Giovanni Vincenti, 55 anni, non è indagato. Il proprietario della cascina a Quargnento, in provincia di Alessandria, distrutta ieri da una serie di esplosioni nelle quali sono morti tre vigili del fuoco, è stato a lungo interrogato dagli inquirenti. “Mi hanno fatto un dispetto — ha detto a tarda sera uscendo dal cancello della sua tenuta sventrata — volevano annientarmi e invece hanno colpito degli innocenti”. L’imprenditore di origini pugliesi aveva acquistato l’azienda agricola 23 anni fa. “Ho investito tutto quello che avevo — dice — per realizzare il sogno della mia vita: un maneggio e un allevamento di cavalli da concorso”. Il progetto però non è andato a buon fine. Nel 2011 il centro ippico Duende, ex Rivabella, è stato in parte venduto. Nel 2017 la decisione di vendere la proprietà e di andare via da Quargnento.

Le piste dell'inchiesta sulla cascina esplosa

Nel paesino al confine con le colline del Monferrato, Vincenti però non ha lasciato molti amici. Pare che già nel 2003 la cascina avesse un primo rogo doloso che aveva bruciato un fienile. Dopo un pestaggio mai chiarito, era pure finito in ospedale. I dissidi però sarebbero soprattutto familiari. In particolare gli inquirenti che indagano per omicidio plurimo e crollo doloso stanno sondando i rapporti con il figlio Stefano, di cui Gianni avrebbe voluto fare un campione del mondo equestre: i due litigavano spesso. Nel 2016 lo strappo irricucibile: il ragazzo carica tutti i cavalli su un tir e si trasferisce a Torino con la fidanzata. “Giovanni è un uomo difficile — dice a Repubblica Claudio Possenti, direttore tecnico del Duende — e irascibile. Da tre anni la proprietà, dopo che lui aveva trovato una nuova compagna, era in vendita per 620 mila euro”. Gli investigatori stanno facendo controlli anche sull’assicurazione che avrebbe coperto l’immobile, per qualsiasi genere di danni.

Le parole del procuratore di Alessandria

Ma per il procuratore capo di Alessandria, Enrico Cieri, Vincenti allo stato è la “parte offesa” della vicenda. “Dobbiamo capire chi e perché abbia voluto danneggiarlo in questo modo”, osserva il magistrato, relegando a “indiscrezioni” le voci su presunte difficoltà economiche e sui dissidi coi vicini e con la famiglia. “Non mi sono fatto nessuna idea”, taglia corto l’anziano padre del proprietario. “So solo che mio figlio, e pure mio nipote, andavano a cavallo – racconta – La casa era stata comprata, e ristrutturata, qualche anno fa. C’erano due scuderie, poi circa due anni fa hanno lasciato tutto e si sono trasferiti”.

Si scava ancora tra le macerie, migliora carabiniere ferito

Nel frattempo sono ricominciate le operazioni di scavo tra le macerie dell'edificio di due piani esploso. L'area – secondo quanto ha riferito Luca Cari, portavoce dei vigili del fuoco – è stata ‘bonificata'. "C'è stato fatto un controllo con l'esplosimetro – ha spiegato Cari – per verificare che non ci fosse presenza di gas, ora si scava con cautela, l'accertamento va fatto con calma per non correre il rischio di rimuovere qualcosa che può essere un elemento di indagine". Sta migliorando il carabiniere rimasto ferito nello scoppio. Roberto Borlengo, 31 anni, sarà operato venerdì nell'ospedale di Asti.