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17 Dicembre 2020
15:41

Il padre condannato a Torino per le molestie al figlio medico: “Non volevo che fosse gay”

La storia è ormai nota: aveva pagato un uomo per spezzare le dita al figlio, in modo che non potesse più esercitare la sia professione di chirurgo. A Fanpage.it il professionista aveva raccontato il suo incubo fatto di minacce, pedinamenti e aggressioni. Adesso, suo padre sostiene che nulla sia vero. “Nessuno sarebbe contento di avere un figlio gay”
A cura di Gabriella Mazzeo
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"Sono orgogliosamente bianco, cristiano, italiano ed eterosessuale" scriveva il 75enne di Torino su Facebook. E questo, forse, gli è sembrato un motivo sufficiente per perseguitare per anni suo figlio omosessuale. Tra i gesti più eclatanti, quello di assoldare un uomo per picchiare quel figlio che da poco aveva aperto il suo studio da chirurgo ed esercitava felicemente la professione. "Spezzagli le dita, non deve più fare il chirurgo" aveva detto al picchiatore che poi aveva deciso di non portare a termine il compito. A Fanpage.it, la quasi vittima ha raccontato l'incubo dello stalking di suo padre: lettere di avvocati, pedinamenti, aggressioni e dispetti. L'uomo di 75 anni ha patteggiato una pena a due anni di reclusione con il Tribunale di Torino.

Ha negato di aver mai pagato qualcuno per aggredire suo figlio. Poi rettifica parzialmente e da "mio figlio ha inventato tutto" è passato al "mio figlio ha inventato quasi tutto". L'uomo che dice di non aver mai assoldato, è diventato "la persona che ho mandato e poi è sparita". "Io non volevo patteggiare, il mio avvocato mi ha consigliato di farlo – spiega il 75enne – e mi ha spiegato che mia figlia avrebbe testimoniato in aula contro di me". Quando gli chiediamo perché l'intera famiglia dovrebbe inventare cose simili contro di lui senza alcun motivo, alza le spalle. "Non lo so. Per una questione di soldi, credo – dichiara – ci sarebbe da chiederlo a loro. Io non ho mai fatto niente di quello che dicono". Gli chiediamo, allora, che senso avrebbe assumere degli avvocati per cause false. "Nessuno, è per farmi dispetto", risponde. Secondo quanto racconta il chirurgo protagonista della vicenda, le persecuzioni operate da suo padre avevano come bersagli anche la madre e la sorella, secondo lui complici dello stile di vita del figlio. Messo davanti alle parole di suo figlio che lo vogliono coinvolto anche in una serie di denunce false utili solo a portarlo in tribunale, continua a ripetere che le cose non sono andate così. Come sono andate, però, nonostante le domande non lo dice mai.

Sostiene che l'omosessualità di suo figlio non sia mai stata un problema, poi però si tradisce. "Lei sarebbe contenta di avere un figlio gay? – ha chiesto il professionista 75enne  – L'ho detto anche ad altri giornalisti. Quando me lo ha confessato però gli ho detto che dobbiamo conviverci. Non sono però contento di questa cosa". Dunque, il problema dovrebbe essere proprio l'orientamento del figlio e il suo stile di vita. "Non è vero – continua – è convinto di una cosa che non esiste". Per il 75enne, il figlio lo avrebbe denunciato in realtà per una questione di soldi. "Non è vero quello che ha detto su di me.  – continua – è una questione di soldi, c'è di mezzo un testamento". Gli chiediamo, allora, di leggere il racconto di suo figlio chirurgo e di rivedere i fatti tramite gli occhi del medico. "E quindi? Sono cose inventate. Le pare che possa riappacificarmi dopo quello che ha detto alla stampa?". Gli facciamo notare che le cose che lui ha dichiarato sono altrettanto pesanti, ma alza le spalle. "Forse un giorno potremo parlarne", dice alla fine. Ammesso che sia possibile immaginare un riavvicinamento con qualcuno che fa picchiare il tuo compagno e paga 2500 euro pur di vedere la tua vita (e la tua carriera) rovinata.

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