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Opinioni

Il coronavirus e il pericolo mafia: colloquio con Cafiero de Raho, Gabrielli, Gratteri e Morra

Nel bel mezzo della pandemia causata dal COVID-19, che al momento della stesura di questo contributo aveva causato la morte di quasi 120.000 persone in tutto il mondo, vi è una crescente preoccupazione per l’attività della mafia sia durante l’emergenza che all’indomani.
A cura di Sergio Nazzaro
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Il rischio è non solo in Italia ma per tutta l’Europa. In Italia  con migliaia di stabilimenti chiusi nel mese scorso – compresi bar, ristoranti e negozi – imprenditori e lavoratori sono stati profondamente colpiti dalla quarantena. Come se non bastasse, i circa 3,3 milioni stimati di lavoratori impiegati nella cosiddetta economia informale del paese – che ha un valore stimato fino a € 211 miliardi – è effettivamente esclusa dal sostegno finanziario del governo.

I gruppi mafiosi italiani hanno, in risposta, cercato di consolidare il loro sostegno sociale distribuendo cibo gratis nella comunità.

Preoccupato per questo sviluppo, il centro studi internazionale Global Initiative against Transnational Organized Crime (Iniziativa globale contro il crimine organizzato transnazionale, GI-TOC) ha avuto il privilegio di riunire quattro figure di spicco nella lotta italiana contro la mafia per una ‘round table virtuale', volto a discutere su come la mafia si stia riposizionando durante la pandemia, quali sono le implicazioni e come il governo si stia attrezzando di conseguenza.

Intervista a Federico Cafiero de Raho

Da noi si è alzato il livello di allerta sulle mafie – in Italia é sempre alto, ma lo é ancora di più in questo momento. Lei ai suoi pari (procuratori, magistrati in Europa) – che credono di essere immuni al pericolo dell’infiltrazione delle mafie –  cosa direbbe?

Nessuno è al di fuori e al di là del rischio dell’infiltrazione delle mafie – le mafie vanno ad investire dove trovano maggiore opportunità. Molto spesso è all’estero e non in Italia. La mafia ha sempre tratto vantaggio dai momenti di emergenza, momenti di grandissimo splendore dal punto di vista dell’investimento e delle ricchezze a disposizione. Basti pensare alla ricostruzione post-terromoto dell'Irpinia, quando la camorra provò ad intercettare I flussi di denaro pubblici, infiltrandosi negli appalti con le proprie imprese di costruzione, consorzi, etc. O ancora, pensiamo al periodo dell’emergenza rifiuti,  mafia, camorra, e ‘ndrangheta si sono organizzate con le loro imprese specializzate nel settore, e via e via si sono sviluppate sempre di più andando poi ad acquisire le discariche, e il business dell'esportazione. Anche in questo settore hanno fatto grande ricchezze.

Quando cadde il muro di Berlino, i mafiosi immediatamente si interessarono ad investire in quella parte di Germania – dalle tante intercettazioni emerse un forte interesse. Uno diceva all’altro “vai subito in Germania e investi, investi in quella parte di Berlino”, l’altro gli rispondeva “ma dove, investire in cosa”, e il primo allora “in tutto, investi in tutto, ovunque, metti i soldi dappertutto perché si moltiplicheranno, e quindi è la che dobbiamo investire”. In tante occasioni gli acquisti furono fatti anche in Romania, e altri paesi dell’est, pensando alla moltiplicazione delle ricchezze.

Pensiamo anche ai vari settori in cui le mafie investono: in Italia guardiamo al settore agroalimentare, e alla grande distribuzione di prodotti ortofrutticoli.  È evidente che anche in questo ambito, le mafie avevano già previsto che in una situazione di emergenza, alcuni settori avrebbero continuati ad operare, e sono proprio quelli nei quali hanno investito. Ma pensiamo anche alla sanità, insieme alle costruzioni, settori che recepiscono probabilmente i flussi maggiori di denaro pubblico.

Infatti, su questo, molti parlano adesso di un’infiltrazione, mentre credo che questo sia un problema che esiste già da moltissimo tempo, e soprattutto nella sanità.  Lei cosa ne pensa?

Ma infatti da un lato le mafie si sono già infiltrate negli appalti pubblici e nella sanità. Da un po’ di tempo a questa parte, invece, guardano anche al mercato dei prodotti farmaceutici. Basti guardare ai figli dei mafiosi che molto spesso hanno scelto di conseguire la laurea in medicina. E quanti sono i soggetti contigui alle cosche che hanno il primariato o hanno posti di grande responsabilità nella sanità – dirigenti delle ASL o delle altre aziende sanitarie – o pensiamo alle responsabilità nel campo veterinario, laddove ugualmente è stata rilevata la presenza di soggetti legati alle mafie. Ma tutto rientra evidentemente in un grande disegno, che è proprio un progetto di infiltrazione volto ad acquisire posizioni sempre più significative. E d’altro canto, le ricchezze di cui le mafie dispongono sono enormi, spesso ricordo come la `ndrangheta riesca a guadagnare circa 30 miliardi l’anno dl traffico di cocaina. Di questa somma enorme solo una parte viene reinvestita nel traffico di stupefacenti. Mentre il resto viene rimesso nell’economia legale, in quei settori che offrono maggiori opportunità.

Ma non solo in Italia. Diciamo spesso che i mafiosi sono uomini di mondo, riescono subito ad apprendere la lingua locale, si inseriscono nei territori, aprono relazioni con la popolazione e di volta in volta svolgono le attività che risultano più remunerative o quelle che per loro sono più significative. In Olanda, per esempio gestiscono varie attività economiche di import/export di fiori. Un altro esempio sono le agenzie immobiliari. Lo dico perché il settore immobiliare in sé è un settore che è proprio dell’economia del posto, e specialmente in mano a coloro i quali sanno quali siano le opportunità del momento e che come porsi nell’ambito della mediazione della compravendita. 

I settori sono ampi: costruzione, sanità e agroalimentari. È importante che si tenga anche conto delle numerose aziende agricole che le mafie riescono a gestire. Al di la di questo, l’apparente disponibilità di terreni, che consente poi di acquisire i finanziamenti comunitari, , che il possesso, la proprietà, di terreni consente di conseguire. E tutto questo nell’ambito di una mafia che utilizza per altro l’economia non solo per conseguire un profitto all’interno di essa, ma quasi soprattutto per nascondere i proventi delle attività criminali. L’economia legale serve all’Ndrangheta, alla mafia, alla camorra, per nascondere e mimetizzare i provenienti delle attività criminose. E quindi già quando viene aperta un’attività economica, già quello è un risultato positivo per le mafie, perché già aver utilizzato quei proventi, mimetizzandoli nell’ambito economica apparentemente legale e già un risultato positivo.

Ma pensi oggi, con le attività economiche per lo più chiuse, salvo quelle essenziali, i titolari sono in grande difficoltà. Speriamo che nel futuro, e comunque in questi giorni, si riesca a dare i sostegni necessari per le imprese. Ma supponiamo adesso che alcune imprese non riescano ad andare avanti. Quale sarà l’unico effettivo interlocutore che avranno questi soggetti? Saranno le mafie. Perché se le banche non intervengono, se lo stato non riesce a dare sostegno, l’unico rubinetto che è sempre aperto e disponibile a dare acqua è proprio quello dei mafiosi.

E questo vale anche nel campo europeo?

Questa è una preoccupazione che non è solo italiana. Questa è una preoccupazione dell’Europea tutta. E d’altro canto, basti pensare alle capacità che hanno le mafie di muoversi nel territorio europeo, da una citta all’altra: gruppi di ‘ndranghetisti che di volta in volta si spostano nei territori da uno stato all’altro, dall’Olanda alla Germania, dalla Germania al Belgio. In Europa si sta sempre più accentuando una cooperazione giudiziaria sempre più attiva grazie alla condivisione di mezzi, oltre che di persone, che consente di comprendere quanto le mafie siano presenti e quanto siano capaci spostarsi, allargarsi e spesso colonizzare vari territori. E quindi credo che la preoccupazione maggiore oggi è quella di impedire alle mafie di impossessarsi di fette di economia pulita, sana – quell’economia che dà sviluppo a tutti. E questa economia, se non viene difesa cosi come è necessario in un momento in cui le attività sono ferme è evidente che darà tantissime opportunità alle mafie che aspettano solo il momento opportuno per poter intervenire e investire i loro denari.

Molti sostengono che le mafie possano destabilizzare le democrazie. Io credo che invece le mafie si servono delle democrazie, sono loro i veri parassiti, i veri virus. Lei come la vede? C’è un pericolo di destabilizzazione, oppure vogliono che la democrazia continui ad esistere perché cosi loro possono trarne vantaggio?

Le mafie sono contro qualunque forma di democrazia, nel senso che esse all’interno delle democrazie si muovono, ma certo non agiscono per sostenere le democrazie. Loro agiscono con fini esclusivamente personali, per arricchirsi. È il loro interesse che va soddisfatto. E nello stesso momento però, mentre la democrazia è il riconoscimento al popolo, di tutte le scelte fondamentali attraverso i propri organi, le mafie tendono invece ad avere rapporti con coloro nelle cui mani è concentrato il potere. E quindi attraverso i loro investimenti tendono a stringere relazioni con le persone che contano. Ecco, questo deve spingere a riflettere sul pericolo delle mafie quale agenti di erosione della democrazia e delle libertà su cui la democrazia si basa. Le mafie invece si muovono per esercitare il loro controllo. Fino a quando le mafie riusciranno ad infiltrarsi attraverso la corruzione o altre forme relazionali si atterranno apparentemente, e apparentemente soltanto, a queste regole comportamentali. Ma nel momento in cui troveranno ostacoli, le mafie faranno sempre   riemergere la loro vera natura.

E quindi non dimentichiamo mai la vera natura delle mafie: è vero, portano ricchezza e questa è l’insidia attraverso la quale le mafie entrano nei territori, perché anche coloro che occupano cariche istituzionali importanti interpretano quella ricchezza come una modalità di sviluppo del loro territorio. Questo vale in qualunque paese. Laddove i paesi sono più bisognosi, si guarda alla ricchezza che viene investita, come strumento attraverso il quale si può sollevare il tessuto sociale del territorio. E non ci si rende conto invece che l’infiltrazione mafiosa è un’infiltrazione solo apparentemente economica, ma che in realtà è un accaparramento di potere, di centralità di controllo, di tutto ciò che, se portato avanti dagli organismi rappresentativi della democrazia sono finalizzati al bene collettiva, se invece orientati, o anche condizionati, dalle mafie, finiscono per essere deviati verso la soddisfazione di interessi mafiosi.

Questo è il grande pericolo che non si riesce però a rilevare immediatamente. Vedi, ci sono paesi importanti come la Gran Bretagna dove c’è un grandissimo rispetto per gli investimenti, per le attività economiche. Non si guarda a chi sta svolgendo le attività economiche, ma all’attività economica. E quindi anche soggetti che provengono da determinati paesi che hanno svolto attività criminali o che sono stati contigui alle mafie, non vengono attenzionati come soggetti a rischio. Fino a che svolgono attività economiche, giustamente forse dicono, continueranno a lavorare senza nessun problema. Ma quando viene portata una ricchezza mafiosa in un altro paese, quella ricchezza é essa stessa fonte di corruzione nel tessuto economico. Essa finisce per costituire una forma di apparente sviluppo ma in realtà è una base di infiltrazione di soggetti che comunque rappresentano organizzazioni mafiose, laddove le logiche sono totalmente diverse. La logica non è solo portare avanti un’attività economica, ma costituire la base per consentire traffici illeciti, può essere riferimento per reinvestire altro denaro di provenienza criminale. Esistono, cioè, per ogni attività economica che è frutto del reinvestimento, tante altre finalità parallele a quella propria dell’attività che viene svolta.

Soltanto quando vengono svolte approfondite indagini si rileva che un dato soggetto in realtà ha un’attività commerciale soltanto come punto di riferimento per il gruppo mafioso a cui appartiene e che nel frattempo si occupa di cocaina, di eroina, di altre sostanze stupefacenti, o di armi. Ma le mafie, bisogna capire, vengono sostenute e mimetizzate da una economia corrotta costituita proprio dal reinvestimento dei proventi delle attività criminose. Su questo non vorrei essere equivocato. L’economia pulita e sana, di tantissimi imprenditori che si impegnano, si sacrificano, che portano avanti il loro settore, danno tanto lavoro. Quindi, quando andiamo ad affrontare il tema anche del reinvestimento che in alcuni paesi è visto come una ricchezza, non si guarda invece tutto quello che il reinvestimento porta con sé. E quindi non pensiamo, o molti non pensano, che l’attività economica sviluppata da soggetti che provengono delle associazioni criminali non sarà mai un’attività economica che si integra nel tessuto economico secondo le regole dell’economia, le regole della democrazia, e le regole della società in cui intervengono. Sarà sempre un’attività economica che si muove con un determinato sostegno.

I cittadini ora sono chiusi dentro casa, lo devono fare per proteggere la propria comunità. Si sente di questa “aggressione” delle mafie. Che cosa può fare ognuno di noi, che è confinato all’interno della propria casa ed è preoccupato per il futuro, per il lavoro – che consiglio può darci?

Io penso che il cittadino abbia una grande ruolo, che è quello di collaborare. Ma quando dico che il cittadino può collaborare, non mi riferisco certamente ad attività che lo coinvolgono in dichiarazioni su apparentemente organizzazioni criminali o attività criminosa. È certo che quella non è una prova per nessuno, né tanto meno un elemento che potrebbe spingere l’imprenditore sano a rendere dichiarazioni e fare denunce, però una segnalazione si. Noi, come direzione nazionale, in questo momento possiamo fare tantissimo; abbiamo gli strumenti per poter lavorare e poter quindi dare impulso alle attività investigative attraverso le direzioni distrettuali antimafia, con la collaborazione del mondo dell’impresa, delle stesse associazioni di categoria, e del cittadino si può arrivare anche i tempi brevi le individuazioni delle nuove infiltrazioni della criminalità nell’economia.

Intervista a Franco Gabrielli

Perché il capo della polizia italiana ha sentito il bisogno in questo momento di pandemia, di istituire una cabina di regia? E quali sono le finalità?

L'esigenza credo che nasca dall'esperienza. Nel senso che il nostro paese in questi anni ha sviluppato una sensibilità che forse altri paesi e altre organizzazioni non sempre apprezzano fino in fondo e quindi anche virtù di quello che abbiamo imparato da situazioni analoghe, abbiamo probabilmente una  maggiore sensibilità rispetto ad altri.

Questa sensibilità però si abbina necessariamente all’esigenza che il contrasto a queste forme di infiltrazione che riteniamo essere molto probabili si basa su un concetto che poi sottende alla principale attività criminale: ottenere un profitto illecito.

In un momento nel quale l'economia legale sta subendo e subirà uno shock importante in cui si delineano due scenari significativi: da un lato il tessuto imprenditoriale ed economico subirà delle negatività. Molte aziende andranno in crisi e diventeranno obiettivi molto appetibili come già avvenuto in passato per organizzazioni criminali che dispongono di grandi quantitativi di denaro. Esse possono tranquillamente investire senza dover passare dai circuiti di credito legali.  Dall'altra parte, siccome l’Italia sta già immettendo denaro per cercare di sostenere l'economia, le organizzazioni criminali hanno tutto l'interesse a intercettare questi flussi.

Un’altra elementare considerazione é che il contrasto non può non avere 2 momenti fondamentali: l'analisi del fenomeno, e la predisposizione di una strategia per potere contrastarlo. L'analisi del fenomeno a sua volta non può non presupporre una corretta, coordinata e costante globalità di scambio di informazione. In questo riguardo, il nostro sistema di sicurezza – spesso visto da chi non lo conosce come un sistema di troppi attori – é invece un sistema in cui la pluralità degli attori é un grosso elemento di forza.

Il riferimento va a due principali soggetti che compongono il law enforcment nel nostro paese: la guardia di finanza e la polizia penitenziaria. Queste sono due forze che, al di la delle due forze a competenze generali, hanno da un lato una forte capacita di penetrazione informativa di quello che avviene nel mondo dell'economia e dall'altro (la polizia penitenziaria che grazie alla legge 121 del é  una forza di polizia a tutti gli effetti) tramite il comitato di analisi strategica anti-terrorismo di acquisire informazioni nell'ambito degli ambienti carcerari che molto spesso non solo sono ambienti criminogeni ma anche luoghi dove si fa la strategia criminale al di la di quello che avviene in circuiti piu protetti e impermeabili alle influenze esterne.

Per tutto questo, abbiamo ritenuto – nell'ambito della direzione centrale della polizia criminale – di istituire una cabina di regia che é la direzione centrale all’ interno della quale c'è tutto il sistema di relazione e di cooperazione internazionale dove confluiscono anche – ad esempio – Interpol ed Europol.

Quindi, una dimensione che é necessariamente nazionale ma che ha un grande attenzione alla dimensione internazionale.

In conclusione, questa cabina di regia non é solo limitata alle componenti tipiche del sistema di law enforcement ma anche (e soprattutto) a tutto quello che é il mondo esterno, e quindi anche soggetti non istituzionali ma che sono nella condizione di fornire flussi di informazioni, conoscenze, e input soprattuto nella fase di analisi – fase propedeutica alla definizione della strategia di contrasto.

Per quanto riguarda l’ internazionalizzazione del contrasto alle mafie. Il problema é solo Italiano o é a livello europeo? Sono le nostre mafie che “esportano” il problema in Europa or esistono anche altri gruppi che operano sul territorio europeo?

Ormai la dimensione é internazionale, nemmeno solo europea. Una visione in termini analitici e strategici del fenomeno a livello europeo sarebbe un po – mutatis mutandis –  una visione provinciale: la visione deve essere assolutamente globale. Per dirla alla Carlo V: sul crimine non scende mai il sole. Nel senso che sia apre con la borsa di Tokyo e si chiude con quella di Melbourne.

Le dinamiche criminali sono globali. Il tema del settore del cyber e transazioni economiche e finanziarie noi volutamente abbiamo dato questo taglio internazionale perché se oggi ci si limitasse a una visione territoriale nazionale avremmo una visione e quindi la capacità di sfruttare una strategia assolutamente limitata.

Avverte attenzione/preoccupazione dalle altre forze di polizia europee e internazionali per i rischi legati alla criminalità organizzata in questa pandemia?

Assolutamente sì, infatti in questo senso c’é un importante documento sulla pandemia che Interpol sta rendendo pubblico sottolineando come le polizie sono una ancora di salvezza e che si rivolge a più di 190 paesi. Il tema del contrasto alle organizzazioni criminali nel contesto della pandemia é dunque già all'attenzione delle polizie di altri paesi.

Poi é chiaro che ci siano sensibilità e interessi diversi. Su alcune questioni ci sono anche Stati sovrani che giocano partite che non necessariamente collimano con l'interesse di tutti. Tuttavia, il fatto stesso che Interpol sia intervenuto sottolinea come la sensibilità a questo tema non siano un fatto locale.

Come capo della pubblica sicurezza in italia, quali sono gli aspetti a cui lei sente di dare maggiore attenzione in questa fase emergenziale in merito al contrasto delle mafie?

Un aspetto come quello che riguarda quello delle tensioni sociali deve essere anche visionato. Anche perché come l'esperienza ci insegna le mafie hanno anche bisogno di consenso.

Molto spesso il consenso si radica nel territorio, quindi nella loro storia le mafie si sono poste sempre come una modalità alternativa alle istituzioni dandosi anche la rappresentazione di soggetti affidabile e credibili. C’è quindi anche un tema immediato di quelle che possono essere delle spinte sotto il profilo delle tensioni sociali.

Poi, tra i motivi della creazione di una cabina di regia che tenga conto di tutte le informazioni e le esperienze del passato, ci sono: (i) le strategie di come le mafie andranno a a intercettare quella parte di economia fortemente debilitata e fagocitata e; (ii) le modalità di come andranno a intercettare i flussi di denaro che istituzioni nazionali e internazionali immetteranno nel circuito non solo per le persone fisiche ma anche soggetti economici del tessuto produttivo.

I cittadini, seguendo le regole, sono chiusi in casa. Come posso essere parte integrante della strategia pur rimanendo chiusi in casa?

Sul versante delle mafie, il contributo dei cittadini sarà sempre crescente. Questo anche in virtù delle esperienze precedenti in cui alcuni fenomeni sembravano essere fenomeni lontani e poi invece ci siamo accorti come in regioni del nord Italia come Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna si sono ritrovate individui con le valigette piene di soldi e che le aziende locali hanno visto come una opportunità di dare ossigeno alle proprie attività forse anche poter garantire riprese economiche in determinati settori che non riuscivano a sopravvivere tramite circuiti di credito legali.

Date queste esperienze passate, la guardia deve essere alta, e quindi tutti coloro che abbiano la possibilità devono capire che ciò che spesso può apparire come una scorciatoia é invece una modalità con la quale si finisce male.

Non é la risoluzione dei problemi ma l'inizio di un percorso che porta all’ usura. In questo senso, speciale attenzione va alle piccole e medie imprese che se non saranno adeguatamente aiutate saranno facile preda delle organizzazioni criminali.

Intervista a Nicola Gratteri

Vista la sua proattività contro le mafie in campo italiano ma soprattutto in campo europeo, se lei potesse avvisare tutti i suoi colleghi europei che cosa direbbe loro?

Direi che che nel momento in cui noi sappiamo che per esempio la ‘ndragheta è molto presente in Germania in vari ambiti come le costruzioni o la ristorazione, e che in paesi come la Germania e l'Italia dove le attività di imprenditori e commercianti onesti sono state bloccate per la pandemia non riescono ad andare avanti é ovvio che vari imprenditori potrebbero rivolgersi agli usurai.

A quel punto, il gioco è fatto. Questo perché gli usurai della ‘ndrangheta si presentano inizialmente con interessi bassi perché poi l'obiettivo è quello di rilevare l'attività commerciale attraverso l'usura e poi farne riciclaggio.

Mentre un usuraio “normale” riesce a fare garanzia dei soldi prestati tramite la richiesta di assegni in bianco per esempio, l'usuraio della ‘ndrangheta non fa questo perché non ha bisogno di garanzie. La ‘ndrangheta sa che la garanzia dell'usurato è la sua vita stessa.

Quindi, apparentemente, il non pretendere “normali” garanzie porta l'usuraio ‘ndranghetista ad essere visto dagli usurati addirittura come più conveniente. Salvo poi, di li a poco, rendersi conto che non é altro che l'inizio della loro fine come imprenditori.

In questo modo, noi abbiamo una ‘ndrangheta che fa sempre e comunque passi avanti nel territorio. Questo anche perché non é meramente un fatto economico (ovvero quello di rilevare un’attività commerciale e poi fare riciclaggio) ma anche un problema di immagine e credibilità. In altre parole, le organizzazioni criminali sono presenti e operative mentre le istituzioni stanno ancora a discutere. In questo modo, mentre lo stato discute questi hanno già usurato.

Molti hanno addirittura ipotizzato che un attacco delle mafie potrebbe destabilizzare la democrazia. C’é chi invece risponde: sono dei parassiti e non possono vivere senza lo Stato. Lei cosa ne pensa?

La mafia non si sostituirà mai allo Stato in senso stretto. Cioè la mafia si nutre del consenso popolare, è tra di noi e si nutre tra di noi, con gli uomini all'interno delle istituzioni. Quindi, le mafie non la vivono come una contrapposizione. Il burocrate, il funzionario, il politico: per le mafie sono degli interlocutori con i quali trovare un punto di incontro.

In un momento di pandemia che preoccupa la popolazione, é esagerato dire che quasi sono una linea di difesa dell'ordine democratico? E che se crolla quello crollano anche le mafie? O è una tesi assurda?

No. Le mafie non crollerebbero. Perché loro intanto vivono anche e soprattutto di attività illecite: parliamo di trafficanti di cocaina con un loro mercato. Quindi, anche se dovesse crollare per assurdo l'apparato statale (ma questo non accadrà) loro andrebbero in crisi per quanto riguarda i  rapporti con la pubblica amministrazione nel campo dei servizi ma rimarrebbero sempre i traffici illeciti di droga a garantire gli introiti.

Pandemia e sanità. Sembra quasi che le persone riscoprano solo oggi che la mano della mafia sia sempre state sulla sanità, quella calabrese fra tutte. Qual é il suo punto di vista?

La sanità é stata sempre considerata un campo dove andare a pascolare da parte di vari centri di potere e mafie.

In tutte le regioni il budget più alto é sempre assegnato alla sanità, per cui é ovvio che ci sia una concentrazione di interessi dato il giro di affari e potere. Gli interessi non sono solamente nella vendita di prodotti sanitari ma anche nella possibilità di interagire attraverso concorsi, nomine di medici e funzionari. Non é solo un fatto economico, parlare solo dei vantaggi economici sarebbe riduttivo. Quando parliamo di mafie, io faccio riferimento a quel 3-4% di ‘ndranghetisti che sono quei capi che amministrano la loro ricchezza tramite infiltrazioni.

Cosa si sente di dire ai cittadini chiusi nelle loro case per l'emergenza della pandemia?

C'è una grande fetta della popolazione che va dalle Valle D'Aosta fino a Pantelleria che vive e che ha vissuto in nero e che soprattutto al centro-sud vive in nero da generazioni – per esempio a 30 Euro al giorno. Ora quei 30 Euro non ci sono più. Quindi il capomafia diventa benefattore: si comporta come la croce rossa e quindi una certa fetta della popolazione gli é ben grata – e si ricorderà bene anche quando sarà ora di votare.

L ´opinione pubblica non deve lasciarsi andare e rassegnarsi – é un momento di difficolta più o meno per tutti e dobbiamo resistere perché già nel mese di maggio la situazione legata al virus comincerà a migliorare. Siamo sempre in pericolo ed é opportuno seguire ciò che dicono gli scienziati e non seguire le sciocchezze.

Intervista a Nicola Morra

L'antimafia è chiamata a vigilare. Ma in qualità di presidente della commissione, quali sono secondo te i pericoli maggiori che andiamo ad affrontare in questo momento contro le mafie?

Le mafie si presentano con tratti rassicuranti in momenti in cui l'autorità statale viene percepita più debole. La pandemia risulta essere affrontata non con la dovuta tempestività da alcuni paesi sia sul versante sanitario sia su quello economico sociale. Di conseguenza, anche in funzione delle norme di liquidita di cui possono disporre, le mafie si presenteranno non con il loro volto violento e sanguinario ma piuttosto con l’aspetto rassicurante e collaborativo facendo credere che attraverso di esse si possano recuperare standard di vita economica e sicurezza sociale persi.

Il procuratore Gratteri ha comunicato come in alcuni contesti particolarmente deboli e degradati anche offrire 30 al giorno o meno possa significare un salvagente per persone che sono di fronte al dramma. Le mafie questo lo hanno capito e hanno organizzazioni tali da poter rispondere molto più velocemente ed efficacemente di alcuni stati. Per cui in contesti piccoli – perché le mafie non salvano tutti indistintamente ma salvano coloro che possono fare comodo alle mafie stesse sopportando delle spese di conseguenza molto inferiori – le mafie si presenteranno anche sotto forma di welfare, distribuendo generi di prima necessità dimostrandosi in alcuni territori più capaci di reagire con prontezza rispetto alle organizzazioni statali, riscuotendo consenso e autorevolezza.

Tutto questo verrà portato all'incasso quando per esempio si dovrà votare per eleggere – specialmente in quelle amministrazioni locali che dovranno decidere come spendere per la ricostruzione e ripartenza economica. Poi, non dimentichiamoci che le mafie puntano sempre su beni e servizi che producano dipendenza negli stessi assuntori.

Come è stato sottolineato da vari magistrati, il prezzo delle sostanze stupefacenti e in particolar modo della cocaina non é affatto crollato a dimostrazione del fatto che non c’é alcuna legge economica della domanda e dell'offerta tale da far variare il prezzo. Quest’ultimo risulta contrario e anelastico perché imposto da forze che monopolisticamente controllano la vendita delle sostanze stesse.

A fronte di queste enormi fonti di disponibilità economica, le mafie possono ancor più infiltrare le economie legali fermo restando che dovranno anch’esse riconvertirsi – perché i settori del turismo, divertimento, ricreazione e ristorazione per come le abbiamo fin qui conosciute salteranno nei prossimi mesi e forse anche nei prossimi anni.

Penso ad esempio a come le organizzazioni mafiose in Italia, ma anche in Spagna, abbiano cercato di gestire villaggi turistici, discoteche, e locali per incontri dove il clou era dato dalla enorme possibilità di socializzare – che negli stessi locali si offriva. Adesso, a causa della pandemia, questa possibilità di socializzare la dovremmo al contrario evitare il più possibile. Almeno fino a quando non sarà pronto il vaccino.

Nella tua analisi parlavi anche dei paesi europei. L'attacco delle mafie alle economie alla società è soltanto un problema italiano o anche europeo e internazionale?

È un problema mondiale anche perché per quanto si possa considerare il nostro un paese non sempre impegnato nell'azione di contrasto alle mafie; tuttavia, lo stesso é dotato di una legislazione antimafia che consente ad esempio di effettuare aggressioni patrimoniali alle organizzazioni mafiose. Penso ai tanti sequestri cui sono seguite le confische per soggetti appartenenti a sodalizi mafiosi i cui patrimoni potevano essere sequestrati semplicemente perché non c'era corrispondenza fra il reddito dichiarato e il patrimonio di cui si era titolari.

Le misure di prevenzione sono state un formidabile strumento per aggredire i patrimoni mafiosi. Ma soltanto la legislazione italiana le consente. E a questo punto, con una crisi enorme di liquidità, é molto piu intelligente trasferire le proprie risorse finanziare in Paesi in cui la legislazione non consente l'aggressione ai patrimoni.

Da presidente della commissione antimafia – tra tutte le emergenze legate al COVID-19 – quale senti essere quella in cui vi é un maggiore scontro tra società civile e mafie?

Intanto io sono convinto che le organizzazioni politiche e democratiche a partire dagli stati nazionali ma senza esaurirsi agli stessi – perché noi in quanto Italia siamo anche in attesa delle determinazioni dell’Unione Europea – dovrebbero immediatamente dare risposte nella direzione della maggiore solidarietà possibile alle popolazioni. Tanto più queste risorse tarderanno, tanto più si riveleranno inefficaci. Non soltanto si deve procedere con misure quantitativamente enormi, ma soprattutto temporalmente immediate. Constatare che a distanza di otre 20 giorni dal lockdown in Italia, la UE tardi a prendere coscienza della necessita di costruire politiche pan-statali per fronteggiare l'emergenza pandemica è purtroppo una constatazione amara.

Ciò che è mafia si ritrova molto spesso nelle strutture statuali non rappresentando affatto lo spirito democratico cui le stesse promanano. Le mafie si presentano con un volto rassicurante, volto a comprimere la cultura dei diritti e dei doveri che dovrebbe accompagnare sempre la società civile e democratica.

Per cui per obiettivo delle organizzazioni sarà costruire attorno a sé stesse un alone di credibilità tale da ottenere consenso, a differenza di quanto sta avvenendo nei confronti di istituzioni politiche che vengon percepite sempre più come distanti e lente nel dare risposte che le società civili vogliono.

Tu provieni dalla Calabria che sta soffrendo da un punto di vista sanitario e di strutture ospedaliere. Soprattutto, la Calabria è una regione dove ci sono stati scioglimenti di aziende sanitarie per Ndrangheta. Nel raccontarcele, quale é il loro significato di questi tempi?

Le mafie che combattono lo spirito pubblico hanno sempre incentivato politiche individualistico-liberistiche. Pertanto, quello che è capitato negli ultimi decenni, e cioè l'attacco a un'idea di servizio sanitario pubblico garantito dallo stato e universalistico ha sposato la loro volontà di di investire in realtà private che affiancassero e sostituissero operatori pubblici. Purtroppo in Calabria in ben già 5 occasioni abbiamo dovuto registrare scioglimenti di aziende sanitarie. Viviamo da oltre 10 anni l'emergenza del commissariamento della sanità regionale senza che pero questo abbia portato ad una rimessa in bonis della stessa sanità.

I magistrati e gli analisti spiegano questa inefficacia nell'intervento per la volontà delle classi dirigenti regionali di servire non lo stato, quanto interessi privati molto spesso di origine ‘ndranghetista che venivano il qualche modo avvantaggiati con lo schema classico per cui il servizio che genera costo rimane in capo al pubblico e il servizio che genera profitto viene trasferito al privato. In più, lasciando al cittadino-consumatore-utente la possibilità di scegliere tra: “col pubblico ti ammazzi col privato ti salvi”,  tutti quanti ragionevolmente hanno optato per il privato. Questo nella storia criminale calabrese dovrebbe essere oggetto di un capitolo specifico che potrebbe avere le sue pagine più significative nelle vicende dell'omicidio Fortugno.

Tutti i cittadini sono chiusi a casa e nel mentre registriamo questa aggressione delle mafie tramite finto welfare e mani sulla sanita private. Nel rispetto delle regole e stando a casa, come possono i cittadini reagire attivamente nella lotta alle mafie in questo preciso momento storico?

Ad esempio studiando e impegnando parte del tempo che si é costretti a vivere entro le mura domestiche leggendo e affinando la propria intelligenza, e sviluppando anche la propria empatia nei confronti dei valori dell'antimafia.

Come diceva Paolo Borsellino, la sconfitta della mafia sarà causata solo e soltanto da un movimento di popolo e non intellettuale. Sono tanti gli intellettuali che hanno appoggiato questa battaglia ma ancora dobbiamo fare tanto affinché questa diventi una sensibilità condivisa universalmente tanto da indurre i più semplici a studiare.

Ricordiamoci la lezione di Bufalino che disse che la mafia verra sconfitta da un esercito di maestri elementari. In un momento in cui retroscenisti, complottisti, benaltristi – sul web in particolar modo – impazzano e costringono a occupare energie che dovrebbero essere dirottate su altro, il miglior antidoto per sconfiggere le mafie continua ad essere istruzione coniugata con cultura.

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Scrive reportage d’inchiesta soprattutto sulla criminalità organizzata sia italiana, sia sulla mafia nigeriana e altre di origine africana. Ha collaborato con diverse testate tra cui Repubblica, Sole 24 Ore e realizzato documentari per Current TV, Rai 3. Per il mensile Wired ha pubblicato l’esclusivo reportage sull’ultima base segreta della Nato “Proto”. Nel 2013 è stato insignito del premio “Testimone di Pace sezione informazione”. Per Einaudi ha scritto “Castel Volturno, reportage sulla mafia africana“, per Città Nuova Editrice “L’insoluto” dialogo biografico con Pietrangelo Buttafuoco. Nel 2018 ha pubblicato la graphic novel “Mediterraneo” per Round Robin Editrice con i disegni di Luca Ferrara e "Palma di Dio" per Città Nuova Editrice.
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