“Insegno da 10 anni, ma sono ancora precaria: non ho più la motivazione di un tempo”, la storia di Rossana
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"Ho iniziato a lavorare in una scuola paritaria nel 2012 per accumulare punteggio e dopo due anni mi sono iscritta alle graduatorie provinciali e iniziato a fare supplenze brevi. Dal 2017 a oggi invece lavoro ogni anno, presto servizio l'1 settembre e termino il 30 giugno. Ho fatto un concorso, ma non l'ho superato".
Rossana, 51 anni, inizia così a raccontare la sua storia a Fanpage.it. Ha contattato il nostro giornale per portare ancora una volta l'attenzione sul tema dei docenti precari, categoria alla quale appartiene da circa 10 anni.
"Sono laureata in Lingue, ho iniziato a insegnare Inglese e Spagnolo, ma ho visto che la situazione era abbastanza critica qui a Taranto e nella provincia, e quindi due anni fa mi sono specializzata sul sostegno. Il contratto è sempre fino al 30 giugno, poi abbiamo l'indennità di disoccupazione", ci spiega.
"Io sono fortunata perché mio marito ha un lavoro stabile, ma mi metto nei panni dei miei colleghi che invece sopravvivono con un unico stipendio e nei mesi estivi sono in difficoltà. – aggiunge – Io vorrei insegnare le materie in cui mi sono laureata, ma a Taranto ci sono pochissime cattedre e quelle poche sono assegnate a chi vince il concorso".
Rossana denuncia una condizione "frustrante" ed estremamente "demotivante". "In più, oggi la figura del docente di sostegno è vista spesso come una figura di serie B e non una risorsa", racconta la 51enne.
E prosegue: "Sono apprezzata dai ragazzi e con loro creo sempre un legame profondo. Ma se un tempo questo lavoro lo avevo iniziato con entusiasmo, la condizione attuale mi spegne. Non avere una stabilità, mi fa sentire sminuita".
"Non solo perché non insegno quello per cui ho studiato, perché il sostegno lo faccio sempre con passione, dedizione, ma è mortificante alla mia età, dopo 10 anni di insegnamento, non essere arrivata alla stabilità".
Secondo stime recenti di FLC CGIL, per l'anno scolastico 2025/2026 l'Italia conta circa 302.000 lavoratori precari nella scuola tra docenti (oltre 200mila) e personale ATA. Quasi due docenti precari su tre è impiegata sul sostegno.
Molti insegnanti del Sud, inoltre, rinunciano all'immissione in ruolo al Nord a causa del caro vita, degli affitti elevati e degli stipendi non adeguati.
"Se non vincono i concorsi, i precari ‘storici' non ottengono mai la stabilizzazione, nonostante l'esperienza e le competenze acquisite. – osserva ancora Rossana – Metterei tutto questo in primo piano, un docente che ha lavorato 10 anni e che oltre alla laurea ha anche altri titoli non credo abbia bisogno di un concorso per confermare il suo ruolo".
"Noi supplenti, e forse questo non è molto chiaro, facciamo le stesse cose di un docente assunto a tempo indeterminato, abbiamo gli stessi compiti e le stesse responsabilità, però abbiamo meno tutele. – aggiunge – A volte ho valutato anche di prendere altri incarichi, ma non mi è stato concesso perché non sono di ruolo e in quella scuola rimango solo un anno".
"Anche per gli alunni è un danno perché non c'è continuità. È un problema su più fronti, non solo per la nostra figura professionale ma anche per loro che perdono un riferimento. – conclude – Così come per chi sceglie di formarsi nell'insegnamento e si trova di fronte questa prospettiva".