BendandiRaffaele_1

C'è chi lo aspetta con agitazione e convinzione, chi ci scherza su, chi non sa bene cosa pensare e nel dubbio vorrebbe essere da un'altra parte, quando sarà il momento. Fatto sta che la notizia del terremoto che, secondo la profezia dello pseudoscienziato Raffaele Bendandi, dovrebbe verificarsi a Roma il giorno 11 maggio domina tutte le chiacchiere da bar e da web, fuori e dentro la capitale.

Al punto che la Protezione civile si è vista costretta ad arginare quella che inizia a prendere il profilo di una vera e propria psicosi di massa, pubblicando dal proprio sito un dossier contenente domande e risposte sull'evento tanto temuto, nonché approfondimenti sulla natura geologica del suolo capitolino e sulla storia sismica della zona.

Naturalmente tutte le illazioni in merito vengono ritenute inattendibili, anche perché la teoria di Bendandi si basa su un principio che la scienza non condivide, essendo indimostrabile: così come il ciclo lunare influenza le maree, allo stesso modo l'allineamento dei pianeti potrebbe avere un potente effetto sulla crosta terrestre, mettendo in movimento i materiali che si trovano nel sottosuolo. Per altro, sebbene nel corso della propria vita Bendandi abbia individuato aree geografiche e date di terremoti poi effettivamente verificatisi, non è da trascurare il dettaglio per cui nelle stesse carte dello studioso dei sismi, non siano stati trovati riferimenti alla previsione di questo specifico evento: si tratterebbe, dunque, semplicemente di una beffa messa su grazie ad internet.

L'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, tramite il proprio presidente Enzo Boschi, ha tuonato, secondo quanto riportato dal Venerdì, contro questa notizia clamorosamente inattendibile e che, nonostante questo, continua ad occupare colonne di giornali e pagine web: "Roma non è una zona sismica" è stato dichiarato, dato per altro ben risaputo.

Eppure, così come a proposito della fatidica profezia dei Maya sulla fine del mondo attesa per il 2012, l'evento sembra destare interesse, quando non seria preoccupazione: che sia l'ennesimo segnale dei tempi oscuri in cui viviamo? In cui i progressi della scienza e di alcune menti, non coincidono con una reale presa di coscienza dell'intera umanità che continua, viceversa, a trascinarsi dietro vecchi spettri medioevali? Questa è forse l'esigenza dell'uomo che di fronte alla scienza e al sapere, sente tanto il bisogno di regredire fino alle favole: favole belle o favole di catastrofi, ma pur sempre più rassicuranti di una realtà che, a volte, può essere difficile da accettare, pur nella sua semplicità governata dal caso.