5 Settembre 2022
21:38

Israele ammette: “Potremmo aver ucciso noi la giornalista Shireen Abu Akleh, ma non indagheremo”

Per Tel Aviv c’è “un’alta possibilità” che la giornalista di Al Jazeera Shireen Abu Akleh uccisa l’11 maggio scorso a Jenin, in Cisgiordania, sia “stata colpita accidentalmente” da proiettili esplosi dall’esercito israeliano.
A cura di Davide Falcioni
Shireen Abu Akleh
Shireen Abu Akleh

C'è "un'alta possibilità" che la giornalista di Al Jazeera Shireen Abu Akleh uccisa l'11 maggio scorso a Jenin, in Cisgiordania, sia "stata colpita accidentalmente" da proiettili esplosi dall'esercito israeliano, anche se "non è possibile determinare in modo inequivoco la fonte" dei colpi e "non c'è alcun sospetto che sia avvenuto un atto penale, tale da necessitare l'apertura di un'indagine".

Questo il risultato dell'inchiesta interna condotta dell'esercito stesso (Idf) sulla morte della reporter, uccisa circa quattro mesi fa durante una protesta organizzata da palestinesi a Jenin. La morte di Shireen Abu Akleh è dunque destinata a restare priva di una risposta definitiva sulle responsabilità, almeno secondo l'inchiesta ufficiale condotta dalle forze armate di Tel Aviv, che hanno ribadito una tesi già largamente anticipata subito dopo i fatti.

Le conclusioni sono state respinte dai palestinesi, che ancora una volta hanno imputato Israele del crimine. Secondo l'Idf, inoltre, sebbene sia probabile che il colpo che ha ucciso la cronista sia stato esploso da un suo soldato, resta "rilevante" la possibilità che "sia stata colpita da pallottole sparate dai palestinesi armati".

Questo è il motivo per cui la Procura militare israeliana non aprirà un'indagine penale contro soldati visto che "non c'è alcun sospetto che sia avvenuto un atto criminale" tale da giustificarla. L'Idf ha ricordato inoltre che "va enfatizzato e chiarito che durante l'intero incidente, il fuoco dei soldati era indirizzato con l'intento di neutralizzare i terroristi che sparavano ai militari, anche dall'area dove si trovava Shireen Abu Akleh".

L'indagine – chiesta anche a livello internazionale e dagli Usa, visto che la reporter aveva anche la cittadinanza americana – ha avuto inizio nei mesi scorsi ed è avvenuta con la revisione "delle circostanze" della morte della giornalista attraverso una task force, anche tecnica, designata dal capo di Stato maggiore Aviv Kochavi. L'inchiesta ha ascoltato "i soldati coinvolti nell'incidente" (si parla di un'unita del battaglione Dudvedan), la cronologia degli eventi, i rumori sul posto, dall'area dell'incidente e in particolare da quella dello sparo.

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