1 Dicembre 2021
17:33

É vero che in Comunità ci finiscono i reietti, senza speranza e gli abbandonati dalla società?

I pregiudizi che ruotano intorno alle Comunità educative sono tanti, e tutti falsi. Ho vissuto per tre giorni all’interno della Comunità Annunciata sbirciando ovunque, per raccontarvi tutto.
A cura di Saverio Tommasi
Cas
Comunità educativa Annunciata di Como

Ho vissuto tre giorni presso la Comunità educativa Annunciata di Como, per capire cos'è una comunità, chi ci vive, come ci arriva e cosa si impara.

Ho vissuto tre giorni in una comunità educativa perché c'è un solo modo per abbattere gli stereotipi: conoscere le storie da dentro, iniziando a farne parte.

In comunità si arriva per segnalazione dei servizi sociali. Alla base ci sono generalmente delle competenze genitoriali che mancano. Poi i ragazzini possono aver sviluppato una dipendenza da sostanze stupefacenti o alcool già in seconda o terza media, l'età si abbassa sempre più; oppure casi di dipendenza da social media – ragazzini anche di quinta elementare – oppure dipendenza da videogiochi. In comunità ci sono anche ragazzini che sono stati abusati dai genitori.

Non si arriva in Comunità per sfizio, o per gioco. Ognuno ha la sua storia e il suo zainetto di esperienze, mai banali. In Comunità si cresce, riprendendo a studiare e a lavorare. Le Comunità non portano via i figli ai genitori, li aiutano nel percorso di crescita.

La comunità Annunciata di Como è divisa in tre piani, ogni piano è caratterizzato dall'età: bambini, poi 15-18enni, e poi i maggiorenni.

I pregiudizi sono sempre falsi, e ho scoperto – facile scoperta! – che i pregiudizi che ruotano intorno a queste Comunità non fanno eccezione. Si dice che in Comunità ci finiscano "solo i poveri", e non è vero. Si dice che ci finiscano "solo gli immigrati", e non è vero neanche questo.

Chiariamo: anche se queste Comunità fossero appannaggio di soli immigrati indigenti, non verrebbe meno la loro utilità, ma semplicemente non è questo il caso. Nelle comunità educative ci si può ritrovare a vivere per motivi vari e disparati, che hanno a che fare in ogni caso con un percorso di crescita che ha incontrato degli ostacoli. Le comunità servono appunto a "rimuovere gli ostacoli" tramite un percorso comune.

Il pregiudizio più cattivo è però quello di considerare chi si trova in una comunità di questo tipo come un ragazzo "senza speranza", come qualcuno destinato a non farcela, un essere perso, che il destino ha scartato. Non è così. E' vero invece che le difficoltà avute, quando questi ragazzi riescono a superarle – e avviene molto spesso – diventano un bagaglio esperenziale unico, che permette poi loro di affrontare la vita con una maturità solida e non sempre riscontrabile con dei pari età.

Sia chiaro: nessuno nega le difficoltà di partenza, talvolta macigni enormi, ma le Comunità educative servono proprio per questo: rimuovere i macigni sul sentiero.

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