Elia Del Grande in fuga, il sacerdote che ha allertato le autorità: “Ha detto che sarebbe rientrato, mi fidavo”

"C'è una sofferenza grande, non me lo aspettavo. Tra noi si era creato un legame sincero. Mi sembrava davvero una persona autentica, che condivideva con me il dramma di un passato da cui voleva prendere le distanze. Voleva riscattarsi per dire a tutti: ‘No, io non sono quella persona lì e lo dimostrerò attraverso gesti di servizio', come il volontariato qui in Caritas".
A parlare a Fanpage.it è don Domenico Degiorgis, direttore della Caritas diocesana albese e cappellano della casa circondariale. È una delle ultime persone che hanno visto Elia Del Grande prima della sua nuova fuga, avvenuta a soli 6 mesi di distanza dalla precedente.
Il 50enne, conosciuto come il killer della ‘strage dei fornai', dopo che nel 1998 uccise a Cadrezzate (Varese) madre, padre e fratello a colpi di fucile, non è rientrato nella casa lavoro di Alba (Cuneo) che doveva frequentare. Già nell'ottobre 2025 Del Grande era scappato da un'altra casa lavoro a Castelfranco Emilia (Modena) ed era stato arrestato pochi giorni dopo.
"La sua fuga dalla precedente casa lavoro non è stata legata alla manifestazione di un disagio nei confronti di quella casa lavoro. A me aveva detto che voleva denunciare le modalità delle case lavoro che, a suo modo di vedere, falliscono nella rieducazione delle persone", ci spiega ancora don Domenico.
"Mi diceva che, purtroppo, essendo lui l'evaso, tutti avevano ricondotto la vicenda alla sua storia precedente e non alla denuncia che voleva portare avanti. – aggiunge – Non aveva manifestato un disagio qui ad Alba, ma, a suo dire, veniva confermata l'inconsistenza delle case lavoro. Lui parlava bene degli agenti, della direzioni, delle educatrici".
A quanto si apprende, per l'uomo era da poco stata prorogata per un altro anno la misura di sicurezza. La decisione era stata presa dal tribunale di sorveglianza di Torino a seguito di un'udienza che si era svolta il 26 marzo. Del Grande avrebbe terminato di scontare un periodo di sei mesi ad Alba il prossimo 12 aprile.
In prossimità della scadenza del termine il suo caso, come impone la procedura, era tornato al vaglio del magistrato di sorveglianza per la verifica della pericolosità sociale. La procura generale del Piemonte, interpellata, aveva dato parere contrario all'azzeramento della misura.
Del Grande raggiunto da una donna con una bambina: "Hanno parlato, poi si è allontanato"
Come ci ha raccontato don Domenico, dopo il pranzo di Pasqua organizzato nella mensa della Caritas dove Del Grande prestava opera di volontariato, l'uomo è stato raggiunto da una donna con una bambina.
"Era evidente che si conoscessero. – ci dice il sacerdote – Si sono allontanati un attimo, rimanendo visibili. Ma a un certo punto è sparito, io stavo lavorando e me ne sono accorto dopo. Poi mi è arrivato un messaggio: ‘Tranquillo, Domenico, rientro per le 19′".
"Io così tranquillo non ero, ma ero certo che sarebbe tornato", aggiunge con estremo rammarico. "Sto soffrendo da questo punto di vista perché Elia, come tutte le persone che incontro, non sono solo la loro storia o l'etichetta che hanno addosso, ma quelle che vedo e con cui instauro un rapporto. E quando la fiducia viene tradita, fa male".
Se dovesse essere rintracciato, Del Grande dovrebbe tornare a trascorrere un cumulo di 18 mesi (i dodici indicati dal tribunale più i sei precedenti) nel regime previsto dalle norme in materia di misure di sicurezza. Le ricerche proseguono in tutta Italia.
La compagna di Del Grande: "Non è pericoloso, il magistrato che l'ha rinchiuso si è accanito con lui"
"Io non so niente. Lo sentivo quando era in carcere. Lui doveva uscire e io avevo già la valigia pronta. L'accordo era che sarebbe arrivato in Sardegna per sei mesi in vigilata, dopo la vigilata sarebbe tornato di nuovo al paese". Lo ha detto al programma Mediaset ‘Dentro la notizia‘, Rossella Piras, la compagna di Del Grande.
"Non mi dite che era pericoloso, perché io ci dormivo insieme e lo conosco molto bene, e la pericolosità è ben altro – ha aggiunto la donna -. Porto avanti gli interessi della famiglia già da 19 anni, perché mi era stato dato l'incarico dalla zia quando lui era ancora detenuto".
"Sono preoccupata, è normale, e sono anche molto arrabbiata. Il magistrato non ha detto che è socialmente pericoloso: ha voluto rinchiuderlo perché riteneva che non fosse pronto a stare fuori. È un accanimento vero e proprio".