Immagine di archivio
in foto: Immagine di archivio

In Italia quattro giovani occupati su dieci hanno trovato lavoro grazie alla segnalazione di parenti, amici o conoscenti. Inoltre il 41% dei diplomati e il 31,4% dei laureati dichiara che per svolgere adeguatamente il proprio lavoro sarebbe sufficiente un livello di istruzione più basso rispetto a quello posseduto. A sostenerlo è una ricerca dell’Istat, relativa al secondo trimestre del 2016, sul mercato del lavoro tra i 15 e i 34enni.

Quattro giovani su 10 hanno un'occupazione grazie alla segnalazione di amici e parenti

In Italia il primo canale per trovare lavoro sono le conoscenze: quattro giovani su dieci hanno trovato lavoro grazie alla segnalazione di parenti, amici conoscenti. Questa scelta si riduce con l’aumentare del livello di istruzione dei giovani perché una maggiore conoscenza permette di “praticare altri canali di ingresso” come le inserzioni sulla stampa via web, la chiamata diretta a un datore di lavoro, le segnalazioni delle università, precedenti esperienze (come gli stage). Stando ai dati la scelta di cercare lavoro attraverso queste vie informali è più diffusa nel centro del Paese e in maggioranza tra gli uomini.

La seconda via per trovare un’occupazione resta la chiamata diretta al possibile datore di lavoro: per un giovane su cinque questa è stata la scelta giusta. Come terza via per il 12% dei giovani, per lo più uomini  laureati e residenti al Sud, c’è l’opzione di aprire un’attività autonoma. Inoltre l’stat segnala che, nonostante l’ampliamento del ruolo e dei compiti assegnati ai centri per l’impiego e alle Agenzie per il lavoro private, la percentuale di ingressi favorita dall’intermediazione di queste strutture è piuttosto bassa: nel complesso, interessa il 6% dei giovani occupati. Questo dato è poi particolarmente in calo al Sud.

Per il 38,5% dei diplomati e dei laureati non c'è corrispondenza tra istruzione e professione svolta

Il fenomeno dell’overducation, ossia la mancata corrispondenza tra il livello di istruzione raggiunto e la professione svolta è, per i giovani italiani, piuttosto diffuso nel nostro Paese.

Nel 2016 ben il 38,5% dei giovani diplomati e laureati di 15-34 anni (circa 1,5 milioni) dichiara che per svolgere adeguatamente il proprio lavoro sarebbe sufficiente un più basso livello di istruzione rispetto a quello posseduto.

Stando ai dati: "Alti livelli di sovraistruzione si riscontano nel lavoro dipendente a tempo indeterminato con il 35,5% dei laureati e 39,5% dei diplomati con le stesse caratteristiche; nei lavori atipici con il 47,1% nei diplomati; mentre si arriva al minimo per i laureati che intraprendono un lavoro autonomo con il 20,8%." Questo fenomeno sembrerebbe essere diffuso a prescindere dal background familiare di provenienza.

Quattro giovani su 10 si trasferirebbero per trovare lavoro

Sono quattro giovani disoccupati su 10 a dirsi disponibili a trasferirsi pur di trovare lavoro e la metà tra loro andrebbe anche all’estero per la prospettiva di un’occupazione. Quest’ultima opzione si riduce però con l’avanzare dell’età degli intervistati, probabilmente per via dei maggiori vincoli familiari che si hanno. Sono più gli uomini del sud a essere disponibili al trasferimento: “Poco meno di un giovane su due lascerebbe il suo luogo di residenza per un lavoro contro tre giovani su 10 di quelli al Nord”.

Più il titolo di studio conseguito è specializzato più i ragazzi sono disposti a fare la valigia per motivi lavorativi: “Sono disposti a trasferirsi circa sei laureati disoccupati su 10. Tra questi ultimi è molto più elevata anche la disponibilità a trasferirsi all’estero: tre su 10”.

Ad incidere sui trasferimenti è anche l’ambiente familiare di provenienza: “Tra i laureati la quota di giovani disponibili al trasferimento passa dal 49,8% per coloro che hanno genitori con basso titolo di studio, al 63,1% per quelli con genitori laureati; tra i diplomati, le analoghe quote sono rispettivamente pari al 35,6% e al 50,3%; infine, tra i giovani con al più un titolo secondario inferiore, le stesse corrispondono al 29,3% e al 38,9%".

 Dati generale dell'indagine: Il 71,7% dei 15-34enni laureati ha trovato lavoro

Sempre secondo lo studio: "Tra i giovani usciti dal percorso educativo il tasso di occupazione è al 60% e cresce all’aumentare del livello di istruzione: 47,4% per chi ha un titolo di studio basso, 63,0% per i diplomati, 71,7% per i laureati". E inoltre: "Ha un lavoro a termine oltre un giovane su quattro. Tra coloro che sono usciti dal sistema di istruzione nell’ultimo biennio (II trim 2014 – II trim 2016) la quota di occupati in lavori atipici è del 51,7% per i laureati e del 64,4% per i diplomati. All’aumentare dell'età i giovani occupati in lavori temporanei passano dal 66,6% dei 15-19enni fino al 15,3% dei 30-34enni".

Per quanto riguarda gli stage e le esperienze di lavoro durante gli studi: "Il 40% dei diplomati e il 60% dei laureati hanno avuto almeno un’esperienza di lavoro durante l’ultimo corso di studio". La maggioranza di queste esperienze è stata parte del corso di studio: "Il 25,8% dei diplomati e il 36,1% dei laureati hanno effettuato stage, tirocini o apprendistati all’interno del programma di istruzione”.

In Italia ci sono "8 milioni e 10 mila, il 63,2% dei 15-34enni, di giovani fuori dal sistema di istruzione formale". Tra queste persone il livello di istruzione "è più alto tra le donne, tra i residenti nel Centro-Nord e tra coloro che provengono da famiglie con più elevati titoli di studio".

Infine l'istituzione pubblica svolge un ruolo marginale nell'aiutare i giovani a trovare lavoro: "Soltanto l'11,9% dei giovani ha ricevuto, nel 2015 una qualche forma di aiuto nella ricerca di lavoro da parte di una istituzione pubblica: il 13,8% degli occupati che hanno iniziato un lavoro negli ultimi 12 mesi, il 15,1% dei disoccupati e il 6,5% della forza di lavoro potenziale".