“Baby squillo”, intercettazioni shock: “Mamma mi obbliga per i soldi”, dice una 14enne
"Mamma mi obbliga per soldi, io volevo solo tornare a scuola". Questa è la frase shock di Emanuela, 14 anni, la prima ragazza a crollare di fronte ai magistrati nell'inchiesta sulle "baby squillo" del quartiere Parioli di Roma. Nel corso della puntata di Lucignolo, trasmissione di Italia 1, sono spuntate numerose intercettazioni. Uno dei responsabili del "giro", ad esempio, dice: "Allora questo 300. Viene alle 17 in piazza Fiume. Si chiama Andrea. Chiamatelo per conferma finale 335 16******. A dopo tesorucci". "Quanto ci dà?", domanda una delle minorenni coinvolte. "Aspetta che ci sto litigando. Comunque 330 dovrebbe essere", prosegue la conversazione intercettata. "State attente stelline". "Bella descrizione – emerge in un'altra conversazione -, mi servono foto dove si vede tutto il corpo, se hai anche sexy. Manda un video mi serve per vedere come ti sai muovere e presentare. Così domani se riesco a trovare un cliente so già come sei. Mandami foto sexy, con seno di fuori". Le richieste senza limiti dei "capi".
Il "lavoro" aveva letteralmente trasformato il carattere delle ragazzine anche nella vita di tutti i giorni. Le compagne di classe del liceo, infatti, raccontano: "Erano un po’ egocentriche, non so come dire, un po’ anche esibizioniste – ammettono – Mettevano in mostra le forme". "Da maggio hanno cambiato tenore di vita, si vedeva che era successo qualcosa – confermano gli amici – Si era anche tatuata, frequentava strani giri, era diventata aggressiva".
Ma l'inchiesta sta ora approfondendo sulle identità degli sfruttatori e degli "acquirenti". Quelli scoperti, in molti casi, hanno detto di non essere a conoscenza che avevano a che fare con delle minorenni, mentre altri hanno ammesso di aver pagato le giovani o in contanti oppure con ricariche Postepay. Qualcuno conosceva la reale età delle ragazzine ma comunque non si tirava mai indietro.