"Il vaccino anti Covid è efficace già dopo due settimane dalla somministrazione. Ciò vuol dire che chi è stato vaccinato nei quindici giorni precedenti non ha avuto eventi avversi, e già questa è una cosa importante. Poi in questi stessi soggetti cresce anche la risposta anticorpale, ma si tratta di una situazione abbastanza complessa e delicata". A parlare è Giuseppe Ippolito, Direttore scientifico dell'Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Spallanzani di Roma, che intervistato nella diretta live di Fanpage.it su YouTube ha fatto il punto della situazione dei vaccini anti Coronavirus, di cui le prime dosi dovrebbero essere somministrate in Italia già entro la prima metà del prossimo mese di gennaio.

L'arrivo del vaccino, ha sottolineato Ippolito, "non significa però tana liberi tutti perché all'inizio sarà somministrato a una quota ridotta della popolazione che aumenterà poi nel corso dei mesi. Si prevede di completare la seconda fase entro l'estate. Nel frattempo cerchiamo di capire cosa succede. Quando somministreremo le prime dosi, a partire dal 15 gennaio più o meno, avremo acquisito già un altro mese di esperienza con questo vaccino perché avremo già i dati di quelli effettuati nel Regno Unito e negli Usa".

I primi ad essere vaccinati saranno gli operatori sanitari, seguiti dagli ospiti e dal personale delle Rsa. "Sono d'accordo con la scelta del governo di proteggere chi è in prima linea e gli anziani – ha continuato Ippolito -. L'Italia negli scorsi giorni ha ottenuto il triste primato di Paese con europeo con il maggior numero di morti per Covid e questo non va bene". Sulla non obbligatorietà del vaccino il direttore dello Spallanzani ha detto: "Se gli italiani avranno buon senso non ci sarà bisogno dell'obbligo, ma dobbiamo vaccinare oltre il 75% della popolazione, una cifra che raggiungeremo alla fine del prossimo anno, per ottenere l'immunità. L'obbligo è una misura di tipo legale ma ci saranno persone per le quali scatterà. L'efficacia del vaccino è stata misurata nel ridurre gli eventi clinici non nel ridurre il numero di infezioni. Per questo ci vorrà un po' di tempo e dovremo prepararci a cambiare piano piano le nostre abitudini, come normalizzare l'uso della mascherina. Non ci sono ancora studi per le persone con fragilità e per i più giovani, che dovremo continuare a proteggere"