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Opinioni
La strage di Erba di Olindo e Rosa
27 Novembre 2018
15:49

Erba, i 5 reperti mai analizzati (e le prove che hanno condannato Olindo e Rosa)

Tornano a sperare Olindo Romano e Rosa Bazzi, i due coniugi condannati all’ergastolo per la strage di Erba. La Cassazione ha dato l’ok all’esame di 5 reperti della scena del crimine finora mai analizzati. Ecco quali sono e quali furono le prove che hanno decretato la condanna all’ergastolo in tre gradi di giudizio.
A cura di Angela Marino
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La strage di Erba di Olindo e Rosa

Neanche la Cassazione sembra aver misso fine al giallo di Erba. Proprio la Suprema Corte che pochi mesi fa aveva respinto la richiesta d'incidente probatorio avanzata per alcuni reperti dalla difesa di Olindo Romano e Rosa Bazzi, i due coniugi condananti per l'omicidio di quattro persone tra cui un bimbo, ha recentemente concesso che ci proceda all'accertamento irripetibile. Cosa vuol dire questo? Alcuni dei reperti recuperati dopo la distruzione delle prove disposta lo scorso luglio dall'ufficio corpi di reato, verranno riesaminati per rilevare tracce di quelli che, secondo i legali della difesa, gli avvocati Fabio Schembri, Luisa Bordeaux, Nico D'Ascola, sarebbero i veri autori della strage.

Le cinque prove da esaminare

Dalla scena della strage del condominio di Erba, dove nel 2006 persero la vita Paola Galli (60 anni), Raffaella Castagna (30 anni), Youssef Marzouk (2 anni) e Valeria Cherubini (55 anni), sono stati estratti questi elementi, che verranno esaminati:

  1. Un accendino trovato sul luogo del crimine e 19 mozziconi di sigaretta;
  2. Una tenda alla quale una delle vittime si aggrappò durante l'aggressione;
  3. Un mazzo di chiavi;
  4. Tre giubbotti;
  5. Alcune formazioni pilifere (peli e capelli) rinvenute sugli abiti del piccolo Youssef.

Le prove che hanno decretato la condanna

Già nel 2008, a due anni dai fatti, Corte d'Assise emise una sentenza di colpevolezza (poi confermata nei successivi due gradi di giudizio) che non lasciava troppi dubbi. Ecco le prove, all'epoca considerate granitiche, per cui furono condannati al carcere a vita.

  1. La confessione firmata da entrambi, con dettagli che solo gli assassini potevano conoscere, e confermata da autopsia. Rosa Bazzi confessò di aver ammazzato il piccolo Youssef con un solo fendente alla gola, circostanza che confermata in sede di autopsia.
  2. Il video choc realizzato dal consulente della difesa, il criminologo Massimo Picozzi, dove Olindo confessa lasciandosi andare a commenti da brivido. "Quando ho ucciso non ho provato né piacere né disgusto. Era una cosa naturale, come ammazzare un coniglio. Non mi dispiace per niente". Il video diventò una prova schiacciante per l'accusa.  Picozzi ipotizzò che la depressione di cui erano affetti poteva essere considerata alla stregua della ‘malattia mentale'. Nelle stesse confessioni Olindo dichiarò di essere dispiaciuto di non aver eliminato anche i carabinieri: "Quando l'8 gennaio arrivarono per dirci di seguirli in caserma, non sapevamo che ci volessero arrestare. Se avessimo sospettato, tra me e mia moglie quei tre carabinieri non sarebbero usciti vivi da casa".
  3. La traccia di sangue di Valeria Cherubini, mista a sangue maschile, nel battitacco dell'auto di proprietà della famiglia Romano-Bazzi, considerata la prova regina, accanto alla confessione duplice.
  4. La testimonianza di Marco Frigerio, unico sopravvissuto alla strage e deceduto nel 2003. "Vidi Olindo, mi fissò che degli occhi da assassino, non dimenticherò mai il suo sguardo, era una belva".
  5.  Il movente: Olindo e Rosa avevano una storia di tensioni e litigi con i vicini di casa. Raffaella Castagna aveva addirittura denunciato la coppia per un'aggressione con due pugni. Di lei l'Olindo reo confesso dirà: "(Raffaella Castagna è arrivata (nel condominio) tre mesi dopo di noi ed è finita la pace. Prima con gli amici, poi con uan decina di extracomunitari, ‘negri'. Ci passavano dentro tutti i tossici e io un sacco di volte ho chiamato i carabinieri, ma non succedeva niente".

Roberta Bruzzone dalla parte di Olindo e Rosa

Roberta Bruzzone
Roberta Bruzzone

Tra i tecnici della difesa anche la criminologa, Roberta Bruzzone, che al settimanale ‘Giallo', dichiara: "Rosa e Olindo sono innocenti e lo dimostreremo. Sulla base della relazione dei Ris di Parma sulla scena non c'erano tracce riconducibili a nessuno dei due. La traccia di sangue trovata nell'auto di Olindo, a nostro giudizio, fu lasciata per errore dagli inquirenti stessi quando entrarono nel veicolo per esaminarlo. L'unico superstite, Mario Frigerio all'inizio non riconobbe in Olindo il suo aggressore, che descrisse come un uomo di colore. A tal proposito vogliamo capire come mai, alcune registrazioni delle sue prime testimonianze in cui parlava, appunto, di uno straniero, siano andate perdute".

L'attesa nel carcere di Opera

Olindo e Rosa attendono nel carcere di Opera, dove entrambi sono reclusi (lui lavora come aiuto cuoco, lei alle pulizie) per la strage del Comasco. Delle confessioni che all'epoca resero oggi dicono che si trattava della strategia difensiva concordata con gli avvocati. Resta un punto interrogativo su un'accusa molto pesante, che all'indomani della confessione Rosa Bazzi rivolse contro Azouz Marzouk, rispettivamente marito di Raffaella Castagna e padre di Youssef Marzouk, due delle quattro vittime. La moglie di Olindo disse di essere stata stuprata da Marzouk: "Era pazzo di me", dichiarò.

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Giornalista dal 2012, scrittrice. Per Fanpage.it mi occupo di cronaca nera nazionale. Ho lavorato al Corriere del Mezzogiorno e in alcuni quotidiani online occupandomi sempre di cronaca. Nel 2014, per Round Robin editore ho scritto il libro reportage sulle ecomafie, ‘C’era una volta il re Fiamma’.
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