Anche il Veneto, regione che la scorsa primavera ha brillantemente affrontato l'epidemia di coronavirus, deve fare i conti con un significativo peggioramento della situazione: sono stati infatti 502 i nuovi positivi al Covid-19 registrati nell'ultimo bollettino di ieri mentre gli ospedale si vanno giorno dopo giorno riempendo. In totale sono 440 i ricoverati, 44 dei quali nei reparti di terapia intensiva. L'indice di contagio Rt si è attestato a 1,15, è in salita e dalla Regione si preparano a un incremento dei malati. Anche per questo da ieri il reparto Covid dell'ospedale “Madre Teresa” di Schiavonia è stato ufficialmente riaperto ieri. I ricoverati per Covid-19 nell’ospedale della Bassa padovana sono in tutto 9: 6 si trovano in area non critica, 3 invece sono in rianimazione. Il numero è notevole, soprattutto se considerato che nel bollettino di lunedì mattina, alle 8 e dunque appena qualche ora prima, veniva registrato un solo ricovero e in condizioni non critiche. Lo stesso governatore  Luca Zaia, nel corso della conferenza stampa di mezzogiorno, aveva annunciato che i pazienti normalmente destinati all’ospedale di Padova sarebbero stati via via dirottati verso Schiavonia, il primo in assoluto in Italia ad accogliere malati di Coronavirus: era il 21 febbraio scorso quando qui furono intercettati i primi due contagiati, Adriano Trevisan e Renato Turetta di Vo’, che poi persero la vita.

Veneto, mancano 148 medici anestesisti-rianimatori

Oltre a quello di Schiavonia sono tornati in funzione gli altri della regione, a Belluno, Vittorio Veneto, Treviso, Dolo, Mestre, Jesolo, Trecenta, Santorso, Villafranca e Borgo Roma, a Verona. I posti letto disponibili per i malati di coronavirus sono complessivamente 2.985 dei quali 825 di Terapia Intensiva (a regime ordinario sono 494), 383 di Terapia Sub-intensiva (da 85) e 1.777 di Malattie infettive (da 165). In questo quadro preoccupa la carenza di medici specialisti: secondo l'ultimo monitoraggio delle regione mancano all'appello 148 anestesisti rianimatori. "È una sofferenza comune a tutto il Nord Italia — spiega al Corriere il professor Paolo Navalesi, coordinatore delle Terapie intensive — nonostante solo a Padova le borse di studio per specializzandi siano passate da 20 a 65, ci sono pochi anestesisti e tanti preferiscono andare a lavorare nel privato o all’estero. Abbiamo margine per trovarne, la situazione ora è sotto controllo, siamo all’erta ma molto lontani dalla situazione di marzo".