Agenti di polizia erano tra i contatti più fidati dei gestori di due nightclub veneti, l'Arabesque e il Game Over di San Donà e Quarto d’Altino: è quanto afferma il giudice per le indagini preliminari di Venezia David Calabria nell’ordinanza di custodia cautelare eseguita venerdì dalla Squadra Mobile di Venezia. Sulla base delle intercettazioni telefoniche effettuate dagli inquirenti è emerso che, dopo un’ispezione avvenuta all’Arabesque, nel febbraio del 2019, i due indagati Matteo Vendramello e Ugo Bozza parlavano dei tentativi di conoscere i nomi dei poliziotti che si erano recati nel locale.

Secondo gli inquirenti quelle messe in atto dagli indagati erano "modalità imprenditoriali di esercizio dell’attività delittuosa". Nei nightclub infatti venivano consumate prestazioni sessuali  nei privé, ma anche in albergo e a domicilio dei clienti: il costo delle prestazioni era di 150 euro ogni mezz’ora, di cui 100 per le ragazze e 50 per i gestori di Arabesque e Game Over. A gestire l'attività criminale era Matteo Vendramello, coadiuvato dal fratello Federico, entrambi arrestati. Fondamentale anche il ruolo di Mihaela Melania Hojla, presidente delle associazioni che gestivano i due locali, ai quali sono stati concessi i domiciliari, stessa misura applicata anche a Lorenzo Borga e Ugo Bozza, che in qualità di gestori di fatto, si occupavano principalmente della riscossione del denaro.

Che quella messa in atto fosse una vera e propria attività imprenditoriale incentrata sulla prostituzione sarebbe emerso chiaramente dalle intercettazioni delle conversazioni telefoniche tra gli indagati, che gestivano i turni delle ragazze, la tipologia di prestazioni offerte e in alcuni casi anche le lamentele dei clienti insoddisfatti. Dalle intercettazioni emergono i contatti intrattenuti dai gestori dei locali con Austria e Paesi dell’Est Europa per far arrivare prostitute nuove e di qualità: "Riprova della professionalità, del livello imprenditoriale dell’attività", sottolinea il gip.