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Femminicidio di Michelle Causo, l’assassino tenta il suicidio in carcere: salvato da un agente di polizia

Nel carcere di Torino il giovane condannato per l’omicidio di Michelle Causo ha tentato il suicidio. Salvato da un agente, riemerge una tragedia simbolo del femminicidio.
A cura di Davide Falcioni
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Michelle Causo
Michelle Causo

Un tentato suicidio nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino ha riportato sotto i riflettori una vicenda che aveva scosso l’opinione pubblica ne 2023. Il giovane originario dello Sri Lanka condannato a 20 anni di reclusione per l’omicidio di Michelle Causo ha cercato di togliersi la vita nella sua cella costruendo una corda rudimentale. A salvarlo è stato l’intervento tempestivo di un agente della polizia penitenziaria, che lo ha trovato privo di sensi, lo ha liberato dal cappio e ha iniziato le manovre di rianimazione fino alla ripresa della respirazione.

Il gesto arriva a distanza di due anni e mezzo da quel 28 giugno 2023, quando la diciassettenne Michelle fu uccisa a coltellate nel quartiere Primavalle, a Roma. I due si erano incontrati nell’appartamento di via Paolo Emilio Sfondrati per una questione legata a un debito di 60 euro per droga. Quello che doveva essere un confronto si trasformò in un agguato "programmato e definito nei minimi particolari": il ragazzo, allora minorenne, aveva cercato online quali fossero i punti vitali del corpo umano. Per uccidere Michelle furono necessarie 23 coltellate. Dopo l’omicidio, il corpo venne chiuso in un sacco nero dell’immondizia e trasportato con un carrello della spesa fino a un cassonetto, a poche centinaia di metri di distanza, nel cosiddetto Bronx della periferia ovest della Capitale.

Dopo la condanna a vent’anni di carcere per omicidio, occultamento e vilipendio di cadavere, il giovane era tornato a far parlare di sé per la pubblicazione di una canzone rap su Instagram dal carcere minorile di Treviso, prima del trasferimento a Torino. Oggi la cronaca si riapre per il tentato suicidio, avvenuto circa un’ora dopo l’ultimo colloquio telefonico con il suo avvocato, Daniele Meles. Alle 15, alla chiusura della quinta sezione del Padiglione C, ha tentato di impiccarsi. Il pronto intervento di un agente ha evitato l’ennesima morte dietro le sbarre.

Sull’episodio è intervenuto il sindacato della polizia penitenziaria. "È solo grazie alla professionalità del collega se oggi non piangiamo un altro morto in cella – commenta il segretario generale dell’Osapp, Leo Beneduci – Ci aspettiamo che l’Amministrazione sappia riconoscere ufficialmente questo intervento. Intanto non possiamo chiudere gli occhi sulla realtà: la polizia penitenziaria è ormai abbandonata a se stessa e sopperisce alle gravi mancanze del sistema». Beneduci richiama anche il caso dell’agente sospeso dopo un’intervista televisiva, provvedimento poi congelato dal Tar del Piemonte in nome della libertà di espressione. «Operiamo in condizioni di estremo disagio, sotto organico e senza mezzi adeguati – insiste –. Questo salvataggio è il frutto del sacrificio dei singoli mentre il sistema sembra aver dimenticato chi garantisce la legalità e la sicurezza tra le mura delle carceri".

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