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Il perito anti-autovelox Menegon aveva chiamato un amico prima di sparire: “Subiva intimidazioni da un anno”

Per la scomparsa di Antonio Menegon a Rosà (Vicenza) c’è una finestra di poche ore riscontrabile a partire da quella che probabilmente è stata la sua ultima chiamata. L’amico e destinatario della telefonata però a Fanpage.it rivela: “Non sono mai stato sentito dai Carabinieri”
Intervista a Gianantonio Sottile
Amico di Antonio Menegon e presidente dell'associazione Altvelox
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Antonio Menegon
Antonio Menegon

L'ultima chiamata fatta da Antonio Menegon nel giorno della sua misteriosa scomparsa, avvenuta a Rosà (Vicenza), risale al 2 gennaio 2026 alle ore 14.44. Il destinatario era l'amico Gianantonio Sottile dell'associazione Altvelox con cui Menegon collaborava dal 2023 per portare avanti la sua battaglia contro gli autovelox non a norma.

Raggiunto da Fanpage.it, Sottile ricorda bene quella giornata: "Il 2 mi ha chiamato, ma non ho risposto, poi l'ho richiamato io alle 18.27 e alle 19.57, ma non ha risposto lui. Lo ricordo bene perché ho le chiamate memorizzate su WhatsApp. Ci ho pensato molto, conservo il rimpianto".

Per la sparizione di Antonio Menegon c'è quindi una possibile finestra temporale di circa tre ore e mezza che va dalle 14.44 alle 18.27. Lo ha detto ai Carabinieri?

No, perché non sono mai stato sentito dai Carabinieri e questo mi lascia un po' perplesso. Quel giorno l'ho chiamato poche ore dopo la sua chiamata, ma non ho avuto risposta. Ho fatto diverse telefonate, e così anche il giorno dopo. Poi ho saputo della scomparsa. Vorrei essere ascoltato anche perché potrei dare loro la cartella con i documenti che ho sul lavoro di Antonio con le Procure per la faccenda degli autovelox, ma non ho sentito nessuno. Da ex poliziotto so che le indagini continuano anche se non danno aggiornamenti, ma vorrei che l'attenzione pubblica non facesse spegnere i riflettori.

Secondo lei cosa voleva dirle in quella chiamata?

Adesso mi dico "porca miseria, mi aveva chiamato!". Spero che non lo avesse fatto perché aveva bisogno di qualcosa… Questo pensiero ovviamente ce l'ho, però confido che non sia così. Ci sentivamo quasi tutti i giorni, parlavamo di tutto. Voglio parlarne al presente. Lui aveva – ha – quasi trent'anni più di me, e mi dà sempre giudizi molto più lucidi rispetto a me che sono po' più irruente.

Menegon è conosciuto come il paladino anti-autovelox grazie alle sue battaglie contro i dispositivi non a norma. È una missione che condividete?

Sì, la nostra collaborazione, la nostra amicizia, è nata quando ha contattato la mia associazione che si occupa proprio di questo. Nel 2023 mi scrisse quando venne incaricato della perizia sugli autovelox della Provincia di Cosenza. Lavorò a lungo a quel documento in cui faceva nomi e cognomi, ora sto pubblicando gli stralci sui social.

Avrebbe dovuto testimoniare l'8 gennaio proprio nell'ambito del processo di Cosenza. Cosa è successo all'udienza?

Niente, è stata rimandata a marzo. Aveva scritto anche un libro su quello che aveva scoperto durante la perizia di questo caso.

Nel febbraio 2025 la macchina di Menegon è stata incendiata. Pensava fosse doloso?

Era certo che il gesto fosse doloso, aveva sporto denuncia ma era arrabbiato perché credeva che volessero minimizzare la questione perché l'auto era dismessa. L'aveva parcheggiata nel retro del suo capannone, che fungeva anche da ufficio, e ne aveva comprata una nuova, ma il gesto è sempre quello, che la macchina fosse vecchia o nuova.

C'erano stati altri episodi?

Sì, era convinto che l'episodio dell'auto fosse stato doloso anche perché qualche mese prima aveva trovato il suo computer acceso e con dei file mancanti. Queste intimidazioni andavano avanti da un anno.

Glielo aveva confidato Antonio?

Lui lo ha detto a me, ma ha sporto denuncia, e all'epoca lo disse anche ai giornali. Tutti questi gesti li riconduceva al suo lavoro, perché altrimenti non ci sarebbe stato motivo per quello che è successo.

Cosa è successo di preciso?

Lui ha un capannone molto grande dove da una parte conserva i mobili e dall'altra ha l'ufficio in cui lavora, quindi era possibile che qualcuno riuscisse a entrare senza che lui lo sentisse. Lui pensava proprio che qualcuno fosse entrato e avesse frugato nei cassetti e nel computer. Ne era convinto perché aveva trovato le cose diverse rispetto a quando era andato via e dei file mancanti.

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