17 Novembre 2021
17:06

Donna ordinò l’omicidio dell’ex amante: confermate tre condanne a 30 anni di carcere

La Corte d’appello di Bari ha confermato le condanne inflitte in primo grado a 30 anni di carcere per i tre presunti assassini, tra i quali l’ex amante della vittima, del 51enne Michele Amedeo.
A cura di Davide Falcioni

La Corte d'assise d'appello di Bari ha confermato le condanne inflitte in primo grado, con rito abbreviato, a 30 anni di carcere per i tre presunti assassini, tra i quali l'ex amante della vittima, del 51enne Michele Amedeo, netturbino dell'Amiu, ucciso nel parcheggio dell'azienda nella zona industriale di Bari la sera del 25 aprile 2017. Mandante del delitto sarebbe stata l'imprenditrice di Cassano delle Murge Vincenza Mariani, ex amante di Amedeo; la donna avrebbe ordinato la morte di quest'ultimo perché lui l'aveva lasciata. Giuseppe Baccellieri, genero di Mariani, sarebbe stato l'esecutore materiale del delitto, mentre il pregiudicato Massimo Margheriti, ex dipendente del salottificio di proprietà della Mariani, sarebbe stato alla guida dell'auto con a bordo l'assassino.

I giudici hanno confermato anche la condanna a 14 anni e 8 mesi di reclusione nei confronti del quarto co-imputato, il collaboratore di giustizia Michele Costantino, reo confesso di aver fornito ai sicari un'automobile rubata e l'arma impiegata per commettere l'omicidio. Gli imputati sono stati ritenuti responsabili, a vario titolo, di omicidio volontario premeditato, detenzione e porto di armi e ricettazione. Confermata la condanna al risarcimento danni nei confronti dei familiari della vittima, assistiti dagli avvocati Luca Italiano e Fabio Alberto Russo.

In primo grado il pm di Bari, Marco D’Agostino, aveva chiesto l’ergastolo per Vincenza Mariani. Secondo gli inquirenti "non potendo Michele Amedeo essere più suo, non sarebbe stato di nessun’altra". Per questa ragione la donna avrebbe deciso di fare uccidere l’ex amante che l’aveva lasciata, ingaggiando un killer per 5mila euro, due giorni prima della laurea della figlia, per "imprimere un sinistro ed indelebile sigillo di lutto anche sulla festa". Stando a quanto emerso nel corso delle indagini la vittima avrebbe tentato più volte di lasciare la donna che aveva iniziato a perseguitare e minacciare lui e sua figlia, della quale aveva carpito la fiducia con un profilo Facebook fake, fingendo anche una gravidanza con false ecografie per costringerlo a non lasciarla.

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