I francesi, a bordo della Renault 4, ormai diventata famosa, sono tutti artisti di strada e senzatetto. Il gruppo di giovani, si trovavano a Napoli, e non avendo una casa, sono stati invitati in Sicilia per trascorrere questo periodo di quarantena. Sono partiti da Napoli e sono arrivati in Sicilia in piena emergenza Coronavirus. Non hanno un domicilio né un luogo in cui soggiornare e dormivano a bordo della loro automobile. I giovani, arrivati a Messina, sono stati fatti passare per emergenza, perché non avevano un’altra opzione. Così la polizia li ha fatti entrare in Sicilia come unica soluzione umanitaria. "Siamo passati perché era un'emergenza di vita – ha detto Angelino, uno dei tre ragazzi francesi a bordo dell'auto – non era una vacanza e noi non siamo qui per divertirci. Abbiamo subito una persecuzione mediatica – continua – cerchiamo solo un luogo dove possiamo proteggerci".

Da Messina ad Acitrezza (CT)

In un primo momento, si sono recati nel paese catanese Acitrezza ospiti del fratello di uno di loro. Ma la casa era troppo piccola per ospitare otto persone."Ritornare in Francia – dice Angelino – non era un'opzione valida perché con lo stato della macchina e senza soldi, era impossibile. La nostra unica opzione era raggiungere gli amici di Acitrezza. Quando siamo arrivati ad Acitrezza c'è stata una pioggia mediatica contro di noi – continua – «Ah, questa gente viene dalla Francia, di qua e di là». La polizia ci ha fatto fare la quarantena   obbligatoria di 14 giorni senza possibilità di uscire. Noi siamo stati in otto in una casa molto piccola – racconta Angelino – con quattro cani e una bambina. Purtroppo, la proprietaria della casa, appena si è vista circondata dalla bomba mediatica, ci ha comunicato di lasciare la casa".

Verso Mazzarino (CL)

I senzatetto, allora, si sono spostati verso Mazzarino la notte di lunedì scorso e sono attualmente stati ospitati da Luca Arcadipane, 35 anni, che ha una casa in campagna. "Mercoledì della settimana scorsa – ha raccontato Luca – sono stato contattato da un ragazzo che lavora per  i servizi sanitari e mi ha detto se c'era la possibilità di ospitare i ragazzi. Io mi sono sentito in dovere – continua Luca – di dare un posto dove poter far passare in sicurezza la quarantena. Conclude – "Ho fatto quello che avrebbero dovuto fare tutti, credo".