"Tutti coloro che hanno espresso giudizi avventati dovrebbero riflettere, ma essendo un giudizio di primo grado anche un'enfasi contraria dovrebbe essere contenuta". Così il capo della polizia Franco Gabrielli ha commentato ai giornalisti la vicenda legata alla sentenza del processo bis sulla morte di Stefano Cucchi, con la condanna di 5 carabinieri, di cui due a 12 anni per omicidio preteritenzionale, e la querelle tra la sorella del ragazzo, Ilaria, e Matteo Salvini, che ne è seguita. Raggiunto dai cronisti nel corso di una cerimonia al commissariato di Scampia, a Napoli, ha detto: "Vedo un approccio manicheo, ho imparato a quasi 60 anni che il mondo non è bianco o nero ma ha tanti grigi e che, quando si esprimono giudizi, lo si fa con l'emotività del momento senza rendersi conto che le cose più complesse e tutti dovrebbero avere un briciolo di rispetto e di attenzione. Credo che quanti, negli anni, hanno dato questi giudizi avventati sulla vicenda Cucchi dovrebbero oggi chiedere scusa ai familiari".

Gabrielli ha sottolineato poi che la sentenza "dovrà passare al vaglio di un appello e della Cassazione. Il capo della polizia, che ha avuto uno scambio epistolare con Ilaria Cucchi, evidenzia come "i familiari di una vittima abbiano sempre il diritto di chiedere giustizia", precisando poi che "purtroppo queste vicende si colorano di interpretazioni, strumentalizzazioni e le stesse intenzioni familiari vengono equivocate e a loro volta strumentalizzate". Il riferimento è chiaramente alla vicenda della querela che Ilaria Cucchi ha deciso di presentare nei confronti di Matteo Salvini, per le sue dichiarazioni sulla "droga che fa male", rilasciate poco dopo la condanna di due militari dell'Arma per omicidio preterintenzionale. "Non tollero più nulla, adesso basta – ha detto ieri sera Ilaria nel corso di una intervista -. Sono in tante le persone che ci devono chiedere scusa. Salvini sembra il degno erede di Giovanardi".