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Funerali Alessandro Venier, la madre è assente: cosa ha scritto nella lettera per il figlio ucciso

Oggi a Gemona si è svolto il funerale di Alessandro Venier, ucciso sei mesi fa. La madre, detenuta e accusata insieme alla compagna, non ha potuto partecipare e ha affidato a una lettera il suo ultimo saluto al figlio: “Forse per qualcuno questo scritto non dovrebbe essere letto, ma sono comunque sua madre”.
A cura di Biagio Chiariello
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Oggi a Gemona si è tenuto il funerale di Alessandro Venier, il 36enne barbaramente ucciso lo scorso 25 luglio nella sua abitazione di via dei Lotti. La cerimonia, organizzata dal Comune friulano nella casa funeraria Giuliano, è stata segnata dalla commozione e dal silenzio rispettoso di amici, parenti e cittadini che hanno voluto rendere omaggio alla sua memoria.

Tra i presenti mancava però la figura più attesa: la madre, Lorena Venier. La donna, accusata insieme alla compagna Maylin Castro Monsalvo dell’omicidio del figlio, aveva chiesto di poter partecipare alla cerimonia per poche ore, ma il permesso è stato negato per incompatibilità con il regime di detenzione. Dal carcere di Trieste, Lorena ha affidato i propri sentimenti a una lettera: “Forse per qualcuno questo scritto non dovrebbe essere letto, ma sono sua madre e desidero porgergli l’ultimo saluto”. Nelle righe, racconta Alessandro bambino, “curioso, coccolone e dolce”, e affida a Dio la speranza che possa finalmente trovare la pace mai raggiunta in vita.

La camera ardente era addobbata con un feretro in legno chiaro e composizioni floreali dai toni caldi, con un mazzo che riportava i nomi dei familiari più vicini. Sulla bara, una fotografia di Alessandro sorridente, cappello in testa, con lo sguardo aperto. Un proiettore ha riprodotto alcune immagini della sua vita: feste con gli amici, passeggiate in montagna, selfie dai viaggi in Colombia. Fotogrammi che raccontavano una vita intensa, spesso in bilico, e i piccoli gesti quotidiani di un uomo che amava circondarsi di persone e passioni.

Il delitto di Alessandro risale al 25 luglio: secondo le indagini, il ragazzo è stato stordito con farmaci, poi soffocato e smembrato, il corpo occultato in un bidone con calce viva. La confessione della compagna ha portato al ritrovamento e all’avvio delle indagini. Solo ora, con gli esiti degli accertamenti autoptici e tossicologici depositati, è stato possibile autorizzare la sepoltura. E la comunità di Gemona ha potuto finalmente dargli l'ultimo saluto.

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