"Ho denunciato il mio ex perché avevo paura per me stessa e mio figlio e per lo stesso motivo ho dovuto abbandonare la casa in cui avevo scelto di vivere. Dopo la denuncia lui è rimasto lì indisturbato con tutti i miei beni e io ho perso tutto". Ai microfoni di Fanpage, Rita, infermiera e mamma di Modena che denunciato il suo ex.

Come è cambiata la sua vita da quando ha denunciato?

"Tutto è cominciato quando mi sono trasferita con il mio bambino in un comune in provincia di Modena. Da un anno era finita la convivenza con il papà di mio figlio. Era Luglio 2003. Da allora sono passati 15 anni, mi sono separata da lui, ma purtroppo nella separazione ho perso tutto. I miei averi, la casa per cui avevo acceso il mutuo e anche la mia serenità. Sono stata costretta ad andare a vivere in un'altra città con mio figlio lontano da me. Oggi vivo praticamente in condizioni di povertà".

Perché?

"Intanto il mio ex mi ha costretto ad abbandonare la casa dove vivevamo insieme e il cui mutuo ho pagato per la mia parte, anche io, senza permettermi di portar via neanche un paio di slip. Ho dovuto lasciare tutti miei beni, ma anche gli effetti personali, e ricomprare tutto da zero e così anche mio figlio. Quando ho rivendicato le mie cose, lui mi ha risposto che avrei dovuto produrre gli scontrini per dimostrare la proprietà di ogni oggetto. Allora mi sono arresa".

Perché afferma di non avere più niente? I suoi risparmi? 
"Da quando l'ho lasciato e non ho potuto più pagare il mutuo, la banca mi ha bloccato il conto. Mi hanno lasciato solo mille euro. Non capisco perché, nonostante la sua situazione economica sia assolutamente migliore della mia, lui non ha perso nulla. È rimasto indisturbato nella nostra casa, ha continuato il suo lavoro, la sua vita. Io invece ho dovuto lasciare tutto. Avevo scelto di vivere in quel posto, avevo la mia casa, le mie abitudini, le cose a cui ero affezionata, il mio lavoro, le mie colleghe. Io e mio figlio abbiamo perso tutto".

Lei ha denunciato il suo ex. Per quale motivo?

"A dirla in parole semplici, non potevo vivere sotto il suo controllo costante."

In che senso? 

"Per esempio, mi aveva privato di tutte le chiavi delle porte di casa, non potevo chiudermi a chiave mai, neanche in bagno, dove mi costringeva ad andare con la porta aperta e quando la accostavo la riapriva chiedendomi perché l'avessi chiusa. Una volta mi sono chiusa dentro, lui ha scardinato la porta e mi ha costretta stare in casa con le porte divelte".

Il suo controllo si limitava a questo?

"Non solo. Dovevo dirgli sempre dove andavo e dovevo fargli vedere sempre com'ero vestita. Se lui non era in casa, poi, mi costringeva a passare dal suo negozio per vedere cosa indossavo. Non potevo vedere nessuno, solo mia madre. Non potevo spostarmi autonomamente con la mia auto, dovevo sempre essere accompagnata da lui e o da un mio familiare. Non potevo usare il telefono."

L'ha mai maltrattata fisicamente?

"Quando devo raccontare quello che mi ha fatto questo soggetto che in nessun modo riesco a identificare come uomo, solitamente, la prima domanda che mi viene fatta è se mi picchiava. No, non mi ha mai picchiata, ma cosa vuole dire? La violenza fisica è qualcosa di intollerabile e gravissimo ma la violenza psicologica, le umiliazioni, le persecuzioni, il controllo estremo, la cattiveria, la crudeltà, la violenza economica, non sono poca cosa".

Lo ha denunciato dopo molti anni di convivenza?

"Si dopo 15 anni. Ci tengo a fare sapere che dal momento che una donna se ne va è perché rischia la vita o anche solo un minimo di equilibrio mentale residuo, non è vita. Io sono una persona riservata, prima di questi fatti non parlavo mai della mia vita privata. L'ho sempre tutelata. Adesso in quelle occasioni in cui devo parlarne spesso mi sento dire quanto sono stata brava e coraggiosa. Di quanto sia bella questa possibilità di avere una nuova vita. Ma per chi? Ma quale coraggio? Io me ne sono andata perché AVEVO PAURA".

Perché ha aspettato tanto se le condizioni in cui viveva erano quelle che ha descritto, sin dall'inizio?

"Le condizioni erano peggiorate, la sua ossessione era aumentata in maniera esponenziale così come la sua costante violenza psicologica continua, la sua aggressività e la sua prepotenza. Per denunciarlo però c'è voluto molto tempo in quanto non mi permettevano di farlo sia i carabinieri locali sia i carabinieri dei paesi limitrofi. Solo durante un intervento dei carabinieri di un paese distante gli sono state sequestrate le armi ed è stato allontanato da casa sotto tutela del fratello. Al mattino era già nuovamente in casa".

Poi è riuscita a denunciare. Com'è per una donna il post denuncia?

"Mi sono ritrovata solo in balia del niente e del tutto. Del niente perché non c'è nulla che ti possa aiutare concretamente. Del tutto perché comunque hai bisogno di ogni cosa, non hai più nulla, ti ha tolto ogni cosa ed è lui a decidere ed è lui ad averla sempre vinta. Le persone che ti amano non possono fare niente se non condividere la rabbia, la frustrazione, il profondo disagio. Sociale, economico,  relazionale. Psicologico, lavorativo".

Lo Stato non le ha offerto supporto?

"Ho usufruito dell'articolo 39 del CCNL 22 maggio 2018. Strumento bellissimo che dà davvero un aiuto concreto, ma purtroppo incompleto perché non ti dà la possibilità, passato il momento critico, di rientrare dai tuoi cari. Sei aiutata solo in parte. A questo proposito vorrei ricordare che esiste un progetto per l'indipendenza abitativa rivolto alle donne, va seguito un iter tramite un bando regionale. Purtroppo però questo bando esce in alcuni anni e in altri no, è in alcune regioni e in altre no. Che aiuto è? Una donna non può decidere di andarsene e poi non trovare questo aiuto perché ha sbagliato anno periodo e regione. Quindi prima di decidere di mettersi al sicuro bisogna controllare se è il momento giusto e la città giusta?".

Come sono andate le cose dopo?

"La denuncia contro di lui è stata depositata e si attende ancora l'esito delle indagini. Quando te ne vai, scappando da un uomo perché non ce la fai più, perché hai paura per te e tuo figlio, dopo esiste il nulla. Esistono i centri antiviolenza, ma hanno orari da rispettare, non riescono quasi mai a rispondere al telefono, forse poche operatrici e troppe donne in difficoltà. La tutela legale,  per l' esperienza che ho vissuto con il primo avvocato è stata fallimentare. Non ha fatto nulla è questo è stato un grosso problema sotto tutti gli aspetti. Ho perso tutto quello che avevo e ora soffro di una forma depressiva. Un consiglio alle altre donne vittime di maltrattamenti? Mettete prima in sicurezza ciò che avete e le persone che amate e solo dopo avviate l'iter di denuncia. Se tornassi indietro, io farei tutto diversamente".