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Cambiamenti climatici

In Olanda da 15 giorni ogni giorno migliaia di persone bloccano l’autostrada contro la crisi climatica

Cosa succede quando la disobbedienza civile viene compiuta non da poche decine di persone ma da migliaia di persone tutti i giorni, nonostante gli arresti di massa? In Olanda da 15 giorni tutti i giorni il movimento contro la crisi climatica blocca l’autostrada fuori Amsterdam per chiedere al governo di cancellare i sussidi ai combustibili fossili. E la polizia ha chiesto al governo di trattare con i manifestanti.
A cura di Martina Comparelli
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Da sabato 9 settembre il movimento Extinction Rebellion sta marciando e occupando l’uscita dell’autostrada A12 che permette l’ingresso a L’Aia. Ogni giorno, in migliaia. L’obiettivo è costringere il governo olandese a togliere i sussidi ai combustibili fossili, facendo marcia indietro sugli aumenti già decisi. Mentre a primo avviso il blocco stradale olandese può sembrare solo una delle azioni che ormai si ripetono a cadenza quasi settimanale in tutta Europa, Italia compresa, il caso de L’Aia si distingue da tutti gli altri per un particolare che ne cambia totalmente il significato e l’entità: a bloccare l’autostrada sono nei momenti di massima mobilitazione 25.000 persone.

La disobbedienza civile di massa non è una novità in Olanda. Ad esempio, il 5 novembre 2022, centinaia di attivisti hanno invaso la pista dei jet privati dell’aeroporto di Schiphol ad Amsterdam in bicicletta. Alcuni si sono seduti sotto i jet, altri hanno pedalato sull’area di decollo per bloccare la partenza dei jet. Come sottolinea un comunicato di Greenpeace Olanda, che ha lanciato l’azione, la richiesta era “meno voli, più treni e un divieto di jet privati e voli brevi”. L’azione era sapientemente programmata e la massa di manifestanti ben organizzata. Lo scorso aprile, solo 5 mesi dopo l’azione, l’aeroporto ha annunciato un taglio drastico al traffico aereo, con il taglio di 17 mila voli privati e un coprifuoco per tutti gli aerei che dovrebbe colpire altri 10 mila voli. Le motivazioni dell’aeroporto sono proprio di natura ambientale e sociale, legate alle emissioni climalteranti di CO2 e all’inquinamento acustico. Neanche i più grandi detrattori della disobbedienza civile possono negare che l’azione di Greenpeace e altre sigle ha avuto successo.

Quello che sta accadendo sull’autostrada A12 è però differente. Innanzitutto partecipare è sicuramente più semplice e accessibile, con istruzioni e indicazioni scritte pubblicamente su un sito web. Azioni come quella di Amsterdam-Schiphol invece richiedono più segretezza e allenamento, sia per i rischi fisici che per quelli legali. Il blocco dell’A12 ha un obiettivo più ambizioso: si rivolge direttamente al governo olandese e chiede di tagliare quasi 40 miliardi di euro di sussidi ai combustibili fossili. Scientificamente e socialmente sarebbe una misura più che ragionevole, ma le resistenze delle aziende del fossile sono particolarmente ostinate e, secondo il Fossil Fuel Subsidy Tracker, gli stimoli all’industria del fossile in Olanda sono cresciuti negli ultimi 10 anni. La miccia che ha fatto esplodere la protesta è stata la pubblicazione di un report del centro di ricerca SOMO che ha rivelato una lista di 31 sussidi per un totale di spesa pubblica di quasi 40 miliardi di euro. Per aumentare le probabilità di successo, il terzo ingrediente del blocco autostradale olandese è quello della permanenza: la protesta continuerà ogni giorno dalle 12 fino all’abolizione dei sussidi.

E le probabilità di successo potrebbero davvero esserci. Nonostante solo il primo giorno di sciopero (sabato 9 settembre) siano state fermate circa 2000 persone e il giorno successivo 500, ogni giorno le persone continuano a recarsi sull’A12 e ripetono l’azione. Attorno al blocco si creano presidi di supporto che aumentano la partecipazione generale del pubblico e la visibilità della protesta. La mobilitazione è trasversale, con persone di tutte le età e di diverse fasce sociali, da celebrità a scienziati, da attivisti a musicisti che suonano il Requiem di Mozart. La polizia ha cercato più volte di disperdere la folla con gli idranti, ma i manifestanti hanno risposto con impermeabili e costumi da bagno.

Le forse dell'ordine stesse hanno avuto una reazione particolare di fronte ai blocchi ripetuti. Già alla vigili dell'annunciata mobilitazione, con un comunicato dei quattro sindacati di polizia pubblicato il giorno prima dell’inizio delle azioni che chiedeva “urgentemente ai politici di fare un passo avanti per evitare blocchi” perché le risorse utilizzate per reprimere le proteste sono eccessive e le forze di polizia stanno rimanendo a corto di personale per fare davvero gli interessi dei cittadini. Le implicazioni del di questa presa di posizione sono importanti: i disordini sono causati dalla politica ed è la politica che deve prendersene la responsabilità, “superare il suo orgoglio” e comunicare con i cittadini.

Non sappiamo ancora come andrà a finire la protesta dell’A12. Sicuramente a quello che sta accadendo in Olanda guardano gli attivisti di tutto il mondo. In Italia i movimenti chiedono l’abolizione dei Sussidi Ambientalmente Dannosi (SAD) ormai da tempo con diverse strategie, dai grandi cortei di Fridays For Future ai blocchi stradali diffusi sul territorio in nuclei di poche persone di Ultima Generazione. Cosa accadrebbe se anche in Italia a bloccare le strade non fossero poche decine di persone ma migliaia o decine di migliaia? Come coinvolgere e mobilitare una massa di persone così ampia in Italia o in altri paesi, dove i movimenti per la giustizia climatica si scontrano con i limiti della disobbedienza civile praticata in poche decine di attivisti?

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