Aumentano le penali per chi decide di cancellare il soggiorno in hotel già prenotato. Sono sempre di più gli alberghi, gli agriturismi e i campeggi che tassano l'intero importo dovuto per la vacanza a quei turisti che ci ripensano all'ultimo minuto. Ma anche con diverse settimane di anticipo. Il settore del turismo, messo in ginocchio da mesi di lockdown e restrizioni sui viaggi, inasprisce le politiche di cancellazione probabilmente proprio per far fronte alla profonda crisi di liquidità che stanno vivendo le strutture ricettive. Prime dell'emergenza coronavirus, di solito, la penale per la disdetta con alcune settimane di anticipo del soggiorno prenotato arrivava a circa il 30% del conto totale.

Il costo totale della prenotazione veniva addebitato, in caso di cancellazione, solo in alcune strutture, magari particolarmente prestigiose o in  posti di villeggiatura molto frequentati. Oggi però questa pratica è assai più diffusa, sia che si stia parlando di un albergo al mare piuttosto che in montagna. Se invece è la struttura ricettiva che ha fatto saltare la prenotazione, magari perché costretta a chiudere proprio a causa dell'emergenza Covid-19, allora gli albergatori potrebbero proporre al cliente un voucher da utilizzare nei mesi successivi.

L'inasprimento delle politiche di cancellazione è solo l'ultima forma in cui si manifesta la Covid-tax, cioè il rincaro sui prezzi effettuato da tanti commercianti o gestori di locali per far fronte ai costi di adeguamento degli spazi piuttosto che alle spese per la sanificazione. Alla riapertura di locali e negozi, tanti clienti avevano raccontato di aver ricevuto una sorpresa alla cassa trovando una voce in più sullo scontrino. L'extra da pagare solitamente si aggira intorno ai 2 o 4 euro e servirebbe per rientrare dalle spese effettuate per i costi sostenuti a causa dell’emergenza coronavirus.