Le prime vittime del Covid e dello smog sono i poveri. Un’amara realtà rivelata dal un rapporto pubblicato dall’Agenzia Europea dell’ambiente, nel quale si evidenzia che cittadini con un maggiore stato di indigenza abitano spesso in zone più inquinate rispetto a chi possiede un reddito più alto. Si tratta di una dannosa catena di causa effetto che non si riesce a interrompere: la povertà e il domicilio in ambienti malsani causano cattive condizioni di salute, che a loro volta facilitano la vulnerabilità ad altre patologie come il Covid-19.

Lo smog causa ogni anno in Europa 400mila morti premature e più di 80mila sono in Italia. Nella classifica europea delle morti dovute all’inquinamento ambientale stilata dalla Global Alliance on Health and Pollution, il nostro Paese è infatti al quinto posto. Non è da sottovalutare neanche l’inquinamento acustico, che ogni anno causa nel Vecchio Continente 12mila morti premature e aumenta i livelli generali di stress.

Questi dati coincidono purtroppo con le fasce di reddito più basse della popolazione europea. Le percentuali più alte di morti a livello nazionale sono infatti registrate in Paesi dove la disuguaglianza sociale è più netta, come Albania (20%) e Bosnia Erzegovina (25%).  Le cifre si abbassano invece drasticamente se si parla di nazioni dove la popolazione è più abbiente e gli ambienti più puliti, come Norvegia e Islanda (9%).

“L’Unione ha il dovere di affrontare il tema dell’ingiustizia sociale, ora aggravato dalla situazione ambientale. Deve essere parte di un approccio integrato verso un'Europa più sostenibile e inclusiva”, ha detto Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell'Agenzia.

L’agenzia Europea Ambientale sta studiando inoltre il legame tra l’attuale pandemia, l’indigenza e l’inquinamento. Anche se non ci sono ancora risultati certi sul nesso tra coronavirus e particolato atmosferico, le statistiche rivelano che le comunità più colpite dal Covid, ovvero quelle con i tassi di mortalità più elevati, sono quelle più povere.
“Il Covid-19 è stato un altro campanello d'allarme che ci ha reso profondamente consapevoli della relazione tra i nostri ecosistemi e la nostra salute”, ha commentato Stella Kyriakides, commissaria europea alla Salute.