo avrebbero additato come il primo segnale di un’unione che si stava sfaldando ancor prima di cominciare. Il primo passo indietro di Isabella, quella che aveva voluto sposarsi contro il parere di sua madre, che la credeva troppo giovane. Ma ci aveva pensato Michele. Aveva organizzato il matrimonio, comprato la loro casetta sul lago, aveva scelto anche le bomboniere perché a lei non mancasse proprio nulla.

Le bugie di Isabella

Perché Isabella aveva sofferto e lui lo sapeva. I problemi di alcolismo di suo padre né avevano segnato l’infanzia tra abusi e maltrattamenti. In casa aveva imparato a tacere, coprire la verità, mentire. Glielo aveva insegnato sua madre per nascondere a suo padre qualsiasi cosa che lo irritasse, che ne scatenasse l’ira. Le aveva insegnato a plasmare la realtà per quello che gli altri dovevano o volevano vedere, non importava che fosse credibile. Da quel mondo Isa era uscita in abito e bianco tenendo la mano al suo Michele, convinta che il peggio fosse, ormai, alle spalle. E invece era arrivata, inesorabile. Tragica. Era arrivata la noia. Per spezzarla lei aveva trascinato il suo Michele in quel pub fumoso con il disco e le freccette dove avevano incontrato Giuliano Cattoni. Poi Michele era sparito e lei aveva continuato da sola le sue serate fuori, con gli altri amici, con Giuliano.

Il diario di Isabella e Michele

A casa da solo lui scriveva sul diario che tenevano in comune parole piene di tristezza e di amarezza. Quelle con cui esprimeva il rammarico di non poterle dare quello di cui aveva bisogno per essere felice e dove si diceva disposto a soffrire perché lei lo avesse, a restare solo. Ad accettare che uscisse e si divertisse con i suoi ‘spasimanti', ché tanto lui ci sarebbe sempre stato. Era sensibile, insicuro e credeva veramente di meritare che tutto finisse così ancora prima di cominciare. Dal punto di vista di Isa, invece, le cose erano diverse. Egoista come una bambina, si divertiva, si sentiva giovane, non si preoccupava di niente e non provava sensi di colpa. Stava bene con Cattoni e non era affatto intenzionata a lasciarlo anche se, a un certo punto, messa al strette ‘dal Michele' ci aveva provato. Giuliano non aveva faticato a riprendersela martellandola di sms, ossessivo, come il disco con le freccette, fino a fare centro. Poi un giorno si era parlato di Michele e di cosa fare. Avevano pianificato insieme la trappola. Dovevano incontrarsi al lago per un ‘chiarimento’ a tre. Michele, infatti, aveva scoperto dalla valanga di sms che apparivano sul cellulare della moglie che il suo amore era proprio l’amico Giuliano.

La tragica notte di Terlago

Una volta arrivati sulla riva del lago di Terlago, Michele, ignaro, era stato tramortito alle spalle con un bastone. Come tutti quelli che incappano in un delitto senza sapere bene cosa stiano facendo, Isa e Giuliano non sapevano che ammazzare qualcuno non è una cosa facile. Continuano a colpirlo a coltellate, poi lo sgozzano e, infine, gli tagliano la gola. Scappano, poi, a nascondere l’arma del delitto dove non sarebbe mai più stata trovata. Ventiquattrore dopo si incolpano a vicenda davanti al giudice. "Sono stata a guardare, non ho fatto nulla" si difende Isa, ma la catena di sms che si erano scambiati per concordare il piano dimostra la sua consapevolezza di ogni fase del piano. Poco importa che sia stata lei ad agire.

Isabella Agostini oggi libera

"Quando abbiamo saputo che ha confessato non ci siamo stupite poi tanto – dicono le amiche ai giornali – Al matrimonio scommettevamo su quanto sarebbe durato, sapevamo che lei lo avrebbe tradito. Isabella aveva un debole per gli uomini e sapeva anche di avere un ascendente su di loro. Le piaceva farsi guardare e guardarli. Non è una ragazza cattiva – chiosano pietosamente –  il fatto è solo che per la sua età è immatura". Immatura, narcisista, vittimista: è così, infatti,  che appare Isabella nella lunga intervista alla giornalista Franca Leosini  per ‘Storie Maledette', dove le viene chiesto di ripercorrere il crimine che l'ha costretta in carcere. "Sto crescendo qui dentro" dice con gli occhi lucidi Isa e stavolta non mente. Solo tra le mura di una cella, lontano dalle montagne dove è cresciuta pensando di essere al centro del mondo, ha cominciato a vedere con chiarezza quello che aveva fatto a se stessa e a Michele. E a vederlo così chiaramente da toglierle il sonno. Oggi Isabella è una donna libera. Ha scontato la sua pena e lasciato nel letto di quella cella la ragazzina immatura ed egoista che era. L'ha capita, alla fine, la lezione. Dall'incubo di una famiglia difficile si può fuggire, dal silenzio assordante delle montagne pure. Solo Michele, ecco, lui non tornerà. Le ha dato quello voleva, alla fine, le ha dato la sua vita. Ma forse, come aveva sempre sospettato, Isa non aveva mai saputo quello che voleva.