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Garlasco, il consulente Capra: “L’arma del delitto? L’assassino non ha avuto il tempo di usare più oggetti”

A Fanpage.it il consulente della famiglia Poggi, Marzio Capra, spiega le uniche certezze che si hanno sull’arma del delitto, tra queste: “L’aggressione è stata troppo veloce, l’assassino non ha avuto il tempo di usare più di un oggetto”.
A cura di Giorgia Venturini
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Chiara Poggi
Chiara Poggi

Si torna a parlare dell'arma del delitto di Garlasco e non è un caso: insieme al movente dell'omicidio per cui è stato condannato Alberto Stasi, l'oggetto con cui è stata uccisa Chiara Poggi resta un mistero. Il medico legale analizzando le ferite alla testa aveva parlato di un oggetto metallico e in 19 anni si è ipotizzato che l'arma del delitto fosse un martello, nonché l'unico oggetto che manca dalla villetta di Garlasco dopo l'omicidio, secondo quanto riferito dai genitori della vittima. Qual è l'arma del delitto? Ancora oggi nessuna certezza, solo tante ipotesi.

Nei giorni scorsi il team difensivo di Andrea Sempio, ovvero l'attuale indagato per omicidio in concorso con Alberto Stasi o con ignoti, aveva svelato i risultati di un recente lavoro: "Non posso – ha spiegato a Fanpage.it il consulente Armando Palmegianisvelare quale secondo noi sia l'arma usata nell'omicidio dopo i nostri risultati, ma sicuramente posso dire che è compatibile con tutti i tagli trovati sulla testa della ragazza durante l'autopsia". La difesa dell'indagato ha ricostruito con il metodo della prototipazione il cranio della vittima con tanto di ferite e ha cercato di dare una propria opinione sull'arma del delitto. Il risultato: avrebbero trovato un oggetto compatibile con tutti gli elementi emersi, ma che sia un martello o un altro oggetto metallico non vogliono svelarlo. Ma è possibile a distanza di 19 anni dare delle certezze sull'arma del delitto?

A Fanpage.it il consulente della famiglia Poggi, Marzio Capra, ha tenuto a sottolineare: "Tra le certezze c'è la superficie battente dell'oggetto che è rimasta a stampo sul cranio. C'è infatti una ferita che ricorda l'incudine, il lato battente di un ipotetico martello. L'oggetto utilizzato poi avrebbe una parte più tagliente che spiegherebbe quindi altro tipo di ferite. Si è ipotizzato un martello infatti perché da un lato è battente dall'altro più affilato".

È stato utilizzato un solo oggetto? "Uno stesso oggetto può essere usato in modi diversi. Inoltre l'aggressione è stata troppo veloce, l'assassino non ha avuto il tempo di usare più di un oggetto". Nel dettaglio: "Possiamo parlare solo di ipotesi sull'arma del delitto. E di ipotesi in questa disgraziata vicenda ne abbiamo sentite tante, sarebbe forse l'ora di sentire una ricostruzione più strutturata. Al momento stiamo girando a vuoto perché si parla solo di personali convincimenti e non di ipotesi strutturate".

Ma cosa dice l'autopsia sull'arma del delitto? Il medico dopo aver analizzato le varie ferite ha accertato che si tratta di un "corpo contundente non ben identificabile". L'oggetto utilizzato ha una "stretta superficie battente; spigolo/i molto netto/i; presenza di punta, talora usata come tale. Anche la proprietà tagliente dello strumento sembra essere stata applicata come tale (palpebre). I dati emersi alla microscopia elettronica, appaiono suggestivi circa la natura metallica dello strumento, quanto meno nella sua componente battente".

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