Guasto in aeroporto, il figlio rischia di perdere la chemio: “L’ho dovuto portare in auto, è un fallimento umano”
Si può rischiare di perdere una seduta di chemioterapia per un disservizio dell'aeroporto? È quello che è successo l'11 agosto a Michele [nome di fantasia] all'aeroporto Tito Minniti di Reggio Calabria. A raccontarlo a Fanpage.it è il padre Giovanni: "Mio figlio convive con la malattia, effettua le chemio fuori regione ed era diretto a Milano Linate. Arriva in aeroporto nei tempi giusti, ma perde il volo perché il nastro dei controlli era rotto e c'era una sola persona che doveva azionarlo manualmente".
La rabbia di Giovanni è tanta, non solo per i costi sostenuti dopo aver perso il volo, ma anche per il disagio creato al figlio: "Per non fargli perdere la terapia ci siamo messi subito in auto, l'ho accompagnato all'aeroporto di Napoli e da lì ha preso il volo per Milano. Si è pure sentito in colpa perché l'avevo dovuto accompagnare, e prima di fare la chemio non è proprio lo stato d'animo ideale".
La denuncia di Giovanni: "Fallimento umano, non solo tecnico"
L'11 agosto, secondo la denuncia di Giovanni, si è verificato un guasto tecnico al nastro trasportatore dei bagagli dell'aeroporto di Reggio Calabria. Questo avrebbe costretto un unico operatore a procedere manualmente, rallentando di molto le successive operazioni di imbarco.
"L'operatore era solo e faceva tutto manualmente perché il nastro non scivolava e non selezionava i bagagli. Mentre mio figlio era lì in attesa ha anche sentito l'altoparlante che chiamava il suo nome, perché lo cercavano per l'imbarco, ma non lo hanno fatto passare, neanche dopo aver spiegato la situazione". Un trattamento poco comprensivo che accomuna la storia raccontata da Giovanni con quella di Patrizia Saccà, l'ex atleta paralimpica che ha perso il volo a causa del protrarsi dei controlli aeroportuali.
Questo per Giovanni è il punto più doloroso dell'intera vicenda. "Dopo tutta la trafila, mio figlio si è presentato al gate alle ore 18.26, l'imbarco aveva chiuso un minuto prima. La persona che si è trovato davanti però non ha voluto sentire ragioni. Nessun tentativo neanche spiegando che il ritardo non era imputabile a lui, né che quel volo non era di piacere ma per fare delle terapie. Non è interessato nulla, e questo secondo me è il vero fallimento". Per l'uomo, quello all'aeroporto ha rappresentato "un fallimento umano, non solo tecnico".
A quel punto, Michele ha chiamato il padre Giovanni per chiedere aiuto, ed è iniziata la corsa notturna da Reggio Calabria a Napoli, da dove poi ha preso il volo per Milano.
La corsa in auto verso Napoli
"Abbiamo preso l'auto e siamo partiti. Non c'erano voli disponibili all'orario giusto che partivano da Reggio Calabria, così siamo andati a prendere l'aereo a Napoli, e da lì poi lui è andato a Milano. Siamo arrivati appena in tempo, ma abbiamo speso sia i soldi del volo che del carburante. Senza contare lo stress e i sensi di colpa di mio figlio. Non è giusto".
Giovanni, oltre che a Fanpage.it si è rivolto anche al sindaco di Reggio Calabria per segnalare l'accaduto. "Sono andato sul sito della compagnia con cui avrebbe dovuto viaggiare mio figlio è ho fatto presente la cosa tramite il form online. Ma resta il fatto che siamo molto scoraggiati. Il problema non è il rimborso, ma il trattamento".