19 Maggio 2022
07:30

Errore umano, atto intenzionale o guasto tecnico: le possibili cause del disastro aereo in Cina

Il generale Carlo Landi a Fanpage.it: “Sulle cause del disastro aereo del Boeing 737-800 della China Eastern nulla di definitivo si può ancora affermare in assenza di dati tecnici certi tra cui quelli delle scatole nere. Improbabile che l’aereo sia stato fatto precipitare intenzionalmente”.
A cura di Davide Falcioni

"Quella di un atto deliberato da parte di uno dei piloti o di un attacco terroristico mi sembra al momento un'ipotesi molto remota, o almeno remota quanto tutte le altre. In assenza di dati tecnici provenienti dalle scatole nere è impossibile stabilire con certezza le cause dell'incidente del Boeing 737-800 della China Eastern del 21 marzo scorso". A dirlo, intervistato da Fanpage.it, il generale Carlo Landi, consigliere nazionale dell’associazione Arma Aeronautica, già comandante del Reparto Sperimentale Volo dell'Aeronautica militare nonché qualificato investigatore in incidenti aerei, commentando le notizie trapelate nei giorni scorsi secondo le quali il velivolo della compagnia aerea cinese potrebbe essere precipitato a causa di un atto intenzionale da parte di uno dei due piloti. A far trapelare la notizia è stato il Wall Street Journal, dando conto delle ricostruzioni preliminari dell'incidente effettuate dagli investigatori. L'aereo stava viaggiando ad alta quota quando ha cambiato improvvisamente la rotta per andarsi a schiantare in picchiata e senza alcun allarme o richiesta d'aiuto sulle montagne impervie di Wouzhou. Ebbene, secondo il generale Landi in questa fase è necessario essere estremamente cauti nell'ipotizzare ricostruzioni e bene fanno le autorità cinesi a "non alimentare tesi fantasiose che possano influenzare l'opinione pubblica e gli investigatori, che invece per svolgere bene il loro compito devono rimanere neutrali ed equilibrati fino alla fine".

Il generale Carlo Landi
Il generale Carlo Landi

Dagli Stati Uniti è stata fatta trapelare l'ipotesi che il disastro aereo del 21 marzo sia stato causato da un atto intenzionale da parte del comandante. Le sembra un'ipotesi realistica?

Occorre essere molto cauti. Quando dal punto di vista tecnico sembra difficile trovare spiegazioni, uno dei modi più utilizzati ma non proprio corretti è chiamare in causa l'equipaggio, magari ipotizzando un atto volontario. Tuttavia si tratta di ipotesi estremamente remote e nulla di definitivo si può ancora affermare in assenza di dati tecnici certi tra cui quelli delle "scatole nere". Vi sono comunque delle certezze dalle quali partire.

Quali?

La prima è che fino all'incidente l'aereo funzionava bene e rispettava tutti i parametri stabiliti dall'ICAO, l'Organizzazione internazionale dell'aviazione civile facente capo alle Nazioni Unite. Grazie a queste regole oggi l'Aviazione è, di gran lunga, il sistema di trasporto più sicuro del mondo. Le compagnie che non rispettano le stringenti norme di sicurezza dell'ICAO e delle agenzie nazionali vengono semplicemente bandite dalla possibilità di trasportare persone. La premessa, dunque, è che il Boeing era in buono stato al momento del decollo ed era perfettamente idoneo al volo. Lo stesso vale per l'equipaggio di volo. Dopo l'incidente in Europa che è stato attribuito a problemi psicologici di un pilota, i controlli sono stati intensificati. Quindi è sempre più difficile che un caso del genere si ripeta.

 

Possono quindi essere escluse problematiche di natura tecnica?

No, tutto quello che costruiamo noi umani si può guastare. Potrebbe essersi verificato un malfunzionamento oppure la rottura di un componente dei piani di coda del velivolo che potrebbe aver causato la picchiata senza che l'equipaggio potesse intervenire in alcun modo. Anche questa però è un'ipotesi remota, perché tali componenti sono duplicati o quadruplicati ed è piuttosto strano che si siano danneggiati tutti contemporaneamente. Bisogna anche considerare che l'aviazione civile cinese vanta un invidiabile record, quello dell'assenza di incidenti aerei da almeno un decennio a questa parte. Tutto ci fa pensare che il sistema di sicurezza funzionasse alla perfezione. Va poi considerato che gli aerei sono sistemi molto complessi, ovvero "sistemi di sistemi": i piloti hanno pochi secondi per capire di che tipo di avaria si tratta ed intervenire. Un velivolo non precipita mai a causa di una sola inefficienza, perché è costruito proprio per resistere a un'eventualità di questo genere. L'incidente, dicono da decenni gli esperti, è il risultato di una “catena di eventi” che deve essere interrotta. Prendete il caso avvenuto in Italia pochi giorni fa: un Airbus A320 di Ita Airways è stato costretto a rientrare all’aeroporto di Milano Linate, poco dopo essere decollato, a causa di un guasto al motore. Grazie alle capacità dell'equipaggio, sviluppate proprio per garantire la sicurezza dei passeggeri, l'aereo, pur con un motore spento, è atterrato in sicurezza e tutti gli 83 passeggeri a bordo si sono salvati senza un graffio.

Torniamo al disastro avvenuto in Cina. Resta l'ipotesi dell'atto deliberato fatta trapelare dal Wall Street Journal.

Sì, resta quell'ipotesi ma – correttamente – tutti i giornali del mondo che l'hanno avanzata sono stati molto cauti. Dopo gli ultimi incidenti avvenuti in Europa infatti, oltre a maggiori controlli psicofisici sugli equipaggi, sono stati introdotti in tutto il mondo dei meccanismi grazie ai quali in cabina di comando i piloti devono essere sempre due, e se uno dei due deve alzarsi – ed esempio per espletare dei bisogni fisiologici – è un altro membro dell'equipaggio adeguatamente addestrato a sedersi ai comandi per verificare cosa fa l'altro pilota. Alla luce di ciò appare piuttosto improbabile che uno dei due piloti possa aver fatto precipitare il velivolo intenzionalmente senza che nessuno intervenisse per fermarlo, né segnalasse in radio quello che stava avvenendo. È molto difficile anche che qualcuno dall'esterno possa essere entrato in cabina: dagli attentati dell'11 settembre infatti vi si può accedere solo previo permesso del comandante. Ricordo che tutti i piloti del mondo in situazioni d'emergenza sono tenuti a rispettare tre regole auree della professione: "Aviate, Navigate, Communicate", ovvero controllare il velivolo, dirigersi verso il luogo più sicuro e comunicare alla torre di controllo tutto ciò che sta avvenendo. Nel caso del Boeing 737-800 della China Eastern, l’aereo ha impiegato tra i 15 e i 30 secondi per schiantarsi e nessuno dei due piloti ha lanciato l'allarme. Un fatto che si spiegherebbe solo se uno dei due avesse preventivamente eliminato l'altro… Al momento, però, non abbiamo nessuna prova che ciò possa essere accaduto.

Quale potrebbe essere stata un'ultima causa del disastro aereo?

Impossibile dirlo con gli elementi attualmente a nostra disposizione, perché devono essere ancora completamente esaminate le scatole nere, che tra l'altro sono state gravemente danneggiate nell'impatto e, se necessario sia stata riprodotta al simulatore l'ultima fase del volo. Tuttavia non è del tutto improbabile che i piloti non siano stati in grado con tempestività di identificare un improvviso guasto a bordo.

Il silenzio delle autorità cinesi sul disastro deve preoccuparci?

Non particolarmente. Quel silenzio non sembra motivato da ragioni di carattere tecnico, bensì da motivi culturali: il loro modo di condurre questo tipo di indagini è diverso dal nostro e bene fanno le autorità cinesi a non alimentare tesi fantasiose che possano influenzare l'opinione pubblica e gli investigatori, che invece per svolgere correttamente il loro compito devono rimanere neutrali ed equilibrati fino alla fine.

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