I nuovi focolai di Coronavirus scoppiati nell'azienda Bartolini in zona Roveri a Bologna e all'interno delle palazzine ex Cirio di Mondragone, in provincia di Caserta, preoccupano e non poco Massimo Galli, infettivologo e primario dell'ospedale Sacco di Milano. L'esperto, intervenendo ieri sera nella trasmissione Otto e Mezzo su La7 come ospite di Lilli Gruber, ha spiegato che la presenza di questi casi "sono la riprova del fatto che la circolazione del virus è ancora presente, come molti di noi hanno sostenuto da tempo. Siamo ancora nella necessità di contenere il fenomeno con tutta l'attenzione che merita. Mi auguro che non si debba affrontare un nuovo lockdown, ma bisogna stare con occhi molto aperti e guardia molto alta". Galli ha anche aggiunto: "Mi auguro che il fatto di aver trovato questi 10 focolai sia espressione della capacità affinata di fare interventi a livello territoriale e accorgersi di fenomeni come questi prima che sia troppo tardi. Alcuni di questi fenomeni hanno connotazioni preoccupanti e ci dicono che la storia non è finita".

Bisogna, dunque, fare attenzione adesso per non dover correre ai ripari tra qualche mese, in particolare in autunno, anche se non è certa una seconda ondata dell'epidemia. "Il virus – ha sottolineato Galli – si sta rendendo capace di serpeggiare dall'emisfero settentrionale a quello meridionale e viceversa, questo potrebbe essere il motivo della ripresa autunnale ma non necessariamente con una seconda ondata e con le conseguenze della Spagnola, non siamo più nel 1918″. Occhi puntati in quel periodo soprattutto sulla scuola che riaprirà dopo la chiusura dei mesi scorsi proprio il prossimo settembre. "Non sarà facile far sì che ragazzi e soprattutto bambini riescano a portare le mascherine per tutto il periodo in cui saranno a scuola – ha detto ancora l'infettivologo milanese -. Il distanziamento sarà difficile da praticare: c'è il momento in cui i ragazzi arrivano, escono, fanno ricreazione. Un distanziamento reale è improbabile. Il mio slogan è un suggerimento: più test e meno plexiglas, più test e meno misure di distanziamento che non possono essere rispettate. Non solo nelle scuole, ma anche nelle aziende e in tutte le situazioni in cui c'è una frequentazione di massa", con un chiaro richiamo a quanto è successo nel magazzino di Bartolini a Bologna e nel mattatoio tedesco Tönnies, dove lo scoppio di focolaio Covid ha costretto le autorità del Nordreno-Vestfalia a ripristinare il lockdown nella circoscrizione di Gütersloh, dove vivono oltre 360 mila persone e dove sorge l’impianto.