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Il presunto killer di Alessandro Ambrosio già arrestato 3 mesi fa per aver devastato un negozio a Udine

Il 36enne croato Marin Jelenic finì in manette a Udine, all’interno di un supermercato Conad di viale Vittorio Veneto, dopo una violenta esplosione di rabbia scoppiata per un furto di birre. Venne subito rilasciato.
A cura di Davide Falcioni
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Alessandro Ambrosio (34 anni) e il killer
Alessandro Ambrosio (34 anni) e il killer

Tre mesi prima dell’omicidio di Alessandro Ambrosio, il capotreno ucciso a coltellate lunedì sera nel parcheggio della stazione di Bologna, Marin Jelenic era già stato fermato. Era il 18 ottobre scorso e il 36enne croato finì in manette a Udine, all’interno di un supermercato Conad di viale Vittorio Veneto, dopo una violenta esplosione di rabbia scoppiata per un furto di birre.

A riconoscerlo, oggi, è il titolare dell’esercizio commerciale. Fu lui a chiamare i carabinieri quando il cliente, sorpreso a rubare, reagì devastando gli espositori, scagliando lattine e sputando contro un dipendente prima di essere posto in stato di fermo. Nonostante l’aggressività mostrata, Jelenic venne rilasciato poco dopo. "Poteva capitare a me", ha raccontato l’esercente Alfredo Vasto a Il Friuli. Parole che, alla luce dell’omicidio di Bologna, assumono un peso diverso. Jelenic viene descritto come un "fantasma delle stazioni", una presenza segnalata in numerose città del Nord Italia. Nato in Croazia nel 1989, alle spalle ha denunce per ubriachezza, porto di armi da taglio e armi improprie, oltre a resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. Solo nel 2025 le segnalazioni si sono accumulate tra Milano, Pavia, Lodi, Reggio Emilia, Modena, Bologna e Udine.

Marin Jelenic voleva fuggire in Austria

Intanto, le indagini sull’omicidio di Ambrosio hanno ricostruito una fuga che puntava verso il Nord-Est. Jelenic avrebbe pianificato l’espatrio in Austria passando dal Friuli Venezia Giulia. L’obiettivo era salire sul treno Tarvisio-Villach, con un biglietto acquistato per la mattina dell’Epifania. Un piano interrotto dal fermo avvenuto a Desenzano del Garda, dopo un giorno di ricerche.

Non solo: i database di Polfer e Polizia di Stato restituiscono una mappa di presenze che oggi appare tutt’altro che casuale. Oltre all’arresto di ottobre a Udine, Jelenic era stato identificato il 10 novembre a Tarvisio e il 30 dicembre al valico di frontiera di Trieste.

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Ancora oscuro il movente dell'omicidio di Alessandro Ambrosio

Sul fronte investigativo, resta ancora oscuro il movente dell’omicidio. "Stiamo lavorando e siamo in piena attività investigativa. Quindi, al momento, procediamo in tutte le direzioni", ha spiegato Guglielmo Battisti, dirigente della Squadra Mobile di Bologna. "È troppo presto per fare delle ipotesi, stiamo continuando a lavorare in stretto rapporto con la Procura della Repubblica".

Al momento del fermo, Jelenic non ha rilasciato dichiarazioni. Gli inquirenti stanno però passando al setaccio i suoi movimenti e i contatti delle ultime ore. La sera del delitto, sul treno da Fiorenzuola a Milano, avrebbe chiesto in prestito un telefono cellulare a un passeggero per tentare una chiamata verso la Croazia. Durante la fuga si sarebbe fatto prestare altri cellulari, contattando utenze croate ora al vaglio degli investigatori. Non si esclude che una richiesta simile sia stata rivolta anche al capotreno ucciso, per ragioni ancora da chiarire.

Quando è stato rintracciato a Desenzano, Jelenic era senza documenti e indossava abiti compatibili con quelli ripresi dalle telecamere della stazione di Bologna. Nella perquisizione gli sono stati trovati addosso due coltelli da tavola, lunghi 8,5 e 11,5 centimetri: uno dei due potrebbe essere l’arma del delitto. Ora l'uomo si trova in carcere a Brescia.

Il presunto killer si è nascosto dopo il delitto

Non solo: Marin Jelenic era l'unica persona presente sul luogo dell'aggressione al capotreno Alessandro Ambrosio al momento del fatto, alle 17.55 circa del 5 dicembre. E anche se le telecamere non hanno ripreso l'omicidio, perché fuori dal campo visivo, le immagini mostrano prima una persona incappucciata, che poi è risultata essere il 36enne croato, seguire la vittima, accelerare il passo e avvicinarsi in prossimità del luogo dell'accoltellamento. Poi si vede la stessa persona andare via, inizialmente camminando all'indietro e dopo voltandosi e riprendendo la marcia in direzione della stazione.

Per questa ragione la Procura di Bologna ha ritenuto che ci fossero gli elementi per emettere il fermo. All'ora dell'omicidio, nella stretta stradina che collega il binario ovest al parcheggio di via Bovi Campeggi, dove la vittima aveva appuntamento con un collega per andare a cena fuori città, non c'erano infatti altre persone. Il primo ad arrivare, circa un minuto dopo l'allontanamento di Jelenic, è stato un dipendente di Italo, che ha visto il corpo in terra e ha chiamato i soccorsi. L'uomo, sentito sul punto, ha riferito di non aver notato nessuno che si allontanava in direzione opposta. L'indagato si sarebbe quindi in qualche modo nascosto, per non farsi scorgere. Anche l'amico con cui Ambrosio aveva l'appuntamento, che stava arrivando dalla stessa direzione del primo testimone, ha detto di non aver visto altre persone. Lui, peraltro, era l'unico a sapere che la vittima si trovava lì, perché i due si erano accordati poco prima, sul luogo in cui vedersi, via messaggio. Le telecamere hanno quindi ripreso Jelenic che camminava con un'andatura calma e tranquilla, rientrando verso l'atrio della stazione.

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