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Femminicidio Trandafir, il carabiniere che non raccolse la denuncia a processo: “Alla sbarra un intero sistema”

Inizierà domani, martedì 20 gennaio, il processo all’ex luogotenente di Castelfranco Emilia che non raccolse la denuncia presentata da Gabriela Trandafir, la 47enne uccisa insieme alla figlia Renata dal compagno, Salvatore Montefusco, nell’ottobre del 2022.
A cura di Gabriella Mazzeo
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Gabriela Trandafir e la figlia Renata
Gabriela Trandafir e la figlia Renata

Sarà un vero e proprio "processo al sistema" quello che domani vede la prima udienza fissata per le 9.15 presso il tribunale di Modena a carico dell'ex luogotenente dei carabinieri di Castelfranco Emilia che non raccolse la denuncia presentata da Gabriela Trandafir, la donna uccisa insieme alla figlia Renata dal marito, Salvatore Montefusco, il 13 ottobre del 2022. Le accuse di Trandafir, raccolte in un manoscritto mai tradotto in una denuncia vera e propria, risalgono al 13 luglio 2021. Nella lettera, visionata da Fanpage.it, Gabriela palesava anche una serie di sospetti su presunte conoscenze che Montefusco millantava all'interno delle forze dell'ordine. 

L'impulso per il processo al luogotenente che non raccolse quelle accuse è arrivato dalla Procura dopo che la lettera di Trandafir è stata ritrovata in un cassetto della scrivania degli uffici di Castelfranco Emilia. Sono stati chiamati a testimoniare diversi Carabinieri che lavoravano nella Caserma in quel momento. "I familiari di Gabriela e Renata Trandafir sono parte lesa in questo procedimento. – spiega a Fanpage.it la legale Barbara Iannuccelli, che assiste la sorella di Gabriela, Elena – Proveremo a costituirci parte civile. Siamo consapevoli che l'imputato di questo processo è un vero e proprio sistema".

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Gabriela Trandafir aveva provato a denunciare Montefusco ben 11 volte. Nella lettera attribuiva al marito le parole "non è ancora nato nessuno che può darmi contro". Dopo essersi vista rifiutare la querela, aveva sottolineato la frase aggiungendo la dicitura "fatto", come a comprovare i propri sospetti in merito alle conoscenze dell'uomo che l'ha poi uccisa. 

"Lo scopo di questo processo è scandagliare un sistema che ha circondato queste due donne fino alla loro morte in modo fallimentare. Il manoscritto di Gabriela è un vero e proprio testamento. – sottolinea ancora Iannuccelli – Solo a Bologna è riuscita a presentare la denuncia e qui è apparsa molto spaventata".

Le accuse di rifiuto e omissione di atti d'ufficio

L'ex luogotenente deve rispondere di rifiuto o omissione di atti d'ufficio. Al centro del processo arrivato anni dopo il duplice femminicidio, c'è anche la gestione della denuncia presentata dalla figlia di Gabriela, Renata. Il 29 novembre 2021, la 22enne si era recata nella stessa caserma di Castelfranco Emilia, dichiarando di temere per la sua incolumità e per quella della madre. I suoi racconti sono stati inviati alla Procura soltanto tre mesi dopo. "I familiari sono rimasti sorpresi, anche perché non avevano idea del ritrovamento del manoscritto di Gabriela e delle mancate indagini chieste dalla Procura".

La lettera di Gabriela, visionata da Fanpage.it nell'ottobre del 2025, è stata rinvenuta l'11 settembre dello stesso anno. In occasione della condanna all'ergastolo per Montefusco decretata nel processo d'appello, la Procura Generale ha depositato il manoscritto e i documenti ritrovati all'interno della cartellina viola di Trandafir. 

La denuncia di Renata Trandafir

Nella denuncia presentata da Renata e letta da Fanpage.it, la 22enne spiegava di avere paura del patrigno. "Montefusco ha a portata di mano un fucile che tiene sopra il mobile", sottolineava, riferendo anche che l'arma era sparita quando l'uomo, oggi condannato all'ergastolo, aveva saputo che la giovane si era recata dalle forze dell'ordine.

"Ha deciso di distruggermi psicologicamente ed economicamente, mettendomi anche contro mio fratello, che ha iniziato ad usare toni denigratori nei miei confronti, soprattutto in sua presenza". La 22enne nella denuncia definiva Montefusco "estremamente pericoloso", chiedendo l'allontanamento dell'uomo dalla casa familiare.   

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