Potrebbe essere in due tombe del cimitero Teutonico il corpo di Emanuela. Il caso Emanuela Orlandi è arrivato all'ennesima svolta, stavolta dal Vaticano ha disposto l'apertura di due sepolcri all'interno del cimitero Vaticano, posto tra la basilica di San Pietro e la sala per le udienze Paolo VI, in via della Sagrestia 17. Il provvedimento accoglie la richiesta presentata dalla famiglia della quindicenne scomparsa da Roma nel giugno dell'83 all'interno dell'ultima indagine.

Le tombe saranno aperte il prossimo 11 luglio, così come annunciato dall'Ufficio del Promotore di Giustizia del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano. "La decisione – spiega Alessandro Gisotti, direttore della sala stampa vaticana – si inserisce nell'ambito di uno dei fascicoli aperti a seguito di una denuncia della famiglia di Emanuela Orlandi che, come noto, nei mesi scorsi ha, tra l'altro, segnalato il possibile occultamento del suo cadavere nel piccolo Cimitero ubicato all'interno del territorio dello Stato Vaticano". "Siamo contentissimi, veramente soddisfatti. Vorrei porgere il mio grazie più sentito per il coraggio al Segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin". Così all'ANSA Laura Sgrò, avvocato di Pietro Orlandi.

Le operazioni si svolgeranno alla presenza dei legali delle parti, oltre che dei familiari di Emanuela Orlandi e dei parenti delle persone seppellite nelle tombe interessate dal provvedimento. Lo annuncia il portavoce vaticano Alessandro Gisotti, il quale aggiunge che ci sarà anche l'ausilio tecnico del professor Giovanni Arcudi, del Comandante della Gendarmeria Vaticana, Domenico Giani, e di personale della Gendarmeria. "Il provvedimento giudiziario prevede una complessa organizzazione di uomini e mezzi", spiega Gisotti, in quanto "sono coinvolti operai della Fabbrica di San Pietro e personale del Cos, il Centro Operativo di Sicurezza della Gendarmeria Vaticana, per le operazioni di demolizione e ripristino delle lastre lapidee e per la documentazione delle operazioni".

Emanuela Orlandi è scomparsa all'età di quindici anni da Roma, 36 anni fa. Inizialmente il caso fu trattato come un rapimento ‘a scopo di libidine' ma dopo alcuni giorni la pista del sequestro politico, aperta da alcune telefonate anonime giunte in Vaticano e casa Orlandi, è diventata la principale. Per anni si è indagato sull'ipotesi che la studentessa figlia di un messo pontificio fosse stata sequestrata e vivesse relegata da qualche parte nel mondo. L'unica certezza, dopo tutti questi anni, tuttavia, è che di Emanuela Orlandi non ci sono prove dell'esistenza in vita.