“I disabili a Natale non possono andare al cinema come le altre persone”. È così che inizia il video sfogo di Alessia Mainardi, pubblicato su Facebook. Alessia ha trentacinque anni, vive a Parma insieme alla nonna (unico grande aiuto che ha) e le sue tre Jack Russell, di lavoro fa la scrittrice e per hobby la cosplayer. Da due anni è in carrozzina a causa dell’Atassia di Friedreich, una malattia genetica neurodegenerativa.

Per questo, tra le varie barriere contro le quali è costretta a combattere, ci sono soprattutto quelle logistiche e organizzative durante la normale vita sociale: come quelle che la sera di Santo Stefano, presso il cinema “The Space” (Parma Centro) del centro commerciale “La Galleria”, non le hanno permesso di vedere il film.

“Mi trovavo con mia nonna Betty, siamo arrivate con venticinque minuti di anticipo. Dopo aver fatto la coda come tutti gli altri ci è stato detto che non potevano darmi un biglietto perché la sala era già piena: i posti per la carrozzina, infatti, erano ‘la bellezza’ di due… tutti già occupati.”

Problema fin troppo comune che le persone con disabilità conoscono bene: sale dei cinema raramente adatte alle carrozzine, o con un numero insufficiente di spazi adeguati (quasi sempre in primissima fila, sotto lo schermo, perciò scomodissimi).

“A quel punto, senza lamentarmi, ho chiesto che mi fosse rilasciato un biglietto per l’indomani, ma non hanno voluto erogarmelo: hanno detto che sarei dovuta tornare il giorno seguente, ovviamente senza la garanzia di essere tra i primi due spettatori con disabilità e quindi senza sapere se sarebbe toccato a me vedere il film.”

A quanto sostenuto dal cinema in questione, la normativa italiana gli imporrebbe di erogare i biglietti omaggio per disabili il giorno stesso dello spettacolo. Così racconta Alessia, che ci tiene a specificare:

“Non è tanto una questione di normativa, ma di capienza delle sale e di buon senso: più la sala è piccola e minore è il numero di posti per disabili, perciò la responsabilità è anche del cinema stesso. Basterebbe riuscire a capire, ad esempio attraverso delle prenotazioni, quanti siano i disabili che vogliono assistere ad un preciso spettacolo in modo da proiettarlo nella sala più grande a disposizione.”

Lo sfogo di Alessia si conclude suggerendo di considerare le prenotazioni dei biglietti almeno per coloro che vengono lasciati fuori una volta arrivati al cinema, permettendogli così di ritornare ad un’altra proiezione con certezza, evitando viaggi inutili. In caso di mancata presenza, poi, si può sempre sbloccare il biglietto prenotato un po’ prima dell’inizio del film, rendendolo nuovamente disponibile.

“Purtroppo non solo il sito online di The Space non permette di prenotare i posti per disabili, che appaiono non selezionabili sul sito, ma nel numeratore dei posti disponibili in sala, visibile solo alle casse del cinema, non c’è alcun riferimento su quanti siano i posti per disabili e se questi siano già occupati… Quindi, senza una risposta della cassiera, non c’è modo di evitare la lunga coda: personalmente mi sarei risparmiata quindici minuti di attesa.”

Alessia e sua nonna non hanno potuto fare altro che tornare a casa con l’amaro in bocca, ma è proprio Betty a rilasciare un’ultima osservazione:

“Vado spesso al cinema e c’è sempre una cosa che mi dà fastidio, la mancata sicurezza per le persone con disabilità. Alla sala si accede dall’ultima fila, dove ci sono gli spazi per le carrozzine, e le altre file degradano lungo una gradinata. A fine sala ci sono le uscite di sicurezza che, essendo in fondo ai gradini, sono impossibili da raggiungere per una persona con disabilità. In caso di incendio o terremoto, i disabili possono raggiungere soltanto l’ingresso del cinema, ritrovandosi al primo piano con scala mobile e ascensore bloccati, per sicurezza, e solo le scale in muratura per guadagnare il piano terra e la ‘salvezza’. Insomma, c’è ancora tantissimo da fare.”