Il procuratore aggiunto di Imperia Grazia Pradella ha chiesto la sostituzione del carcere con gli arresti domiciliari per A. R. Z., la preside dell'istituto scolastico di Imperia finita in manette con l’accusa di peculato relativa all’uso per motivi personali dell’auto di servizio della scuola in cui lavora. Martedì mattina ci sarà l’interrogatorio di convalida durante il quale il gip si pronuncerà sulla richiesta che, a meno di sorprese, dovrebbe essere accolta. La donna si trova da sabato pomeriggio nel carcere di Pontedecimo a Genova: la decisione di farla finire dietro le sbarre ha fatto discutere soprattutto per una questione di proporzionalità fra presunto reato e misure cautelari. “Siamo di fronte a una aggravante che giustifica l’arresto — le parole riportate da Repubblica di Alberto Lari, procuratore capo di Imperia — Quell’auto era entrata nella piena e sola disponibilità della preside, come un’appropriazione. Un conto è prendere un bene, usarlo e poi riconsegnarlo. In quest’ultimo caso si tratta di semplice peculato d’uso”.

La preside fermata mentre tornava dalla Francia con l'auto della scuola – La preside, una sessantaduenne originaria di Marsala (Trapani), è stata fermata dai carabinieri mentre rientrava dalla Francia con l'auto di servizio della scuola, una Toyota Corolla, usata appunto a fini personali. I militari hanno atteso che rimpatriasse per fermarla in flagranza di reato e portarla in caserma. Le indagini, avviate il mese scorso, avrebbero preso le mosse da una segnalazione interna alla scuola. “Io sono un dirigente, posso autogestirmi”, avrebbe detto la preside ai carabinieri nel momento in cui è stata fermata. Per i carabinieri quel viaggio non aveva “alcuna motivazione riconducibile all'attività lavorativa svolta”, tra l’altro la preside era con un familiare. L'inchiesta ha consentito di “acclarare l'abitualità della condotta, facendo emergere il pieno uso per finalità private di un bene di cui la preside aveva la disponibilità", ma "per i soli fini connessi al suo ruolo".