Ieri, tra i fedeli che hanno incontrato Bergoglio c’era anche Pietro Orlandi, il fratello della cittadina vaticana scomparsa 30 anni fa. I due hanno parlato pochi secondi ma Pietro si è detto fiducioso: “La sensazione è che conoscesse bene la storia di Emanuela, chiederò di incontrarlo ancora”.

Nel giorno del primo Angelus del nuovo Papa a Roma c’è stato anche un importante incontro, sebbene molto breve, tra il Pontefice e Pietro, il fratello di Emanuela Orlandi, la cittadina vaticana scomparsa in circostanza misteriose circa 30 anni fa. I due si sono salutati ieri mattina nella parrocchia di Sant’Anna in Vaticano e hanno scambiato alcune parole. Il fratello di Emanuela ha detto che subito il Papa l’ha accolto pronunciando il nome di sua sorella: “Mi ha stretto forte la mano, ho avuto la sensazione di un’intesa, la sensazione che conoscesse bene la storia di mia sorella”. Pietro Orlandi, che ha salutato Francesco dopo sua madre, ha detto di aver chiesto al Papa di aiutarlo a far finalmente emergere la verità su sua sorella e in quel momento è stato lui a stringergli più forte la mano. “È stato bello, ho avuto la sensazione che ci possa essere quel dialogo che attendo da tempo e che il muro di silenzio che dura da due pontificati si stia incrinando. Mi ha ascoltato e ha avuto parole di incoraggiamento”.

“Far avere alla magistratura i nastri con le telefonate riservate tra la Santa Sede e i sequestratori” – Il fratello di Emanuela ha poi dichiarato alla stampa la sua intenzione di chiedere un’udienza privata al Santo Padre: “Sento che me la concederà e che riuscirò a parlargli”. A Repubblica Pietro Orlandi ha detto che, come prima cosa, chiederà a Francesco di far avere alla magistratura i nastri con le telefonate riservate tra la Santa Sede e i sequestratori. Per il fratello di Emanuela in quelle telefonate c’è sicuramente la verità sui 30 anni di comportamento omertoso del Vaticano, nel “codice 158” c’è, insomma, il vero ricatto, la vera richiesta che porta alla verità su Emanuela Orlandi. Riguardo l’atteggiamento di chiusura da parte di Giovanni Paolo II Pietro Orlandi dice che fu lui a far calare il silenzio su questa storia: “Ricordo ancora quando venne a casa nostra. Disse che esiste il terrorismo nazionale e internazionale e che mia sorella era coinvolta nel secondo. Me lo ricordo proprio come fosse ora: lui sapeva come stavano le cose. Mise sulla bilancia l'immagine della Chiesa ed Emanuela. Scelse, ovviamente, la prima”.