Una traccia non riconducibile alla famiglia Orazi sarebbe stata trovata nella villetta dove il 14 dicembre è stata assassinata la 78enne Rosina Cassetti. Si tratterebbe di un indumento che, secondo le difese del marito della figlia e del nipote della vittima apparterrebbe proprio al rapinatore che quella notte si sarebbe introdotto in casa loro. Arianna Orazi, la figlia della donna, è indagata per omicidio e simulazione di reato. Suo padre Enrico e il figlio ventenne Enea, invece, lo sono per favoreggiamento. Dal primo istante, parallelamente alla pista dalla rapina, gli inquirenti hanno indagato su quella dei maltrattamenti in famiglia. Prima di venire uccisa nella cucina di casa, infatti, Rosina aveva fissato un appuntamento con una legale del centro antiviolenza SOS donna di Macerata. Quale fosse l'oggetto della sua richiesta non è dato sapere. La donna avrebbe dovuto recarsi all'appuntamento il 29 dicembre, ma è stata uccisa 5 giorni prima. Per l'autopsia, la morte sarebbe dovuta ad asfissia. Rosina, in poche parole, sarebbe stata soffocata.

L'orario della rapina è verrà le varie anomalie della versione dei fatti fornita dalla famiglia Orazi. La settantottenne, infatti, sarebbe deceduta tra le 17 e le 18 del pomeriggio, ben prima dell'ora della presunta rapina. L'orario, dedotto dai primi esiti dell'autopsia, verrà confermato quando saranno disponibili gli esiti definitivi dell'esame condotto dal medico legale Roberto Scendoni. L'orario inquadrato, tuttavia,  non combacerebbe con la ricostruzione fatta dai familiari. L'altra anomalia nella tesi della rapina, riguarda  una consistente cifra di denaro – quasi duemila euro – che Arianna Orazi aveva nella borsa lasciata in auto. Anche questa sarà oggetto di accertamenti da parte delle forze dell'ordine, così come i presunti segni di effrazione individuati dagli avvocati del collegio difensivo sulla finestra sul retro della villetta in via Pertini. Per i legali degli Orazi, infatti, l'intruso sarebbe entrato proprio da lì.