La relazione di Cantelmi, psichiatra della famiglia nel bosco: “Distacco dalla madre un trauma per i bambini”

L'allontanamento di Catherine Birmingham dalla casa famiglia dove viveva con i suoi figli ha determinato nei bambini pesanti conseguenze sotto il profilo psicologico. Lo dice la relazione redatta dallo psichiatra Tonino Cantelmi e dalla psicologa Martina Aiello, periti del team difensivo della "famiglia nel bosco".
Nel documento, gli esperti ripercorrono gli eventi a partire dalla sera del 6 marzo, quando a seguito dell'ordinanza del Tribunale per i minorenni dell'Aquila, Birmingham è stata costretta a lasciare la comunità di Vasto dove risiedeva con i suoi tre bambini, una femmina di 8 anni e due gemelli di 7. Quella sera, nel momento del distacco, i genitori insieme alla sorella di Catherine e alla madre ultraottantenne si sarebbero trovati a spiegare e affrontare da soli le fasi della separazione.
I bimbi, già profondamente traumatizzati dall'allontanamento dal padre, sono stati ulteriormente destabilizzati da questo nuovo addio familiare, come si legge nel documento che Fanpage.it ha visionato: "Si è verificato un ulteriore e profondo strappo all'interno di un tessuto affettivo, emotivo e relazionale già gravemente lacerato, aggravando il danno psicologico che i minori aveva subito a seguito dell'avvenuto sradicamento dal loro contesto affettivo ed ambientale".
L'assistente sociale e la sua collega coordinatrice sarebbero rimaste distanti dai bambini, oltre una porta semi-aperta, per l'intera durata dell'addio. Questa circostanza, secondo la relazione, avrebbe impedito alle due donne di accorgersi del ruolo decisivo svolto da Catherine per calmare i figli: "Sarebbe stato estremamente utile (oltre che metodologicamente corretto) per l'assistente sociale assistere da vicino in modo da acquisire diretta conoscenza della capacità della madre di supportare, contenere e rassicurare i minori".
Una descrizione in contrasto con quella fatta dall'assistente sociale e dalle educatrici della comunità di Vasto, secondo cui Catherine sarebbe stata soggetta a scatti d'ira e a non seguire le regole, anche quelle di base, che le venivano imposte.
Autolesionismo e disturbi del sonno: gli effetti del distacco nei bimbi
Nello specifico, la relazione ha evidenziato la presenza già il 2 febbraio di "segni e sintomi di alterazione dell'equilibrio psicologico" nei tre piccoli come morsi alle mani e agli oggetti. Gesti che sarebbero stati confermati dai video girati nella casa famiglia e dai genitori presenti.
I bambini avrebbero mostrato comportamenti autolesionistici e regressivi, oltre ad azioni afinalistiche come attività motorie improvvise e versi e suoni gutturali. Uno stato di sofferenza che bambini così piccoli non possono esternare se non alternando esplosioni di rabbia e uno stato di profonda tristezza.
Il comportamento spesso indomabile dei bimbi, che le assistenti sociali avevano attribuito all'influenza negativa della madre, sarebbe al contrario riconducibile allo sradicamento familiare. L'unico argine, per gli esperti di parte che hanno redatto la relazione, sarebbe quindi il ricongiungimento del nucleo familiare come "intervento clinicamente necessario per consentire ai minori di reintegrare una base sicura e di interrompere la spirale disorganizzante del trauma".
L'iperattività mostrata dai bimbi però non è il segnale più preoccupante. La quiete, e lo stato di tranquillità immobile mostrato in particolare da uno dei bambini dopo il distacco dalla madre, secondo la relazione sarebbe in realtà frutto di fenomeni dissociativi, una sorta di allontanamento dalla realtà: "una risposta neurofisiologica tipica del trauma, legata alla paralisi comportamentale". Si tratta dell'approdo di una situazione psicologica ben più grave: "la paura non si manifesta più con comportamenti dirompenti, ma si trasforma in una forma di chiusura profonda in cui il minore smette progressivamente di parlare, di chiedere, di esplorare, di giocare, quasi fosse congelato in un silenzio difensivo".
Secondo la teoria dell'attaccamento emotivo citata nel documento, l'apparente calma mostrata dai bambini dopo l'ultima separazione genitoriale sarebbe la base di un futuro attaccamento di tipo evitante. La paura profonda e paralizzante vissuta oggi potrebbe, cioè, impedire al bambino di voler ritrovare un legame persino con le persone che più ama, proprio per evitare un dolore percepito come impossibile da affrontare. "Si ritiene che l'allontanamento della madre abbia inevitabilmente generato un peggioramento acuto del quadro psicologico dei minori e che non sia in alcun modo plausibile osservare un miglioramento dopo qualche giorno da tale evento", è la conclusione degli esperti.
"L'allontanamento improvviso della madre ha costituito per i minori un evento traumatico di eccezionale intensità, inserito in un quadro di sofferenza già marcato e preesistente".
"Genitori hanno spirito di collaborazione"
Anche i genitori sono stati sottoposti ad alcuni test, tra cui il Minnesota Multiphasic Personality Inventory-2 (MMPI-2), uno dei test di personalità più diffusi al mondo. In questo caso era composto da 570 item a cui occorre rispondere ad ogni singola affermazione.
"I genitori, mostrando una notevole capacità di autocontrollo e perseverando nello spirito di collaborazione, hanno effettuato il test MMPI 2 che richiede molto tempo, sottintendendo idonee e sufficientemente integre facoltà di stabilità emotiva, di concentrazione, di attenzione, di comprensione e di elaborazione cognitiva".