Investì e uccise il ladro della borsa, Cinzia Dal Pino ha agito per giustizia privata: le motivazione della condanna
Cinzia Dal Pino era "lucida e consapevole" e ha agito seguendo la logica di una "giustizia privata estranea al nostro ordinamento", è quanto scrivono i giudici della Corte d’Assise di Lucca nelle motivazioni della sentenza di condanna a 18 anni per l’imprenditrice toscana che investì e uccise l’uomo che poco prima le aveva rubato la borsetta in strada a Viareggio l'8 settembre 2024.
La sentenza, emessa nel giugno scorso dal collegio presieduto dalla giudice Nidia Genovese, ha condannato la 66enne per omicidio volontario di Noureddine Mezgui, 52enne che era stato investito più volte col suv mentre camminava sul marciapiede con la borsa rubata poco prima. Una scena che fu ripresa anche dai video delle telecamere della zona in cui si vede la donna prendere l’oggetto da terra dopo l’accaduto e allontanarsi senza chiamare i soccorsi che furono allertati dai passanti.
Un comportamento che per i giudici di primo grado non lascia dubbi sulla volontarietà dell'azione. La donna al volante di una vettura “di notevoli dimensioni e peso, effettuava gli arretramenti e aggiustava la traiettoria di marcia dell’auto, puntualmente direzionandola contro Mezgui” sottolinea la sentenza depositata.
“Ad avviso della Corte non può sorgere alcun dubbio circa la volontarietà dell'azione posta in essere da Dal Pino Cinzia, apparendo chiara la natura dolosa del fatto omicidiario” scrivono ancora i giudici, ricordando che la donna era poi ritornata lungo la strada senza fermarsi. Un elemento che confermerebbe l’aver agito con “la volontà di uccidere Mezgui, o nella sostanziale indifferenza dell’esito (mortale o gravemente lesivo) della propria azione”.
Esclusa anche la presenza di un coltello e di una aggressione durante il delitto così come un’alterazione psicologica sostanziale della donna durante i fatti. “Le concrete dinamiche fattuali evidenziano che la Dal Pino si è sempre mantenuta cosciente e lucida” si evidenzia nelle 52 pagine delle motivazioni di condanna che però escludono le aggravanti della crudeltà e dei futili motivi.
Sui terribili momenti in cui la donna ha ripassato più volte sul corpo dell’uomo, tre secondo la Corte, la motivazione chiarisce che erano finalizzati a “neutralizzare Mezgui e renderlo del tutto inoffensivo” e non a infliggergli sofferenze ulteriori e gratuite. Il motivo del gesto, cioè il recupero della borsa rubata, inoltre non viene ritenuto futile perché non “del tutto lieve, banale o privo di qualsiasi consistenza”.
In definitiva nel valutare la pena, i giudici hanno tenuto contro che Dal Pino “ha posto in essere la condotta omicidiaria a seguito della commissione di un reato ai suoi danni ad opera di Mezgui”, “in un verosimile e comprensibile stato di agitazione, rabbia e turbamento”.