Faceva prostituire sul web la figlia 15enne, confermata in appello la condanna a 4 anni e 10 mesi per la madre

Anche in Corte d'Appello è stata confermata la condanna a 4 anni e 10 mesi per la donna di 44 anni che nel 2023 era stata ritenuta colpevole in primo grado di sfruttamento della prostituzione e produzione di materiale pedopornografico per aver venduto online i video pornografici della figlia 15enne.
Il caso era stato denunciato a marzo 2020 dall’Associazione La Caramella Buona Onlus che, tra le altre attività, tutela i bambini vittime di pedofilia. Tra novembre e dicembre 2019 la donna avrebbe fatto ‘esibire' la figlia sui social, facendole compiere atti sessualmente espliciti online. A volte erano coinvolti anche la madre stessa e il fidanzato di 17 anni.
"La sentenza di primo grado è stata riformata solo nella parte del risarcimento per il padre della ragazza, che si era costituito parte civile. L'impianto accusatorio della Procura è stato confermato, insieme alla pena di 4 anni e 10 mesi. Per le motivazioni dovremo aspettare 90 giorni, non so se il collega sceglierà di impugnare la decisione", ha spiegato a Fanpage.it Radalli.
Come ci spiega il legale, "è stata l'associazione a notare questa attività e a denunciare questo fatto alle autorità. Da lì la Procura di Torino ha fatto partire le indagini".
"Come ricostruito dagli inquirenti, la 44enne, insieme alla figlia e al fidanzato, entrambi minorenni, esibiva la ragazza sui social dietro pagamenti di denaro. Da sola e, a volte, anche con il 17enne", conferma l'avvocato. Il processo d'appello si è concluso con l'udienza di ieri, mercoledì 18 marzo.
Il difensore della donna, Stefano Freilone, aveva scelto di procedere con il rito abbreviato. "Il collega ha discusso la posizione giuridica della signora chiedendo l'assoluzione e la modifica dei capi d'imputazione, ma quelli erano e quelli sono rimasti anche in secondo grado", prosegue Radaelli.
Dalle indagini sarebbero emersi "clienti" in diverse zone d'Italia. Per una scena fra i due ragazzi, la donna si sarebbe fatta pagare 1.500 euro. In altri casi avrebbe accettato anche buoni spesa su Amazon.
"Se non ricordo male, ci sarebbe stato del passaggio di denaro da un soggetto a una carta prepagata intestata alla madre della ragazza. Soggetto che ha poi avuto un processo a parte", aggiunge il legale.
Insieme al padre della 15enne, anche La Caramella Buona si era costituita parte civile nel processo: "Se arriverà la fissazione di un'udienza in Cassazione, presenzieremo. Noi siamo soddisfatti di quello che è il risultato ottenuto attraverso le indagini della Procura e le decisioni di primo e seconda grado", conclude l'avvocato.